“¿Es Bieito el salvador de una tradición moribunda o el enterrador sacrílego de un arte sagrado?”, ovvero “(Calixto) Bieito è il salvatore di una tradizione moribonda o il becchino sacrilego di un’arte sacra?” si domanda il giornalista Roberto Herrscher in uno dei pezzi che costituiscono il suo libro “El arte de escuchar”, tanto ricco d’informazioni, aneddoti e curiosità, quanto di godibilissima lettura.
Che spettacolo!
Per dare una risposta personale a questa domanda sono andato a Venezia per assistere alla “Carmen”, in cartellone al Teatro alla Fenice dal 24 marzo al 4 aprile 2017. Si tratta di un gradito ritorno dopo le rappresentazioni del 2012.
Ve lo dico subito: la risposta che posso dare è decisamente positiva. È stata un’esperienza maiuscola, di quelle che rimangono incise nella memoria per intensità e originalità. Il regista spagnolo deve però condividere il merito con tutta la squadra e soprattutto con Georges Bizet.
Già il Grande Teatro alla Fenice è uno spettacolo nello spettacolo, uno scrigno di preziosità trapuntato da qualche mise un poco stravagante e frequentato – ho potuto constatare ascoltando gli idiomi parlati nel foyer – da numerosi stranieri.
Ho assistito all’opera da una posizione privilegiata che mi ha consentito di spaziare con gli occhi a piacere sul palcoscenico, sulla buca dell’orchestra e sulla platea gremita di pubblico, con un effetto moltiplicato di sensazioni.
A cominciare dalla vigoria del maestro concertatore e direttore Myung-Whun Chung che dirige a memoria, un trascinatore dal volto impassibile a cui l’orchestra tributerà alla fine dell’opera il proprio sentito riconoscimento, a cui si è unito con caldi applausi tutto il pubblico. E poi i gesti dei musicisti, le risate scambiate tra le violiniste, la loro sorpresa quando si vedono piovere dal palco le carte da gioco, i portafortuna piazzati sul leggio portaspartito…
L’allestimento di Bieito
Se alla domanda dell’amico Herrscher adesso ho qualche elemento per poter rispondere, sospendo invece il giudizio circa la predominanza o meno della musica sull’azione scenica. A chi mi ha segnalato la bravura dell’orchestra che rende al meglio tutta la potenza e la ricchezza di sfumature della musica che contraddistingue la “Carmen” non posso che rispondere: “è vero!”. Per poi aggiungere che la scenografia (curata da Alfons Flores), i costumi (di Mercè Paloma) e l’azione scenica si amalgamano bene con la musica, creando uno spettacolo davvero emozionante.
Peraltro l’allestimento di Bieito (che ha vinto il Premio Abbiati 2011 per la regia) mi è parso meno provocatorio di quanto mi aspettassi. Nemmeno il ballerino che, nudo, misura a passo di danza tutta la superficie del palcoscenico desta scalpore, così come non scandalizza Don José in jeans e giubbotto di pelle. Bisogna riconoscere che di questi tempi épater le bourgeois è un’impresa sempre più ardua…
Sangue e arena
La Siviglia del primo Ottocento immaginata dal quartetto francese – Bizet per la musica, Henri Meilhac e Ludovic Halévy per il libretto tratto dalla novella di Prosper Mérimée (la stessa Spagna che ha ispirato Manet, a cui la mostra milanese attualmente in corso dedica infatti una sezione intitolata “L’heure espagnole”) – si trasforma nell’Andalusia dei primi anni dopo Franco.
Bieito insiste sugli aspetti più biechi del machismo, tra ammiccamenti, pose e inviti volgari. Lo stesso palo alzabandiera ha un’evidente carica simbolica che diventa esplicita quando i soldati vi si mettono a cavalcioni, fingendo che sia il loro enorme fallo. Il regista gioca con i miti nazionali, dalla bandiera al Toro Osborne che giganteggia come un totem. Pare dissacrarli, ma in qualche modo li celebra, ne sottolinea il potere seduttivo.
