Lo scorso giugno ha riaperto i battenti il Museo del Paesaggio di Verbania, dopo oltre due anni di lavori di ammodernamento. L’occasione per scoprirlo o riscoprirlo è l’intensa mostra dedicata allo scultore Paolo Troubetzkoy per celebrare la ricorrenza del centocinquantesimo della nascita. L’artista nacque infatti a Intra nel 1866 da una famiglia russa di nobile origine (ma la madre era americana).
Artista magico
Parlando ad alcuni giornalisti in occasione dell’anteprima per la stampa, Elena Pontiggia ha definito Troubetzkoy “L’artista più magico del nostro Ottocento” perché racchiude in sé diversi mondi. E già accostare la cittadina sul Lago Maggiore con lo sconfinato mondo raccontato da Tolstoj è un “parallelo che ci fa sognare”. Verissimo.
Con una gamba in Italia e l’altra in Russia, Troubetzkoy era un artista profondamente coinvolto nella cultura e nella società della sua epoca. Salutista ante litteram, si era convertito al vegetarianismo e credeva fermamente nell’irenismo. Da bambino aveva respirato l’aria fresca messa in circolo dalla Scapigliatura.
Sul finire dell’Ottocento era entrato in crisi il concetto di realtà, saldo fino alla metà del secolo e Troubetzkoy fu segnato dalla grande stagione milanese degli anni anni Ottanta. Compì molti viaggi, durante i quali, tra l’altro, venne in contatto col bel mondo parigino e in particolare con Rodin. Nel 1914 era invece a New York. Mantenne tuttavia sempre uno stretto rapporto col Lago Maggiore, dove tornava tutte le estati.
Diceva Medardo Rosso che “l’uomo è uno scherzo di luce”. Bene: proprio in quegli anni la scultura europea viveva la rivoluzione che in pittura era stata l’Impressionismo. Il caleidoscopio di esperienze e la personalità unica hanno reso altrettanto unica l’arte di Troubetzkoy.
Il percorso espositivo
Il percorso espositivo si apre con un pannello che riporta la cronologia della vita dell’artista, mentre nelle teche sono esposti documenti e fotografie dell’epoca. Servono per introdurre i visitatori nell’ambiente dell’artista, come i ritratti della sua famiglia. Al centro, per esempio, ce n’è uno a figura intera della moglie, svedese, tanto per non smentire l’atmosfera di internazionalità in cui viveva Troubetzkoy, che vediamo in due autoritratti, uno dipinto e l’altro invece scolpito.
La seconda tappa si concentra sulla formazione e sugli incontri con personaggi illustri, come George Bernard Shaw. E soprattutto con Giovanni Boldini, “parallelo” in pittura dello scultore. Per certi versi suo alter ego. Capitava infatti che delle famiglie avessero ritratti in pittura e in scultura dello stesso soggetto realizzati rispettivamente da Boldini e Troubetzkoy.
Di passaggio va reso onore ai curatori per la chiarezza e la completezza delle didascalie delle opere. Sono davvero ben fatte, ricche di informazioni interessanti e con traduzione in inglese per i visitatori stranieri.
Una sala accoglie opere realizzate in diverse materie, per mostrare la differenza di resa con il medesimo o simile soggetto. Poi l’attenzione viene attirata dai ritratti di Tolstoj e dal monumento allo zar Alessandro III, su un cavallo dalle gambette esili, come quelle dell’animale cavalcato dallo scrittore russo. La visione intimista dei personaggi non portò bene allo scultore perché ai tempi non venne compresa né dalla critica né dal pubblico.
Garibaldi a pezzi
Sollevando una spessa tenda si approda a una sala in cui campeggia, gigantesco, Garibaldi a cavallo. Troubetzkoy non ha scolpito l’eroe vittorioso, ma un uomo stanco che cerca riparo nel suo mantello. È un’opera anti-retorica che non incontrò il favore della commissione che doveva giudicarla. Per far entrare il monumento nel Museo si è dovuto smontarlo in tre parti: il busto dell’eroe dei Due Mondi, la testa del cavallo e il suo corpo. Uscito da una porta, è entrato da una finestra!
Per quanto riguarda il museo, il percorso si conclude con la ricostruzione dello studiolo dell’artista (tra i busti si riconosce il testone di Mussolini). Ma in realtà il percorso procede fuori dall’edificio, sul lungolago. Seguendo un itinerario indicato da cartelli ci si sofferma davanti al mausoleo del generale Cadorna di Piacentini, al monumento ai caduti di Troubetzkoy (molto criticato all’epoca) e alle sue altre opere, come il busto del medico, nonché sindaco di Pallanza, Giuseppe Cavanna e quello di Arturo Toscanini che dal giardino di Villa Giulia guarda l’isolotto di San Giovanni. Il direttore d’orchestra l’aveva affittato dalla famiglia Borromeo per trascorrervi un periodo di vacanza. Beato lui!
Saul Stucchi
Didascalie:
- Paolo Troubetzkoy
Mia moglie (databile al 1911)
Gesso patinato bronzo - Paolo Troubetzkoy
George Bernard Shaw - Allestimento della sala che ospita il monumento a Garibaldi
Museo del Paesaggio
Palazzo Viani Dugnani
via Ruga 44
Verbania
Orari: da martedì a venerdì 11.00 – 18.00
Sabato, domenica e festivi 10.00-19.00
Biglietti: intero 4 €; ridotto 2,50 €
Informazioni:
Tel. 0323.556621