Fuori dagli assembramenti delle truppe cammellate di editori-distributori-librai (e stampa compiacente) che impongono pile di volumi all’entrata delle librerie come “divertimenti” obbligatori anche nella versione furbo-lacrimosa dei Giordano e dei De Luca, proviamo a suggerire qualche titolo a rischio d’invisibilità per gli stentati regali natalizi in corso.
L’ineffabile Antrobus, et al./Edizioni, è un romanzo costruito in una serie di quadri spassosi incentrati sulla vita diplomatica. L’autore è Lawrence Durrell, fratello del più noto zoologo Gerald. Episodi e personaggi di un’intera carriera trascorsa tra funzionari, faccendieri, principi indiani, cantanti liriche e varia umanità di stanza o di passaggio nei Balcani vengono raccontati dal protagonista eponimo con acuta verve satirica temperata solo in apparenza da un garbato umorismo. Le situazioni sono tanto più bizzarre quanto più la natura ufficiale del contesto tenderebbe a comprimerle in una serie di schemi e regole ferree. La traduzione è di Marina Morpurgo.
Se l’umorismo inglese in Italia non ha mai goduto di eccessiva fortuna e sembriamo condannati all’ironia cinica di cui parla Leopardi nella “bibbia” del Discorso sul costume degli Italiani è anche perché prima di ridere di se stessa, una vera borghesia dovrebbe esserci; da noi notoriamente non c’è mai stata. Cosa sia e sia stato piuttosto questo Paese ce lo racconta in un altro romanzo poco noto il grande Federico De Roberto, l’autore dei Viceré. Non all’altezza del capolavoro, L’Imperio, (pubblicato postumo nel 1928 e da leggere se già si è letto l’altro) descrive in maniera ravvicinata e impietosa la vita politica del Paese negli anni di Crispi. Vi ritorna da protagonista il principe Consalvo Uzeda di Francalanza, già nei Viceré, deputato e poi ministro, ambizioso e megalomane, trasformista per eccellenza. Italiano fino al midollo, dunque, circondato da un’élite romana che lo è solo per censo, ribalda e opportunista, tendenziosamente mafiosa. La descrizione esemplare che ne fa De Roberto, spiega perché il grande scrittore non sia mai entrato in un possibile canone della letteratura italiana contemporanea dalla porta principale.
Un altro sguardo storico su un Paese – anche se nei suoi modi peculiari che molti lettori conoscono – è quello del settantenne finlandese Arto Paasilinna, che con Sangue caldo, nervi d’acciaio, affronta tangenzialmente il trascorso secolo delle sue terre attraverso le vicende di Linnea Lindeman, donna adusa a molti mestieri, specie legati al mare, ma innanzitutto dotata di poteri non comuni. È una sorta di sciamana, infatti, cui è dato in sorte di vaticinare il futuro, segnatamente quello di un uomo, Antti Kokkoluoto, destinato a grandi imprese e ad attraversare il ‘900 con le sue guerre e le sue tragedie. Le ragioni di una possibile salute o di una fine drammatica di un intero Paese s’intrecciano così con le virtù e i limiti di un uomo sui generis ma non troppo, artefice di una vita, è il caso di dire, romanzesca ma che non perde mai di vista il dato elementare di essere parte del mondo in cui vive: nozione incognita al becero individualismo italico diagnosticato da De Roberto e dai pochi veri grandi della nostra letteratura.
Michele Lupo
- Lawrence Durrell
L’INEFFABILE ANTROBUS
et al./Edizioni
Pagine 256
17 € - Federico De Roberto
L’IMPERIO
Mursia
Pagine 262
15 € - Arto Paasilinna
SANGUE CALDO, NERVI D’ACCIAIO
Iperborea
Pagine 245
15 €