Sanghenapule è al Piccolo Teatro Grassi di Milano dal 5 al 17 di aprile. Dovete assolutamente vederlo. Ecco perché.
Racconta la “Vita straordinaria di San Gennaro” in modo così originale e penetrante che non potrete più pensare al santo “di Napoli” senza ricordare questo spettacolo, un po’ come è capitato con gli sketch di Troisi, Arena e Decaro.
Ma al posto del malinconico trio della Smorfia, qui è un Mimmo Borrelli ctonio e infero a dare corpo al Santo. Non sta fermo mai: si contorce, si dimena, si sdraia, si batte il petto, poggia la testa sul ceppo e si rialza, come tarantolato. Il suo è teatro di parola e di corpo, ma soprattutto teatro d’anima. Ce l’ha messa tutta in questa collaborazione con Roberto Saviano e il risultato più evidente sono i calorosi applausi tributati dal pubblico alla fine della prima rappresentazione, martedì scorso.
Allo scrittore tocca la parte “in prosa”, l’introduzione degli episodi recitati da Borrelli. Saviano racconta la storia di San Gennaro. Anzi, si corregge, UNA storia di San Gennaro, dato che non esiste LA storia del Santo.
È la storia dei napoletani, figli e fratelli di quel vescovo di Benevento che si chiamava Ianuarius e che si distingue dagli altri santi per la capacità di mediare tra cielo e terra, tra la vita e la morte. Lui comprende tutto, anche l’illegalità, perché sa che a spingere a una cattiva azione c’è spesso la necessità. San Gennaro non giudica, smussa gli angoli, ascolta.
Entra nel merito e sa adattare le regole alle circostanze. D’altra parte i suoi fedeli lo trattano con estrema familiarità, tanto che le pie donne non hanno remore a scherzarci.
Con l’accompagnamento musicale dal vivo di Gianluca Catuogno e Antonio Della Ragione, Borrelli recita in un latino impastato di gramelot che poi diventa il “suo” napoletano, fatto di termini aulici e bassi, mescolati insieme (così “acefalato” sta accanto a “cacato e pisciato”).
Molto dark il disegno delle luci di Cesare Accetta. Quando sale in piedi sul ceppo, indossando la testa di un capro, Borrelli viene illuminato da luci rosse che colorano la scena con tinte sanguigne. Mimmo s’incammina lungo le stazioni di una via crucis che ripercorre la storia di Napoli, mentre Saviano si ritaglia la parte di Virgilio (tenet nunc Parthenope).
Sono sei atti di sangue, dalla cantilena del boia che attende l’arrivo del vescovo di Benevento all’avvento della liquefazione del suo sangue, passando per la rivoluzione del 1799 che portò alla Repubblica e il dramma dell’emigrazione italiana in America.
L’insistenza sul tema del sangue è funzionale all’equiparazione dell’emigrazione con l’emorragia di una società. Trenta i milioni di Italiani che hanno dovuto lasciare il Paese, affrontando pericoli, disillusioni, miseria e violenza. L’ultima cosa che vedevano lasciando il porto di Napoli era la statua di San Gennaro, mentre in mano tenevano un gomitolo di lana che lentamente si dipanava e si tendeva fino a spezzarsi, come il cuore di chi partiva e di chi restava.
Gli ultimi “atti di sangue” sono i più intensi, con il picco emotivo nell’estrema difesa – che è in realtà un j’accuse in napoletano – di Domenico Cirillo, piagato dalla carcerazione (guardate come tiene la mano, Borrelli!) ma non piegato.
Saul Stucchi
Foto di Lorenzo Ceva Valla
Dal 5 al 17 aprile 2016
SANGHENAPULE
Vita straordinaria di San Gennaro
- testo e drammaturgia Roberto Saviano e Mimmo Borrelli
- regia Mimmo Borrelli
- musiche, esecuzione ed elettronica Gianluca Catuogno e Antonio Della Ragione
- scene Luigi Ferrigno
- costumi 0770
- luci Cesare Accetta
- con Roberto Saviano e Mimmo Borrelli
Orari: martedì, giovedì e sabato 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16.00
Biglietti: platea intero 33 €, ridotto 21 €; balconata intero 26 €, ridotto 18 €
Informazioni e prenotazioni:
tel. 848.800.304
Piccolo Teatro Grassi
via Rovello 2
Milano
Informazioni:
www.piccoloteatro.org