Ah, gli Inglesi: se non esistessero, bisognerebbe inventarli! Nessuno come loro sa barcamenarsi così bene tra culto della tradizione e innovazione, tra regole e eccezioni, tra società e individuo. Su queste dicotomie si basa il film The imitation game, diretto Morten Tyldum. Su queste e altre, come fedeltà e tradimento, mente umana e macchina in grado di elaborare dati autonomamente (la mamma del computer!), rispetto delle convenzioni e salti oltre gli steccati della “normalità”.
Il film racconta la vita di un genio che salvò la patria per riceverne in cambio soltanto oblio e disprezzo. Alan Turing, infatti, dopo la seconda guerra mondiale fu condannato per omosessualità e costretto a seguire una cura ormonale che ne compromise l’equilibrio psichico e la capacità di lavorare, spingendolo al suicidio, compiuto nel 1954 all’età di soli 41 anni. Fu suo il merito di aver inventato la macchina in grado di decifrare i messaggi che i nazisti si scambiavano criptandoli con Enigma. Turing capì che solo una macchina poteva competere quel sofisticatissimo elaboratore e gli sforzi del gruppo a cui venne messo a capo furono tutti indirizzati a creare dal nulla quello strumento di decodificazione. Ma una volta realizzata Ultra (per gli amici Christopher), c’era bisogno di un’altra idea geniale per restringere il suo campo di ricerca. E l’escamotage fu, in pratica, lo stesso che permise a Champollion di decifrare i geroglifici egizi…
Il protagonista è interpretato da un convincente Benedict Cumberbatch, abituato al ruolo di genio scontroso e spocchioso, impersonando Sherlock Holmes per la TV (la quarta serie è prevista per la fine di quest’anno). Attorno a lui ruota una ristretta squadra di menti raffinate – anche se paragonati al lui paiono dei dilettanti allo sbaraglio – di cui fa parte anche l’estroversa Joan Clarke (Keira Knightley). Idee, tentativi, scontri, innamoramenti, crisi di ruolo, bombe su Londra e tanto altro ancora si inanellano in un film che procede quasi sempre fluidamente, una volta date per scontate le semplificazioni e spettacolarizzazioni che la storia paga inevitabilmente al cinema.
Saul Stucchi
THE IMITATION GAME
Regia: Morten Tyldum
Interpreti: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Charles Dance, Mark Strong, Rory Kinnear
113 minuti, 2014, USA e Gran Bretagna