Fino al 7 maggio è in cartellone al Piccolo Teatro Strehler di Milano lo spettacolo “Ifigenia, liberata” che Angela Dematté e Carmelo Rifici (anche regista) hanno realizzato traendo ispirazione non soltanto da Euripide, ma anche da una nutrita serie di autori: da Eraclito e Omero a René Girard e Giuseppe Fornari, passando per la Bibbia e Nietzsche. Tanta roba, verrebbe da dire.
Un tentativo
E in effetti c’è tanta carne al fuoco (ma forse, visto che si parla di sacrifici, sarebbe il caso di usare un’altra espressione…). Che questa “Ifigenia, liberata” non sia uno spettacolo “classico” è il meno che si possa dire dopo averlo visto.
[codice-adsense-float]È prima di tutto, credo, un esperimento, un tentativo. Al singolo spettatore tocca poi giudicare quanto riuscito o meno, a seconda del proprio gusto personale. A fine recita, in occasione della prima milanese, gli applausi ci sono stati e calorosi. Ma non hanno spento le mie perplessità, sorte subito.
Sarà che il sipario è aperto e che gli attori si muovono sul palco ancor prima che lo spettacoli inizi, annullando il filtro tra realtà e finzione. Sarà che ci sono delle scimmie e degli umani… Sarà che una scimmia non fa una bella fine e che gli umani si mettono a disquisire del come e soprattutto del perché la nostra specie si sia impegnata a creare un rito attorno alla pratica del sacrificio…

Antropologia e teatro o antropologia a teatro?
Le frasi dei dialoghi, così come le componenti dello spettacolo, mi sembrano accostate, giustapposte in maniera un po’ (troppo) meccanica, più che amalgamate. “La materia è complessa” e “sarà discontinuo il nostro spettacolo” riconoscono gli stessi protagonisti sul palco.
Nucleo rimane la vicenda mitica del sacrificio della figlia di Agamennone così come l’ha rappresentata Euripide nella sua “Ifigenia in Aulide” (in realtà portata in scena postuma dal figlio del tragediografo). Ma è solo un punto di partenza per ragionare sul tema del sacrificio e della violenza.
Ci hanno riflettuto sopra gli autori anonimi della Bibbia, i tragediografi ateniesi, i filosofi antichi e i pensatori moderni, e ancora ci riflettono quelli contemporanei.
Così lo spettacolo si trasforma in una lezione, interpuntata dalle note dal vivo di Zeno Gabaglio. Il sacrificio serve per allentare la tensione in una società che rischierebbe l’autodistruzione a causa dei conflitti che la lacerano. Atto tremendo ma necessario, il sacrificio è, come la guerra, indispensabile per spezzare il cerchio della fissità, lo stagno dell’immobilità (con i suoi matrimoni endogamici). È anche atto d’amore e di speranza?
Alle vette filosofiche fanno da contraltare le terrene donne della Calcide (un duo ben affiatato che prende il posto del coro classico), umane, troppo umane, che declamano: “Pensare fa male. Schiette noi siamo, donne della Calcide” e intanto girano intorno alla vita il loro hula hoop.
In mezzo ci sono, tra gli altri, un’energica Clitennestra di rosso vestita (ottimamente interpretata da Giorgia Senesi), un gagliardo Menelao impersonato da Vincenzo Giordano (sua la prova più convincente, a parer mio), un amletico Agamennone (il bravo Edoardo Ribatto) e l’astuto Odisseo a cui tocca ripetere più volte, in finale di partita, la sentenza “Siamo la fantasia di un dio che è già morto”.
PS: martedì 2 maggio alle ore 17.00 si terrà nel Chiostro Nina Vinchi un incontro dal titolo “Attorno a Ifigenia” con la compagnia dello spettacolo “Ifigenia, liberata”. L’ingresso è gratuito con prenotazione a comunicazione@piccoloteatromilano.it
Saul Stucchi
Foto di Masiar Pasquali
Dal 27 aprile al 7 maggio 2017
Ifigenia, liberata
- Ispirato ai testi di Eraclito, Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, Antico e Nuovo Testamento, Friedrich Nietzsche, René Girard, Giuseppe Fornari
- progetto drammaturgia Angela Dematté e Carmelo Rifici
- regia Carmelo Rifici
- con (in ordine alfabetico) Caterina Carpio (Corifea/Ominide), Giovanni Crippa (Calcante/Vecchio/Platone), Zeno Gabaglio (musicista), Vincenzo Giordano (Menelao),Tindaro Granata (regista), Mariangela Granelli (drammaturga), Igor Horvat (Odisseo), Francesca Porrini (Corifea/Ominide), Edoardo Ribatto (Agamennone), Giorgia Senesi (Clitennestra), Anahì Traversi (Ifigenia)
- scene Margherita Palli
- costumi Margherita Baldoni
- maschere Roberto Mestroni
- musiche Zeno Gabaglio
- disegno luci Jean-Luc Chanonat
- progetto visivo Dimitrios Statiris
- in video Maximilian Montorfano, Jacopo Montorfano e Agnese Chiodi
Orari: martedì, giovedì e sabato 19:30; mercoledì e venerdì 20:30; domenica 16:00. Lunedì riposo
Durata: 150 minuti più intervallo
Biglietti: platea 33 €, balconata 26 €
Piccolo Teatro Strehler
Largo Greppi 2
Milano
Informazioni e prenotazioni:
Tel. 02.42411889
www.piccoloteatro.org