Fino al 20 dicembre il Teatro Out Off di Milano propone, in prima nazionale, Don Giovanni. Festino ai tempi della peste che Alberto Oliva e Mino Manni hanno tratto da due operette (due brevi tragedie in versi) di Aleksandr Puškin: il primo ne cura anche la regia, mentre il secondo interpreta l’insaziabile libertino.
Lo spettacolo è dunque il frutto di una duplice rilettura del mito, quella dell’autore russo e dei suoi ammiratori italiani: ché Oliva e Manni vanno sicuramente annoverati tra gli appassionati (e attenti) frequentatori della grande letteratura russa, come dimostrano molti loro precedenti lavori. Qui si trovano ad affrontare un grande classico, ricco di spunti e pregno di significati: lo stretto rapporto tra Eros e Thanatos, tra Amore e Morte.
Lo fanno con garbo, ironia, sapienza e più di un pizzico di scanzonata vitalità, Manni sempre fedele alla sua veste da incappucciato che nelle luci di Alessandro Tinelli ne esalta i tratti “mefistofelici”. Certo, i baci saffici non ottengono più – da tempo – l’effetto di épater le bourgeois, ma sono pur sempre un bel vedere… A contribuire alla riuscita della gustosa ricetta (dolceamara come l’amore, va da sé) un gruppo di affiatati giovani attori: Giancarlo Latina e Giuseppe Nitti, Marta Ossoli e Guenda Goria, queste ultime brave soprattutto nelle parti cantate (la musica originale è del compositore Bruno Coli che il 16 dicembre introdurrà brevemente spettacolo).
C’è la peste e, come nella Firenze del Boccaccio, un gruppo di giovani si ritrova per assaporare la vita, nella consapevolezza (davvero?) della sua fugacità. La morte miete vittime senza fermarsi davanti a nulla, perché “quel nero carro ha il diritto di passare dove vuole”. Letizia e mestizia, sensualità e disperazione danzano tra loro una danza macabra, eppure vitale. Come gli scheletri raffigurati (ma “immortalati” è più pregnante) sulle coppe di Boscoreale conservate al Museo del Louvre il loro esplicito messaggio è un invito alla vita, qui e ora: memento mori!
Da parte sua Don Giovanni non ha certo bisogno di questi avvertimenti a godere. L’unico rischio che corre è quello di morire… di noia. Le donne che ha amato (e Leporello ne canticchia il celeberrimo catalogo mentre predispone il talamo per il suo signore) sono ridotte a teste decollate di manichini con le quali il servitore arrapato mima atti lascivi.
Ma anche al libertino più incallito può capitare d’innamorarsi. E allora ecco prodursi un gioco a tre col morto che tanto morto non è. Oggetto del desiderio questa volta è la vedova del Commendatore e come il duca di Gloucester, futuro Riccardo III, Don Giovanni è abile a circuirla e a sedurla, facendo forza proprio sulla sua condizione di vedovanza. E la sventurata (come sempre, vien da dire) risponde.
Saul Stucchi
La seconda foto è di Clara Marchesi
DON GIOVANNI. Festino ai tempi della peste
Drammaturgia Alberto Oliva e Mino Manni
da Aleksandr Puškin
regia Alberto Oliva
con Mino Manni e Marta Ossoli, Guenda Goria, Giancarlo Latina e Giuseppe Nitti
musiche originali Bruno Coli
Costumi Lalory Costumi Teatrali
Disegno Luci Alessandro Tinelli
Assistente alla regia Anna Carollo
Biglietti: intero 18 € prevendita e prenotazione 1,50/1,00 €; ridotti 12/9 €
Orari: da martedì a venerdì 20.45; sabato 19.30; domenica 16.00
Teatro Out Off
via Mac Mahon 16
Milano
Info:
Tel. 02.34532140
www.teatrooutoff.it