“Ho quarantaquattro anni. Ci sono cose che non farò. Cose che non avrò”
dice pragmatico più che sconsolato Josh, il protagonista di Giovani si diventa, la commedia agrodolce diretta nel 2014 da Noah Baumbach. Lo interpreta Ben Stiller, abituato (ma non sarà stanco?) al ruolo di bamboccione incapace di diventare completamente adulto, eternamente bloccato nella fase di passaggio (che ormai si protrae da vent’anni).
Il problema di Josh non è l’età che passa. Beh, lo è: ha difficoltà ad arrendersi all’evidenza e il medico fatica a fargli comprendere che sta invecchiando e che l’artrite di cui soffre è proprio “quella” artrite, l’artrite dei vecchi. Ad angustiare Josh è la sensazione di ritrovarsi schiacciato tra la vecchia guardia che non vuole cedere la posizione per cui a suo tempo ha combattuto e la nuova generazione che spinge alle sue spalle.
In verità il giovane Jamie (Adam Driver) non spintona nemmeno. Anzi, s’intrufola mellifluo nella vita del professore – regista, della cui opera cui si dice incondizionato ammiratore. Ma proprio questo atteggiamento rispettoso dovrebbe mettere sull’attenti Josh. Qualcosa gli dice che tutte quelle coincidenze non sono casuali, che la generosità del venticinquenne aspirante documentarista non è del tutto gratuita (anche perché finisce per pagargli sempre i pranzi…), che Jamie ha un progetto ben chiaro in mente e che lui, Josh, è soltanto uno strumento. Ma preferisce cullarsi nell’idea di essere un modello, un punto di riferimento. Quello che il suocero, affermato regista, e la moglie Cornelia non sembrano esplicitamente riconoscergli, Josh se lo vede regalare dal giovane amico: attenzione, fiducia, stima. Ma timeo Danaos et dona ferentes, dovrebbe ricordare…
Anche Cornelia, l’affascinante Naomi Watts, è alle prese con la crisi degli “anta”. Le nuove abitudini dell’amica che ha appena avuto un figlio l’allontanano piano piano da lei e da quel giro di amicizie. Cerca di trovare una nuova dimensione guidata da Darby (Amanda Seyfried), la moglie di Jamie, perché si accorge che il marito guarda la giovane coppia come un tempo guardava lei. E allora si cimenta con l’hip hop, prova nuovi vestiti e finisce per scambiare un bacio, anzi due, con l’istrionico Jamie…
In poco tempo Josh e Cornelia si ritrovano in un limbo, in una zona di mezzo: da una parte gli adulti con prole, dall’altra i ventenni che camminano sui binari, fanno feste per la strada e vomitano – letteralmente – i propri demoni nel corso di improbabili cerimonie di catarsi collettiva. “Tu perché sei qui?” chiede una ragazza a Josh e lui deve inventarsi la prima cosa che gli passa per la mente, perché effettivamente non ha ancora elaborato il motivo della sua insoddisfazione cronica.
Tra luoghi comuni, analisi self-service sui cambiamenti comportamentali provocati dalle tecnologie (tutti a tavola con lo smartphone, pur consapevoli che non si dovrebbe fare, ma ormai è un’abitudine sdoganata, come mostrare le caviglie nell’Ottocento…) e citazioni di Marx e John Lennon che, immaginiamo, per l’americano medio devono sembrare piuttosto contigui, il film si evolve da una semplice storia di confronto generazionale a qualcosa di più complesso. Ma nel farlo perde non solo di leggerezza, ma soprattutto di chiarezza.
Il tema è la crisi dell’età di passaggio o del ruolo del professionista che vuole raggiungere una posizione senza pagare pegno? Nel primo caso non basta indossare un cappello da hipster (ai miei tempi si diceva “fricchettone”) per diventare giovane: sei solo un vecchio con un cappello da giovane, si sente infatti dire Josh. Nel secondo è inutile piangersi addosso. Il suocero a questo proposito è chiarissimo: Josh vorrebbe i suoi stessi successi senza essere disposto alla stessa cattiveria. Jamie invece non ha scrupoli. Lui è giovane.
Saul Stucchi
GIOVANI SI DIVENTA
Regia: Noah Baumbach
Interpreti: Ben Stiller, Naomi Watts, Adam Driver, Amanda Seyfried
97 minuti, 2014, USA