Fino al 5 febbraio il calendario del Teatro Elfo Puccini di Milano prevede per la sala Fassbinder lo spettacolo “Afghanistan. Il grande gioco”. Lucio De Capitani ha tradotto dall’inglese l’originale “The Great Game: Afghanistan”, opera collettiva di Lee Blessing, David Greig, Ron Hutchinson, Stephen Jeffreys e Joy Wilkinson, commissionata e prodotta dal Tricycle Theatre di Londra nel 2009. Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani firmano la regia di questo allestimento milanese.
Appassionato della storia di questo martoriato paese dell’Asia centrale, ero diviso tra curiosità e perplessità: come è possibile raccontare a teatro le complesse vicende, le tragedie e le guerre, le dinastie e le tribù, le alleanze e i tradimenti che hanno segnato in particolare gli ultimi due secoli dell’Afghanistan?
Sono entrato in sala con questi dubbi, a cui si aggiungeva quello (non piccolo) sulla preparazione del pubblico italiano, ben diverso da quello britannico, per il quale lo scacchiere centro-asiatico è stato per tanto tempo fondamentale per la conservazione dell’Impero. Ne sono uscito ricreduto e soddisfatto.
Gli autori devono aver ritenuto impossibile raccontare duecento anni di storie particolarmente aggrovigliate, mortalmente appesantite da elenchi di nomi, date e battaglie. Così hanno selezionato cinque episodi (in questa prima parte) attorno ai quali coagulare altrettanti momenti fondamentali nella storia dell’Afghanistan moderno.
Eccone il prospetto cronologico, con l’indicazione dei personaggi e degli attori che li interpretano:
Invasione e indipendenza 1842-1930
- TROMBE ALLE PORTE DI JALALABAD di Stephen Jeffreys
con Claudia Coli (Lady Florenthia Sale, moglie di un generale inglese), Massimo Somaglino (McCann), Leonardo Lidi (Dickenson), Michele Radice (Hendrick), Michele Costabile (Winterflood), Enzo Curcurù (Afzal) - LA LINEA DI DURAND di Ron Hutchinson
Massimo Somaglino (Sir Henry Mortimer Durand, segretario degli esteri dell’India Britannica 1885-1894), Hossein Taheri (Abdur Rahman, emiro dell’Afghanistan 1880-1901), Michele Radice (Thoma Salter Pyne, ingegnere al servizio dell’emiro) - QUESTO E IL MOMENTO di Joy Wilkinson
con Enzo Curcurù (Amanullah Khan, re dell’Afghanistan 1919-1929), Hossein Taheri (Mahmud Tarzi, amico di Amanullah), Emilia Scarpati Fanetti (Soraya Tarzi, sua figlia e moglie di Amanullah), Michele Radice (L’autista)
Il comunismo, i Mujāhidīn e i Talebani 1979-1996
- LEGNA PER IL FUOCO di Lee Blessing
con Massimo Somaglino (Owens, direttore della CIA di Islamabad), Leonardo Lidi (Generale Akhtar, direttore dell’Inter-services Intelligence del Pakistan), Claudia Coli (Karen, Vice di Owens), Michele Costabile (Abdul, comandante afgano) - MINIGONNE DI KABUL di David Greig
Claudia Coli (scrittrice), Enzo Curcurù (Najibullah, presidente dell’Afghanistan dal 1987 al 1992)
Ne risulta un polittico complesso, variegato, in cui le tavole sono tenute insieme dalla cornice geografica e dal filo della storia pur con salti temporali anche molto significativi. Il primo mi è parso un poco debole, ma probabilmente paga lo scotto di aprire questo spettacolo molto originale nella struttura e nella tematica.
Il “quadro” più intrigante, invece, è il successivo, quello che vede una serrata “partita a scacchi” tra l’emiro Abdur Rahman e Sir Durand, a cui danno voce e corpo rispettivamente Hossein Taheri e Massimo Somaglino. Le loro sono non soltanto due visioni dell’Afghanistan, ma del mondo, della geografia, del concetto di “confine” (“Il vostro paese è nel posto sbagliato!” a un certo punto urla l’inglese all’emiro).
Mentre sul tappeto sta distesa una cartina dell’Asia, tra loro si combatte una guerra le cui armi sono la logica, la persuasione e le minacce, le bugie e le verità. A imporsi sarà ovviamente la necessità, la più potente delle dee (ricordate il dialogo tra i Meli e gli Ateniesi nella Guerra del Peloponneso di Tucidide?).
Ma più avanti sarà il presidente Najibullah (il bravissimo Enzo Curcurù) a ribadire una lezione che l’Occidente non ha ancora imparato: gli Afghani non sottovalutano la forza della debolezza e temono più la maggioranza della guerra. “L’Afghanistan ha una relazione complicata con il tempo”. Verissimo.
Per non parlare di quella con la geografia. Se poi ci mettiamo l’ideologia, la strategia, i mercati, l’oppio, gli opportunismi e le miopie e shakeriamo tutto con la violenza, non possiamo che ottenere un cocktail esplosivo. Meglio gustarlo a teatro!
Saul Stucchi
Foto di Laila Pozzo
Didascalie:
- Leonardo Lidi, Michele Costabile, Massimo Somaglino e Michele Radice
- Leonardo Lidi e Claudia Coli
- Hossein Taheri e Massimo Somaglino
Dal 17 gennaio al 5 febbraio 2017
AFGHANISTAN: IL GRANDE GIOCO
I primi cinque episodi
di Lee Blessing, David Greig, Ron Hutchinson, Stephen Jeffreys, Joy Wilkinson
- traduzione Lucio De Capitani
- regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani
- scene e costumi Carlo Sala
- con: Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Leonardo Lidi, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri
Orari: dal martedì al sabato 20:00; domenica 15:30
Domenica 29 gennaio 15:30 e 20:00; sabato 4 febbraio 15:00 e 20:00
Durata: 155 minuti + intervallo
Biglietti: 32,50 €; martedì 21,50 €; ridotto 17 €
Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires 33
Milano