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Voi siete qui: Teatro & Cinema » “Dopo il silenzio” emozione e calorosi applausi in sala. E poi?

20 Novembre 2014

“Dopo il silenzio” emozione e calorosi applausi in sala. E poi?

Una volta Trockij ha detto qualcosa del genere: “il giorno più brutto per un rivoluzionario è quello che viene subito dopo la vittoria”. A significare che dai sogni, dai progetti, dalle ambizioni e dalle promesse bisogna passare ai fatti e tornare coi piedi per terra dopo aver toccato l’empireo delle emozioni. Bisogna fare i conti con la quotidianità, con i problemi più banali come con i più complessi, con la meschinità dell’uomo, ovvero degli uomini fatti di carne, ossa e sangue. Pensavo a questa frase l’altra sera, mentre scrosciavano gli applausi al termine della prima dello spettacolo Dopo il silenzio al Piccolo Teatro Grassi di Milano. Era possibile (era giusto?) distinguere gli applausi che andavano alla compagnia da quelli indirizzati a omaggiare il Presidente del Senato Pietro Grasso presente in sala, a quelli in memoria delle vittime della mafia?
Dopo_silenzio2Che l’emozione sia alla radice del testo “Liberi tutti” di Grasso (su cui è basato lo spettacolo) è comprensibile: il magistrato ha vissuto in prima linea molti degli avvenimenti cruciali di una buona parte della storia repubblicana. Ma anche noi cittadini comuni (naturalmente ciascuno con il proprio grado di approfondimento e comprensione del complicatissimo eppure basicamente elementare fenomeno della mafia) abbiamo un “vissuto” che ha a che fare con la mafia. Dunque il richiamo alle emozioni fa sicuramente presa sugli spettatori. Impossibile non emozionarsi riascoltando il vibrante appello alla conversione lanciato da papa Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento a nemmeno un anno dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Ma non sfugga il particolare sottolineato dall’attore Sebastiano Lo Monaco: il pontefice abbandonò il testo del discorso ufficiale per parlare a braccio. L’emozione si diffuse tra i fedeli come una scossa elettrica, la stessa provata dagli spettatori l’altra sera. E poi?

In scena tre personaggi, interpretati senza sbavature da Lo Monaco, Mariangela D’Abbraccio e Turi Moricca. Il ragazzo giustifica l’affiliazione a una cosca con la mancanza di vere alternative: il lavoro, quando c’è, è sottopagato e senza prospettive. Meglio guadagnare mille euro al giorno con lo spaccio di droga, possedere un intero arsenale d’armi e mettere paura piuttosto che provarne. Certo, il decalogo del bravo mafioso ha comandamenti che oscillano tra il tragico e il grottesco (“non può entrare in Cosa Nostra chi non ha valori morali” e nemmeno chi ha un parente stretto nelle forze dell’ordine), ma se si finisce in carcere, la “famiglia” provvederà alla famiglia.
Qualcuno si è ribellato a questo schema, ha squarciato il velo di omertà che copre la realtà e ha puntato il dito contro il re nudo: la mafia è semplicemente violenza e sopruso, altro che onorata società dai saldi principi morali di derivazione nientemeno che templare! Ma è stato isolato, quando non ha pagato con la vita.
1414595970_sebastiano_lo_monaco_-_mariangela_dabbraccio-foto_di_tommaso_le_pera-dopo_il_silenzioUn altro vertice emotivo, probabilmente il più intenso dello spettacolo, è il ricordo della vicenda di Rita Atria, la giovane che collaborò con Borsellino consentendo l’arresto di molti mafiosi e che si suicidò pochi giorni la strage di Via D’Amelio, sentendo di aver perso un secondo padre dopo quello che gli era stato ucciso dalla mafia. La profanazione della sua tomba compiuta dalla madre è un episodio da tragedia greca che gela il sangue e insieme rivela gli abissi del cuore umano, non soltanto di una civiltà della morte (come la chiamò papa Wojtyla nel discorso sopra citato).

Bisogna imparare a non aver paura, trovare il coraggio di cambiare, fare quotidianamente il proprio dovere (che si faccia il magistrato, il postino o l’insegnante…), rifiutare la violenza e la strada del guadagno facile, dicono marito e moglie al ragazzo. Tutto bello, tutto chiaro, soprattutto sull’onda dell’emozione. E poi? E poi tornano alla mente le parole rivolte ai mafiosi da Rosaria Costa, vedova dell’agente di scorta a Falcone, Vito Schifani, pronunciate alle esequie nella cattedrale di Palermo. Quelle che seguono lo spezzone audio riprodotto in scena: “io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare… Ma loro non cambiano… […] …loro non vogliono cambiare…”.
Saul Stucchi
Foto di Tommaso Le Pera

dal 18 al 23 novembre 2014

Dopo il silenzio
di Francesco Niccolini e Margherita Rubino
regia Alessio Pizzech
dal testo “Liberi tutti” di Pietro Grasso
con Sebastiano Lo Monaco, Mariangela D’Abbraccio, Turi Moricca
scene Giacomo Tringali
costumi Cristina Da Rold
musiche Dario Arcidiacono
luci Luigi Ascione
interventi video Giacomo Verde
co-produzione Associazione SiciliaTeatro, Teatro “Tina Di Lorenzo” – Noto

Piccolo Teatro Grassi
Via Rovello 2
Milano

Orari: martedì, giovedì e sabato, 19.30; mercoledì e venerdì 20.30; domenica 16
Biglietti: platea intero 33 €, ridotto 21 €; balconata intero 26 €, ridotto 18 €

Informazioni e prenotazioni:
tel. 848.800.304
www.piccoloteatro.org

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