“Si faccia una domanda e si dia una risposta…”, direbbe Marzullo. Nel caso del sottoscritto la domanda è: “È più di un anno che recensisce film su ALIBI Online. Perché parla sempre di film “datati” (a volte anche troppo vecchi) e mai di pellicole recenti?”.
Le risposte potrebbero essere almeno due. La prima, più facile, è che quello che è passato al vaglio del tempo ha sicuramente un valore meno legato alle mode e, quindi, di maggiore certezza.
Nel campo cinematografico, con la pubblicità ossessiva che accompagna l’uscita dei film, sembra sempre che ciò che sta per arrivare in sala sia un capolavoro assoluto. Invece, Dio solo sa quante volte ho pronunciato la frase: “Sono proprio contento di averlo visto: così, se se mi chiedono di rivederlo o se passa in TV, mi guarderò bene dal rifare questo errore!”.
Diventa sempre più difficile imbattersi in opere di qualità. A meno che non si vada su autori “sicuri”, dai quali ci si aspetta sempre un prodotto buono (ma è anche questa una tesi opinabile, viste le ultime prove di qualche regista…).
Punto due. Entriamo nel discorso esistenziale. Probabilmente – qui lo dico e qui lo nego – sono diventato “vecchio”.
Troppo spesso mi rendo conto di non essere più al passo con il mondo che mi gira intorno. Però, anche ascoltando il parere di persone molto più giovani di me, il panorama cinematografico (ma non solo quello: varrebbe lo stesso discorso anche per molti altri ambiti culturali) non è granché.
Da quando il cinema è diventato un genere di consumo come tanti, è difficile trovare i finanziamenti, girare una pellicola, ma – soprattutto – riuscire a farla approdare nelle sale. E questo, senza considerare la risposta del pubblico, troppe volte negativa, o perché non abituato a impegnarsi nella comprensione o perché (come scrivevo poche righe prima) convinto che, stare in un cinema, sia un modo come un altro per passare il tempo.
Io sono cresciuto in un’epoca nella quale imperversavano i cineforum, le sale d’essai e i dibattiti post visione, ma è anche vero che i registi dei miei tempi sono ormai in ogni antologia che si rispetti, mentre quelli che oggi hanno qualcosa di originale da dire, non sono poi così tanti.
Mi resta qualche dubbio riguardo al fatto che sia diventato un “laudator temporis acti”. Spesso ripenso a quanto mi diceva un amico di vecchia data: “si nasce incendiari e si muore pompieri”. Come a dire che sarei un estimatore del buon tempo che fu, proprio io che in gioventù ero annoverato tra gli scettici e i cinici.
Un’ultima postilla. Sono sicuramente didascalico nelle mie “recensioni” (e anche nelle mie “riflessioni”). Ma tanti anni di insegnamento lasciano il segno. Quindi, se parlo di una pellicola e non di un’altra, è anche perché ho sempre, davanti agli occhi, “alunni” che mi chiedono lumi rispetto a cosa vedere o a cosa evitare.
L S D
Didascalia leopardiana:
Questo giorno ch’omai cede alla sera