C’è tanta carne al fuoco, ben più di una macabra libbra, nello spettacolo Shylock – Io non sono come voi che Alberto Oliva e Mino Manni hanno tratto dal Mercante di Venezia di Shakespeare. Il primo ne cura la regia, mentre il secondo impersona il mercante ebreo in questo monologo che sull’ordito scespiriano tesse una trama fatta di citazioni e brani tratti da altre fonti della letteratura ebraica come Yossl Rakover si rivolge a Dio di Zvi Kolitz.
Come in altre occasioni, il regista ha pensato bene di organizzare attorno allo spettacolo un ciclo di incontri per invitare alla riflessione sul tema in questione, in questo caso l’odio religioso. Venerdì sera, in occasione della prima rappresentazione alla Sala della Cavallerizza del Teatro Litta di Milano, il professor Massimo Campanini, introdotto da Bruno Milone, ha tenuto una breve lezione su due termini cardine dell’Islam, ovvero Umma e Zimma, il primo indicante la comunità dei fedeli, la seconda la minoranza protetta, con riferimento ai fedeli di altre religioni.
Il versetto 13 della Sura 49 del Corano così recita:
“O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda”.
Campanini ha poi voluto citare un altro versetto (5,48) in polemica con coloro che cercano nel Corano soltanto i riferimenti al jihad.
“Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi”.
Lo spettacolo si apre con lo sciabordio dei canali della Serenissima, mentre i mattoni rossi della Cavallerizza sono una quinta perfetta per l’ebreo in fuga nella sua stessa città. Il tema dell’odio religioso si intreccia con quelli dell’identità e della libertà. Shylock ripercorre le storie del nonno e del padre, sempre attenti a rispettare la tradizione del Sabato con candele e fiori, fiori e candele e sempre attivi nel lavoro, perché “quando non si ruba, ogni guadagno è sacrosanto”. L’ha dimostrato il patriarca Giacobbe che raggirò il crudele suocero Labano con un’astuzia (è il tema dello sfondo del desktop del mio computer in ufficio, se qualcuno lo vuol sapere…).
Messo alle corde, Shylock tenta di minimizzare la clausola che ha imposto ad Antonio per prestargli denaro. Quella libbra di carne in realtà voleva solo essere un’offerta gentile, un gioco, uno scherzo. “Cristiani, non siete certo commestibili!”. La sua richiesta di giustizia, perché gli venga saldato il debito nel rispetto del contratto, è a suo modo comprensibile, se non condivisibile. E il “rapimento” dell’amata figlia Jessica non è, a ben guardare, come cavargli una libbra di carne vivente?
Manni è bravo nel comunicare (anche) con il corpo gli sconquassamenti dell’anima di Shylock, ferito a morte da una città che ama, da una società in cui credeva di aver conquistato una posizione e dunque un riconoscimento. E invece Venezia gli sbatte in faccia la sua radicale alterità.
Qualche perplessità, invece, la fa sorgere la scelta di aggiungere un’intensa colonna sonora all’ultima parte del monologo. Al di là della giustificazione pratica (Manni deve cambiarsi d’abito e trasformarsi da Shylock a Jihadi John e, sia detto di passaggio, che ribaltamento semantico per il povero Giovanni: da decollato a tagliatore di teste!), la playlist si traduce in una troppo facile richiesta di coinvolgimento emotivo.
Saul Stucchi
Dal 23 ottobre al 1° novembre
SHYLOCK – Io non sono come voi
tratto da William Shakespeare
di Alberto Oliva e Mino Manni
regia Alberto Oliva
con Mino Manni
assistente alla regia Serena Piazza
costumi Marco Ferrara
luci Alessandro Tinelli
video Leonardo Rinella
Repliche: da martedì a sabato ore 21:00; domenica ore 17:00; lunedì riposo
Durata: 60′
Biglietti: intero 14 €; ridotto 10 €
Teatro Litta – La Cavallerizza
Corso Magenta 24
Milano
Informazioni:
tel. 02.86.45.45.46
www.teatrolitta.it