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Voi siete qui: Arte » Alla Fondazione Prada l’arte greca si ammira in serie

17 Agosto 2015

Alla Fondazione Prada l’arte greca si ammira in serie

Finché siete in tempo, ovvero fino al 24 agosto, approfittate dell’apertura alla Fondazione Prada di Milano della mostra Serial Classic, co-curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola. Innanzitutto, sia concessa una minima punta polemica, non sembra nemmeno di essere nel capoluogo lombardo. I servizi ai visitatori sono degni dei migliori musei europei e gli spazi espositivi progettati dall’olandese Rem Koolhaas sono semplicemente spettacolari.

prada-serial-classic-discoboloGià da fuori, attraverso le ampie, vetrate si possono ammirare molte delle statue selezionate per il percorso espositivo. E quando, all’interno del Podium, la visione si fa completa, si rimane a bocca aperta dalla meraviglia. La disposizione dei manufatti segue sicuramente un canone estetico, ma non a discapito del tema della mostra. Siamo abituati a credere, erroneamente, che ciascuna opera antica fosse un unicum frutto del genio di un artista ispirato dal demone della creatività (peraltro mai ringraziato abbastanza dai contemporanei e soprattutto da noi poveri e pallidi posteri!). E invece no: la produzione in serie non è un’invenzione moderna, bensì una pratica già nota agli antichi.

Il sipario si alza su un prologo dedicato agli originali in bronzo, “frantumati, obliterati”. I frammenti di statue bronzee da Olimpia (dal V secolo a.C. all’età romana) sono lì a testimoniare il naufragio di un immenso tesoro. Plinio il Vecchio racconta che nella sola città dei giochi panellenici si potevano ammirare ben 3 mila statue di bronzo. Poi viene proposto una sorta di ripasso della storia dell’arte classica che va dal Discobolo alle Cariatidi, passando dalla Venere Accovacciata al Doriforo e ai Bronzi di Riace, in un’apoteosi di chiappe, femminili e maschili, per par condicio. All’Afrodite Callipigia rispondevano marcantoni in posa stante o intenti in qualche movimento atletico, se non in un’impresa eroica (c’era sempre da ammazzare un qualche mostro nemico della civiltà, qua e là per il mondo greco…).

Il Museo Nazionale dell’Iran di Teheran ha prestato il torso e la mano destra di una statua di Penelope, originale in marmo datato al 450 a.C., rinvenuto dagli archeologi tra i detriti del palazzo del Re dei Re a Persepoli, distrutto da Alessandro Magno nel 331. Attorno a questi due frammenti sono state raccolte statue e teste di sei copie di epoca romana. Tra la prima e le seconde, tuttavia, va ipotizzato (almeno) un secondo originale.

Ma che fine hanno fatto tutte quelle migliaia di statue, in marmo e in bronzo? Queste ultime furono fuse nel corso dei secoli per placare in qualche modo la fame di metallo in epoche in cui l’estrazione era diventata proibitiva per vari motivi. Quelle di marmo invece venivano ridotte in polvere per poi essere trasformate in calce e così contribuire alla costruzione di nuovi edifici. Questo processo è ben illustrato, per esempio, nel sito archeologico di Egnazia (in provincia di Brindisi), dove è ancora perfettamente visibile la fornace in cui finivano dei ed eroi pagani. La città cristiana bruciava letteralmente il proprio passato per costruirsi il futuro. Quello che abbiamo la fortuna di ammirare sono briciole scampate al sacrificio.
Saul Stucchi

Didascalia:
Discobolo, veduta della mostra Serial Classic
Fondazione Prada Milano, 2015
Photo: Attilio Maranzano
Courtesy: Fondazione Prada

SERIAL CLASSIC
Fino al 24 agosto 2015

Fondazione Prada
Largo Isarco 2
Milano

Orari: tutti i giorni 10.00 – 21.00
Informazioni:
Tel. 02.56662611
www.fondazioneprada.org

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