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Voi siete qui: Europa » Viaggio sull’isola di Anafi, “sorella minore” di Santorini

18 Gennaio 2016

Viaggio sull’isola di Anafi, “sorella minore” di Santorini

Panorama dalla Chora dell'isola greca di AnafiC’è una frase che spesso ricorre nella mia testa. È quella che spesso sento pronunciare ad amici o conoscenti quando si discute dell’affollamento turistico che tutti gli anni trasforma le meravigliose isole greche in gironi danteschi. C’è sempre infatti qualcuno che spunta con un affermazione che più o meno suona così: “Sai, io conosco un’isoletta in Grecia assolutamente sperduta. È fantastica, non puoi immaginare, non ci va nessuno”.

Per anni ho pensato che fosse solo un modo come un altro per difendere a tutti i costi una scelta vacanziera estiva, a metà fra una boutade e una provocazione. Mi sembrava infatti realisticamente impossibile che esistesse un numero di isolette greche sperdute pari al numero di persone che me ne parlavano in continuazione. Poi, improvvisamente e quasi casualmente, su suggerimento della mia dolce metà, lo scorso anno ho scoperto Anafi.

L’isola si trova nell’Egeo sud-orientale, a est dell’isola di Santorini. Secondo il poeta greco Apollonio Rodio, il nome deriverebbe dalla parola greca anapháino (“far apparire”) perché collegata con un episodio del mito degli Argonauti. Questi, partiti da Creta e diretti verso nord, dopo pochi giorni di navigazione erano finiti nel bel mezzo di una grossa tempesta, in una notte buia e senza luna. Giunti oramai allo stremo delle forze, non gli rimase che invocare l’aiuto del dio Apollo, che dall’oscurità creò per loro l’isola di Anafi. Ed in effetti così appare ancora oggi nell’oscurità della notte, anche se per arrivare si utilizza un meno poetico traghetto.

Un paesaggio dell'isola greca di AnafiAnafi è un’isola isolata. Perdonate il pasticcio di parole, ma così è. Lo è sempre stata, per mille motivi, ma lo è ancora di più dopo l’ultima crisi greca del 2015, a causa della quale parecchie linee di traghetti sono fallite o hanno deciso di cancellare le tratte meno redditizie. Ad Anafi quindi si arriva e si parte quasi solo di notte e solo in alcuni giorni della settimana.

Anafi e Santorini sono due sorelle. Ma come sovente accade, Santorini è la sorella maggiore, bella e sempre al centro dell’attenzione ma troppo truccata e un po’ volgare, mentre Anafi è la sorella minore, costantemente in secondo piano ma intrigante e più femminile. L’isola ha la forma di una balena: sulla coda si erge il monte Kalamos, nulla di meno che lo sperone roccioso più imponente dell’intero Mediterraneo. Sulla cima del monte la vecchia chiesa di Pagagia Kalamiotissa, ad un’ora di scarpinata, domina il mare maestosamente. Ai suoi piedi, il monastero di Zoodochos Pigi, che contiene la nuova chiesa e le rovine tempio dedicato ad Apollo per ringraziarlo del regalo ricevuto.

Sul lato opposto dell’isola si trova la (tipica) Chora, con le case bianche, le decorazioni blu, i viottoli e ogni tipico dettaglio della tradizione isolana greca al suo posto. Per il resto, l’isola è quasi completamente deserta, ad eccezione di minuscoli agglomerati di case che si animano solamente durante l’estate. È brulla, collinosa e soleggiata, esposta ad un vento quasi continuo che d’estate è piacevole tanto quanto il primo sorso di una birra Mythos ghiacciata.

Sulla parte sud dell’isola si susseguono, dalla Chora al monte Kalamos, una serie di stupende spiagge, affacciate sul classico meraviglioso mare greco. Klesidi, Katsouni, Flamorou, Roukunas, Megas Potamos, Agioi Anargyri. Ognuna con le sue caratteristiche: mano a mano che ci si allontana dalla Chora, le spiagge diventano sempre più deserte, e in generale solo occasionalmente popolate.

Klesidi è la più mondana, sempre nei parametri “anafensi”. È anche l’unica, insieme a Roukunas, ad avere un paio di Taverne nei paraggi dove rifocillarsi. Agioi Anargyri è la più remota; fare il bagno, proprio sotto il monastero, completamente da soli, è impagabile.

Sul lato nord l’isola è prevalentemente rocciosa, ma sono comunque presenti alcune spiagge spettacolari. Un piccolo bus fa capolino diverse volte al giorno fra le varie spiagge della costa a sud, fino a tarda sera (imprevista comodità in un’isola tanto isolata), arrancando sui tornanti dell’unica strada asfaltata.

Una spiaggia dell'isola greca di AnafiRispetto alle sue dimensioni (e al numero di abitanti), l’isola offre un buon numero di taverne, alcune sorprendentemente buone. La qualità della materia prima presente sull’isola (pesce, miele, verdure selvatiche, formaggio di capra) è eccellente e sono presenti alcune taverne a conduzione familiare che offrono prelibatezze davvero superbe. Sopra tutte Armenaki (location favolosa con vista sul mare, musica e ambiente eccellente, gamberoni succulenti) e Anemos (nella piazzetta bassa vicino al capolinea del bus, porzioni potenti, tonno scottato indimenticabile).

Gli abitanti, che hanno più o meno volontariamente difeso la singolarità di questa isola, dimostrano di avere un rapporto molto pacifico con i turisti, anche se (anzi forse proprio perché) questi ultimi sono di natura e tipologia molto differente rispetto a quelli che si trovano a Santorini, Mykonos e simili.

due avventori fuori da una taverna di AnafiAnafi è infatti popolata d’estate da una variegata popolazione fatta principalmente di hippy (se così si possono ancora definire), nudisti e gruppi di giovani che vivono sulla spiaggia. E allora gli anziani si divertono a sorseggiare caffè buttando l’occhio sulle giovani ragazze tedesche o svedesi che passeggiano nei vicoli della Chora in cerca di un gyros pita economico.

I proprietari delle taverne, durante la stagione estiva, richiamano i figli che sono emigrati per studiare nella Grecia continentale e li riciclano come (appassionati) camerieri. Non è una sorpresa, quest’ultima, visto che come per molte altre isole l’emigrazione verso il continente è una costante da tempo immemorabile, tanto che ad Atene esiste addirittura un quartiere (Anafiotika, costruito su imitazione dello stile isolano), nel quale sono emigrati molti abitanti dell’isola a partire dalla seconda metà dell’ottocento.

L’impatto del turismo sull’isola è una specie di win-win, per usare il gergo aziendale. Contribuisce a mantenere in vita una realtà pura e quasi incontaminata dando lavoro ai suoi abitanti (che altrimenti sarebbero costretti ad abbandonarla, come sta succedendo in tantissimi borghi italiani), ma non ne modifica eccessivamente le sue caratteristiche uniche.

Da provare quindi, ma con moderazione.
Alessandro Pecci

Didascalie:

  • Vista dalla Chora di Anafi.
  • Anafi è brulla e collinare. Sullo sfondo, gli isolotti di Ftenia e Pachia.
  • La spiaggia di Katsouni, come sempre quasi deserta.
  • Gli anziani locali, pronti per osservare la vasca serale.
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