La carica erotica, potentissima, si mescola con la violenza che prima scorre sotterranea per poi esplodere in tutta la sua drammaticità, tanto che la rosa rossa che Carmen stringe tra i seni sembra la prefigurazione della ferita mortale che riceverà (e allora le signore tra il pubblico si porteranno la mano alla bocca per lo sgomento).
Alla seducente Carmen in sottoveste e calze nere che, legata al palo irretisce con sguardi e ammiccamenti da gatta Don José, fa da contraltare Micaela (una bravissima Ekaterina Bakanova, in rotazione con Laura Giordano), l’unica donna a indossare i pantaloni e l’unica a non essere scollacciata. Ma anche a lei scapperà il gesto volgare dell’ombrello… Madonnina infilzata, si fa un “selfie” con Don José per poi accorgersi che ha dimenticato di caricare il rullino. È il segno che la loro storia d’amore non funzionerà.
Nel ruolo di Carmen si alternano Veronica Simeoni con Marina Comparato, mentre in quelli di Don José e di Escamillo rispettivamente Roberto Aronica con Walter Fraccaro, e Vito Priante con Vincenzo Nizzardo.
Le cirque est plein, c’est jour de fête,
le cirque est plein du haut en bas.
Les spectateurs perdant la tête
s’interpellent à grands fracas;
apostrophes, cris et tapage
poussés jusques à la fureur,
car c’est la fête du courage,
c’est la fête des gens de coeur.
Toréador, en garde,
et songe en combattant
qu’un oeil noir te regarde
et que l’amour t’attend.
L’arena è piena, è giorno di festa!
l’arena è piena dall’alto in basso;
gli spettatori, perdendo la testa,
si chiamano con gran frastuono!
Richiami, grida e rumore
spinti fino al furore!
Poiché è la festa del coraggio!
è la festa della gente di fegato!
Toreador, attento!
E pensa combattendo
che un occhio nero ti guarda
e che l’amore ti aspetta.
PS: prima dell’inizio dell’opera un componente del Coro ha letto un comunicato sindacale che invitata gli spettatori a firmare un appello da presentare al Presidente della Repubblica riguardante la situazione delle Fondazioni Liriche, in crisi per la superficialità e la disattenzione di chi invece dovrebbe promuoverne l’alto valore culturale.
Saul Stucchi
Foto © Michele Crosera
CARMEN
di Georges Bizet
- Direttore: Myung-Whun Chung
- Regia: Calixto Bieito
- Scene: Alfons Flores
- Costumi: Mercè Paloma
- Light designer: Alberto Rodriguez Vega
Cast
- Carmen
Veronica Simeoni (24, 26, 29, 31/03 – 2/04)
Marina Comparato (25, 28, 30/03 – 1, 4/04) - Don José
Roberto Aronica (24, 26, 29, 31/03 – 2/04)
Walter Fraccaro (25, 28, 30/03 – 1, 4/04) - Escamillo
Vito Priante (24, 26, 29, 31/03 – 2/04)
Vincenzo Nizzardo (25, 28, 30/03 – 1, 4/04) - Micaëla
Ekaterina Bakanova (24, 26, 29, 31/03 – 2/04)
Laura Giordano (25, 28, 30/03 – 1, 4/04) - Mercédès: Laura Verrecchia
- Moralès: Francesco Salvadori
- Zuniga: Matteo Ferrara
- Lillas Pastia: Cesare Baroni
- Le Dancaïre: Armando Noguera
- Le Remendado: Loïc Félix
- Frasquita: Claudia Pavone
- Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
maestro del Coro: Claudio Marino Moretti - Piccoli Cantori Veneziani
maestro del Coro: Diana D’Alessio
In cartellone:
- Gaetano Donizetti
Lucia di Lammermoor
Dal 21 aprile al 2 maggio - Jean-Guillaume Bart
La bella addormentata
Dal 10 al 14 maggio - Giuseppe Verdi
La traviata
Dal 19 maggio al 16 luglio - Gioacchino Rossini
Il barbiere di Siviglia
Dal 23 maggio al 6 giugno
Teatro La Fenice
Campo San Fantin 1965
Venezia