Probabilmente non avete mai sentito parlare del pittore Luca di Paolo. Non fatevene un cruccio, del resto è stato “riscoperto” solo recentemente, grazie al rinvenimento di alcuni documenti che hanno permesso di restituirgli un corpus di opere in precedenza erroneamente attribuite a Francesco di Gentile da Fabriano. E non da un critico sprovveduto, bensì da Bernard Berenson! Ma si sa, anche i grandi sbagliano. Tanto che nel corso di un secolo il catalogo di Francesco di Gentile si è arricchito di opere che gli storici dell’arte non sapevano a chi altri affibbiare. Federico Zeri arrivò a definire Francesco di Gentile come pittore “cestino di rifiuti”. Finché Alberto Bufali e Sabina Biocco non hanno rinvenuto (alla fine del 2001) numerosi atti attinenti alla Pala della Crocifissione per la Confraternita della Santa Croce a Matelica e Luca di Paolo è tornato, se non alla ribalta, a occupare il posto che gli compete nella storia dell’arte.
E ora il Museo Piersanti di Matelica gli dedica una mostra intitolata Luca di Paolo e il Rinascimento nelle Marche che si può visitare fino al primo di novembre prossimo. La citata Crocifissione è uno dei pezzi più significativi dell’esposizione: al tema centrale fanno da corona otto storie dell’invenzione (ovvero del rinvenimento) della Vera Croce e due gruppi di flagellanti. In una teca lì accanto è esposto il libro della Confraternita in cui sono registrati i pagamenti riscossi dal pittore tra il 1481 e il 1488, mentre proprio di fronte si può ammirare un’altra Crocifissione, anch’essa per mano di Luca. Fa parte di un trittico i cui due pannelli laterali presentano raffigurazioni rispettivamente di sant’Adriano con la Natività sulla sinistra e di san Bartolomeo con l’Adorazione dei Magi sulla destra. Nella tavola centrale non perdetevi il dettaglio più macabro dell’intera mostra: il ladrone alla destra di Cristo (quello che verrà salvato!) ha un piede completamente staccato dalla gamba!
Ma facciamo un passo indietro (è il caso di dire). Il percorso espositivo si dipana in appena quattro sale squadernando una ventina di opere, ma il viaggio, per quanto breve, si rivela intenso e interessante. Ad aprirlo è la mirabile Crocifissione di Giovanni di Piermatteo Boccati, nella quale l’attenzione viene calamitata dagli scorpioni raffigurati sugli scudi dei soldati romani. I pericolosi aracnidi denuncerebbero non soltanto la responsabilità di Roma nel supplizio di Gesù (ricordo di aver letto da qualche parte che le lettere della parola latina “scorpio” sono quasi un anagramma di SPQR…), ma anche degli Ebrei, richiamati dal colore giallo degli scudi. Nella prima sala, però, lo sguardo si alza inevitabilmente sui grandi arazzi di manifattura fiamminga con le storie di Enea appesi alle pareti.
Un collezionista privato ha generosamente prestato la parte centrale della predella del Polittico già detto Pugin (ancora una scena di Crocifissione), sulla cui cornice è applicata una didascalia che riporta la vecchia attribuzione a Francesco di Gentile. E poi ecco alcune opere di Lorenzo d’Alessandro, come la Natività e i Santi Sebastiano e Caterina, stendardi processionali dipinti dal nostro Luca e un Cristo crocifisso opera di Antonio da Fabriano.
Luca, Francesco, Antonio, Giovanni… pittori cosiddetti minori che furono attivi in centri di secondo piano rispetto ai più rinomati palcoscenici (su tutti Firenze e Roma) in cui andava in scena lo spettacolo del Rinascimento.
Di sala in sala ci si può divertire a confrontare le varie versioni del martirio di San Sebastiano, comprese quelle extra percorso, contando il numero di frecce con cui ciascun pittore ha sfregiato (ma per la sua gloria!) il corpo del povero santo. Dai sette dardi di Lorenzo di Giovanni de Carris da Matelica (detto chissà perché Giuda…), alle undici frecce che hanno colpito il Sebastiano in posa sullo stendardo processionale di Luca prestato dalla Pinacoteca di Brera. Ma anche queste sono carezze rispetto agli oltre venti dardi scagliati contro Sebastiano nella tavola di Giovanni Bellini!
Attenzione, però: il Santo non morì per le frecce, ma per la flagellazione che subì quando, risanato, tornò da Diocleziano per rimproverargli la persecuzione dei cristiani. Lo ricorda Alan Bennet nel suo gustoso librino Una visita guidata per le sale della National Gallery di Londra.
Saul Stucchi
Didascalie:
Luca di Paolo
Stendardo processionale
Vergine assunta tra angeli oranti e cantori, Padre Eterno; san Sebastiano martire tra i santi Domenico e Antonio abate, san Giovanni Battista.
tempera e oro su tavola, 89x50x2cm
Milano, Pinacoteca di Brera
Luca di Paolo
Trittico della Crocifissione
(Crocifissione, sant’Adriano e Natività, san Bartolomeo e Adorazione dei Magi)
tempera e oro su tavola
Museo Piersanti, Matelica (MC)
LUCA DI PAOLO E IL RINASCIMENTO NELLE MARCHE
Dal 6 agosto al 1° novembre 2015
Museo Piersanti
Via Umberto I 11
Matelica (MC)
Orari: tutti i giorni 10.00 – 13.00; 15.00 – 19.30
Biglietti: intero 8 €; ridotto 6 €
Informazioni:
Tel. 0737.84445
www.facebook.com/Museopiersanti