“Siamo stati qui diciotto anni”, dice Corrado d’Elia mentre prende posto sullo sgabello dietro il leggio che campeggia al centro del palco del Teatro Libero di Milano. Nel plurale maiestatis comprende gli amici che lo hanno accompagnato nella lunga avventura al Teatro Libero durante la quale ha voluto “vivere il teatro come una casa”. Qualcuno è sul palco con lui, seduto su una delle sedie che fanno ala alla sua postazione. Giusto di fronte a me, per esempio, riconosco Andrea Tibaldi (lo ricordo in Amleto e in Caligola).
Milano come Troia
È appena terminato l’aperitivo offerto agli spettatori e sta per iniziare lo spettacolo “Iliade”. Si abbassano le luci in sala e quando d’Elia prende la parola, il terzo piano di un palazzo di Milano diventa la piana di Troia e per novanta minuti, il tempo di una partita di calcio, Achei e Troiani se le danno di santa ragione. Anzi: di empia irragionevolezza, perché già loro avevano capito che ogni conflitto è una guerra civile da cui tutti escono sconfitti.
Come su una spiaggia d’estate, attorno a un falò, degli amici si stringono in tondo ad ascoltare i racconti del più bravo di loro a parlare, Corrado è il cantore di queste calde serate di luglio e ci accompagna nel classico dei classici, ma come mai l’abbiamo goduto a scuola.
Ecco il tracotante Agamennone che strappa Briseide ad Achille per fargli dispetto, provocandone l’ira funesta. Frustrato per non poterlo ammazzare seduta stante, lì, in mezzo al consiglio di guerra, il figlio di Peleo non può fare altro che ribattere polemicamente: “a me i Troiani non hanno fatto niente!”. Tremila anni dopo, Cassius Clay, diventato ormai Muhammad Ali, avrebbe usato la stessa argomentazione per rifiutarsi di andare a combattere in Vietnam.
Il mondo con una mano
Accompagnata da brani musicali perfettamente abbinati alle rispettive scene drammatiche, la recitazione di d’Elia è intensa e commuove il folto pubblico in sala (e noialtri fortunati sul palco a fargli da corona).
Con la mano destra stringe il microfono sul quale più volte premerà le labbra per contenere la furia della passione che lo divora, mentre con la sinistra evoca tutto un mondo: il mare biancheggiante di schiuma, agitato come l’anima di Achille furioso, la danza d’amore di Paride ed Elena nel talamo del principe troiano appena sottrattosi al duello con Menelao, la tenda nella quale il vecchio Priamo sorprende Achille e i due, afflitti da un dolore inconsolabile, mischiano tra loro le proprie lacrime.
E gli occhi! Quando racconta di Ettore che di lontano scorge Patroclo (ma pensa sia Achille), quando canta dell’ultimo incontro tra Ettore e Andromaca, quando inarca la schiena per prendersi il colpo che Euforbo infligge a tradimento a Patroclo, quando Achille minaccia Ettore di farlo a brani e di mangiarselo… Che occhi!
Amore e morte, musica del deserto e musica greca, luce arrossata a illuminare i momenti più tragici, mentre gli dei non ci sono, se non nominati appena dagli eroi. È un’Iliade tutta umana quella che brucia nella notte milanese. E i nomi degli eroi, del veloce Achille, del bellissimo Paride, dell’astuto Odisseo, del vecchio Priamo e dell’infelice Andromaca risuonano ancora e per sempre. Grazie alla poesia e al teatro.
Saul Stucchi
Iliade
1 – 16 luglio 2016
Riposo domenica 3 e domenica 10 luglio
- progetto e regia di Corrado d’Elia
- ideazione scenica e grafica Chiara Salvucci
- assistenza tecnica Alessandro Veronese
Teatro Libero
Via Savona 10
Informazioni e prenotazioni:
Tel. 02.8323126
www.teatrolibero.it