Al Teatro Carcano di Milano è in cartellone fino al 5 febbraio lo spettacolo “Il casellante” di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale.
Come definirlo? Un musical, una commedia amara, un dramma che fa ridere? Tutto questo, insieme. Innanzitutto c’è la lingua sicula plasmata da Camilleri, da anni familiare (e cara) ai moltissimi lettori del suo Montalbano. E poi la componente canoro-musicale messa in risalto dalla bravura dei musicisti Antonio Vasta e Antonio Putzu.
E ancora il talento istrionico di Moni Ovadia che capiterà di vedere vestito da gerarca fascista in orbace. Lo affianca un bel gruppo di attori, tra i quali si segnalano Valeria Contadino e Mario Incudine nei panni dei protagonisti Minica e Nino.
Una scenografia minimalista, ma ben curata, riporta alla Sicilia del Ventennio per raccontare la vicenda di una coppia di coniugi innamorati a cui “U Signuruzzu” ancora non ha dato la grazia di un figlio. E anche se non è madre, Minica già lo sa bene che quello per i figli è un amore che spacca il cuore.
Su questo ordito viene intessuta la trama de “Il casellante”, tra la bottega del barbiere frequentata anche da don Simone, la casa dei giovani coniugi e appunto il casello ferroviario. La vita del piccolo centro siculo s’incrocia con il corso della Storia che compare con la sua faccia più brutta, quella della dittatura e della guerra. In una recente intervista ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera lo scrittore siciliano ha raccontato:
Anche io sono stato fascista. Avevo sedici anni quando il Duce annunciò la guerra: ascoltai il discorso dagli altoparlanti in piazza. Tornai a casa entusiasta, e trovai nonna Elvira e nonna Carolina in lacrime. Tutte e due avevano perso un figlio nelle trincee: “A guerra sempre tinta è”, la guerra è sempre cattiva.
Davvero: “a guerra sempre tinta è”. Ma ci sono tanti tipi di guerra: c’è quella, mondiale, che contrappone paesi, imperi e “civiltà” e ci sono quelle interpersonali, fatte di sgarbi, di vendette, di sfottò e di serenate che rischiano di “finire a sparatine”.
Si ride, nella prima parte. Ma è soprattutto la seconda parte a suscitare un’intensa commozione, perché la storia di Minica e Nino si fa ora con fili bagnati di lacrime e sangue. E spacca il cuore la canzone del dolore:
Chi è l’omu? Chi è?
‘na manu senza cori,
la raggia di n’armali
ca persi la ragiuni
e scurri nnanzi a l’occhi
a ciumi lu duluri,
ca persi ‘nta un momentu
un figghiu e ‘na mugghieri
Cos’è, l’uomo? Cos’è?
Una mano senza cuore
La rabbia di un animale
Che ha perso la ragione
E scorre dinnanzi agli occhi
Un fiume di dolore
Che ho perso in un momento
Mio figlio e mia moglie
Ma il mito può tornare a farsi realtà. Basta crederci: omnia vincit amor.
Saul Stucchi
Foto di Antonio Parrinello
Dal 25 gennaio al 5 febbraio 2017
Il casellante
di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
- Regia: Giuseppe Dipasquale
- Con: Moni Ovadia, Valeria Contadino, Mario Incudine, Sergio Seminara, Giampaolo Romania
- e con i musicisti Antonio Vasta, Antonio Putzu
- Scene: Giuseppe Dipasquale
- Musiche originali: Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta
- Costumi: Elisa Savi
- Luci: Gianni Grasso
Orari: da martedì a giovedì e sabato 20.30; venerdì 19.30; domenica 16.00
Lunedì riposo
Biglietti: poltronissima 34 €; balconata 25 €. Varie riduzioni per over 65 e under 26
Teatro Carcano
Corso di Porta Romana 63
Milano