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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Sherlock. L’abominevole sposa e la poltrona in pelle verde

14 Gennaio 2016

Sherlock. L’abominevole sposa e la poltrona in pelle verde

Benedict Cumberbatch nel ruolo di Sherlock Holmes, seduto in poltronaSherlock. L’abominevole sposa è stato nelle sale cinematografiche solo un paio di giorni, precisamente il 12 e il 13 gennaio (ci tornerà il 10 febbraio). Non perché sia stato ritirato per scarsi risultati al botteghino, ma per una scelta ben precisa della casa di produzione. In Gran Bretagna e in Spagna – ho letto – è stato trasmesso infatti alla televisione, mentre da noi si è potuto vedere solo in alcuni cinema.

Ieri sera, alla prima proiezione serale al multisala di Vimercate, il pubblico era prevalentemente composto da ragazzi che hanno apprezzato la pellicola, a giudicare dagli applausi che hanno tributato alla fine dello spettacolo. A me personalmente Sherlock. L’abominevole sposa non è spiaciuto, ma confesso che mi aspettavo un film leggermente più “solido”.

Martin Freeman e Benedict Cumberbatch nei panni del dottor Watson e di Sherlock HolmesIntendiamoci: ci sono tutti gli ingredienti che hanno reso celeberrima la serie televisiva ideata da Steven Moffat e Mark Gatiss, ovvero quelli che vengono direttamente dalle storie uscite dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle e molti altri che arrivano da derivazioni via via sedimentate, a cominciare dai totemici distintivi della pipa e del cappellino da cacciatore (o deerstalker).

Ma l’insistenza con la quale la camera da presa si sofferma sui dettagli mi è parsa a volte eccessiva. Il particolare è significativo se è lasciato allo spettatore il gusto del riconoscimento, se invece esso è sollecitato con lunghe inquadrature, il risultato è un abbassamento del livello del gioco. Non si tratta più di una sfida, ma di un’aperta dimostrazione: “ecco, guarda! Qui abbiamo messo il pugnale col manico di madreperla…”.

E il breve filmato introduttivo serve proprio a svelare le citazioni “nascoste”. È lo stesso Steven Moffat ad accompagnare lo spettatore nello studio di Sherlock, mostrando a uno a uno i dettagli che potrebbero sfuggire: dal pugnale appena citato, alla poltrona Chesterfield in pelle verde su cui siede come in trono Sherlock, mentre l’ospite di turno si siede su una poltrona Bergère in velluto rosso fiorato.


La vicenda prende le mosse dal ferimento del dottor Watson (il sempre ottimo Martin Freeman) nella seconda guerra afghana (1878-1880), per arrivare subito al fortunato incontro con Sherlock Holmes. “Vedo che siete stato in Afghanistan” sono le prime parole che Holmes rivolge a quello che sarà il fedele compagno delle sue indagini e avventure.

“Sono perduto senza il mio Boswell”, dice Holmes nel racconto del caso Uno scandalo in Boemia. In questo film invece pronuncia una battuta che fa così (cito a memoria): “Il mio Boswell sta imparando. Cresce così in fretta!”. Lascio a chi di voi non conosca James Boswell il gusto di scoprirne biografia e opere, magari digitando “Boswell” nel motore di ricerca interno di ALIBI Online.

Quello, simbiotico, tra l’arguto detective e il paziente dottore è solo uno dei legami indagati dalla pellicola. Dobbiamo infatti aggiungere i rapporti rispettivamente col fratello Mycroft (un Mark Gatiss quasi irriconoscibile per il trucco che lo trasforma in un obeso epicureo) e con l’arcinemico Moriarty, il Napoleone del male.

Questo ritorno all’epoca (che però trascura l’epica) vittoriana è accompagnato da tutti gli elementi della tipica, classica, tradizionale atmosfera londinese: la nebbiolina, la pioggia, la debole luce dei lampioni…

Per fortuna la ricetta è insaporita da abbondanti dosi di ironia (l’alienista viennese è ovviamente Sigmund Freud!) e dalle pregevoli recitazioni del gruppo d’attori. Sui quali svetta l’affascinante Benedict Cumberbatch. Elementare, Watson!
Saul Stucchi

Foto e trailer: Nexo Digital

SHERLOCK – L’abominevole sposa

12-13 gennaio 2016

replica 10 febbraio 2016

  • Regia: Douglas Mackinnon
  • Cast: Benedict Cumberbatch, Martin Freeman, Una Stubbs, Rupert Graves, Mark Gatiss, Andrew Scott
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