Avevamo già parlato su ALIBI Online di Antoine Volodine. Più recentemente è stato tradotto anche Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima (66thand2nd, 2017), titolo da cui parte l’enigmatica definizione che i lettori dello scrittore francese ben conoscono.
Era una costruzione che aveva a che fare con un certo sciamanesimo rivoluzionario e con una certa letteratura, una letteratura manoscritta o imparata a memoria e recitata, visto che di tanto in tanto l’amministrazione ci vietata di possedere materiale di cancelleria.
A parlare è un io-noi volutamente collocato in una “zona d’ombra (…), un territorio d’accoglienza segreto” dal quale è lanciata l’ultima sfida al potere: ché il post esotismo letterario di Antoine Volodine è la letteratura stessa.
Perché se essa ha perso anche simbolicamente la centralità di discorso sul mondo, se sono spesso gli scrittori stessi a non credervi più, pure l’esistenza in vita di uno scrittore è una condizione che sembra provenire da un altrove, da un’impossibile casamatta in cui senza ritenerlo un gesto salvifico per le sorti del mondo – nemmeno forse per se stessi – l’unica cosa che conta è continuare a scrivere (il ricordo di una celebre epigrafe di Beckett sorge, suol dirsi, spontaneo).
Voci impossibilitate al silenzio perpetuano un esercizio del racconto quanto mai fluido, trascinante, a tratti ipnotico: il lettore è trasportato in zone sconosciute che, per quanto dense siano le descrizioni (“le fogne in città fermentavano, i depositi degli impianti portuali mandavano segnali stantii, i mercati coperti tanfavano”), evocano sempre paesaggi liminari, talvolta apocalittici, magari claustrofobici ma immancabilmente sospesi in territori prossimi al collasso.
Anche nel caso si tratti, come in questo piccolo libro, di un classico universo concentrazionario come quello carcerario, chi ne parla o chi viene rappresentato nell’atto di farlo porta con sé – e al lettore – un campo di operazioni che ha molto del teatro d’ombre.
È il possibile, uno sconfinamento, la stessa ragion d’essere della parola letteraria: una macchina fragile ma inesausta, una continua spina nel fianco dell’ordine poliziesco.
La macchina narrativa al lavoro di Volodine e dei suoi alter-ego dissemina nelle sue pagine una moltitudine di io persino paradossali – nel libro si cita anche “Angeli minori”, titolo che l’autore empirico ha realmente firmato col proprio nome, salvo qui attribuirlo alla fantomatica Maria Clementi, ennesima componente della piccola truppa di inafferrabili teppisti (avrebbe detto Bolaño, lo scrittore che più ci pare contiguo al francese) che costituiscono il progetto guerrigliero del post-esotismo.
Romanzo-saggio, più romanzo che saggio forse, davvero non ha più molto senso perdere tempo con queste etichette davanti a uno dei pochi scrittori indispensabili d’Europa.
Michele Lupo
- Antoine Volodine
Il post-esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima
66thand2nd
2017, 106 pagine, 16 €