Dal 22 marzo al 10 aprile, in prima nazionale, andrà in scena al Teatro Franco Parenti di Milano lo spettacolo “Il sosia”, dall’omonimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, pubblicato nel 1846.
Nella sua affollatissima lectio magistralis, Paolo Nori ricordava mercoledì sera proprio al Parenti, che la prima edizione del romanzo non ebbe successo, a differenza di “Povera gente” che l’aveva preceduto di pochissimo. “Il sosia” è un libro “strano” nella produzione dello scrittore russo e fin dall’uscita divide, più che altre sue opere, i lettori in detrattori ed estimatori. Lo stesso Nori confessa in “Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij” (Mondadori): “A me, per esempio, l’ho letto tre volte, non riesce a piacermi. Mi sfugge l’idea”.
Sull’altro versante, quello degli estimatori, deve trovarsi invece il regista Alberto Oliva, autore del progetto e regista dello spettacolo. L’adattamento è invece firmato da Fabio Bussotti che è uno dei due interpreti. L’altro, nel ruolo del titolo, è Elia Schilton.

Si tratta dell’ottava “riduzione” (mai come in questo caso il termine è insieme limitante e fuorviante) che Oliva mette in scena da opere di Dostoevskij. Penso di averle viste tutte, “Dalle notti bianche” a “L’idiota”, passando per “Delitto e castigo” e “Il topo del sottosuolo” (cercatene, se volete, le recensioni qui su ALIBI). La notizia dirà poco al lettore, ma serve a fargli meglio comprendere quanto sia intenso e di lunga durata il rapporto di Oliva (e di Mino Manni che con lui ha costituito la compagnia de “I demoni”) con lo scrittore russo e, di riflesso, l’attenzione di chi scrive queste righe al loro lavoro.
Come ho già avuto modo di dire, da inizio anno sto rileggendo, al ritmo di dieci pagine al giorno, “I fratelli Karamazov”, ora nella nuova traduzione di Claudia Zonghetti per Einaudi. Bene: nelle pagine di ieri Ivan Karamazov discuteva febbricitante nientemeno che con il diavolo, in uno sdoppiamento frutto del suo delirio.
Seduto sulla poltroncina del teatro pensavo a questa coincidenza e a una seconda che ora vi espongo. Entrambi gli attori sul palcoscenico hanno qualcosa di borgesiano. Schilton per aver recitato, sempre al Parenti, nello spettacolo “Cita a ciegas – Appuntamento al buio” di Mario Diament, in cui il suo personaggio dialogava proprio con lo scrittore argentino, impersonato da Gioele Dix.
Bussotti, invece, ha scritto un romanzo intitolato “Il cameriere di Borges”, in margine al quale lo intervistai giusto dieci anni fa (andatevi a leggere quanto diceva sul tema della memoria e dell’oblio a proposito del suo mestiere di attore).
E quale scrittore se non Borges è il caso di evocare per il gioco di specchi, di riflessi e di rimandi, di confusione e sovrapposizione tra originale e copia che costituisce l’anima (ovviamente doppia) di questo spettacolo? Un Dostoevskij à la Borges o – meglio ancora – un Dostoevskij à la Borges lettore di Dostoevskij.

Supportato da Csaba Antal per le scene e da Paolo Casati per le luci, Oliva ha creato sul piccolo palcoscenico della Sala AcomeA un articolato cubo magico con cui spiazza lo spettatore a ogni cambio di scena, dalla carrozza allo studio del medico all’ufficio della burocrazia.
Più che raccontarlo agli altri, il protagonista Goljadkin cerca di convincere se stesso di quanto va dicendo, ovvero che la maschera lui se la mette soltanto a carnevale. E invece è un indeciso a tutto e pagherà il suo tentativo di fuga dalla prigione del conformismo sprofondando nel pozzo della pazzia, così come Ivan Karamazov cade nella delirante scissione del proprio sé per aver spinto troppo oltre l’indagine sui grandi misteri della vita.
“Il sosia” anticipa già quello che poi tornerà nei romanzi della maturità di Dostoevskij: il mistero più insondabile del cosmo è nascosto nel nostro cuore e tutti gli specchi del mondo non possono mostrarcelo.
Saul Stucchi
Il sosia
dal romanzo di Fëdor Dostoevskijprogetto e regia Alberto Oliva
adattamento Fabio Bussotti
con Elia Schilton e Fabio Bussotti
scene Csaba Antal
luci Paolo Casati
musiche originali Gabriele Cosmi
video Alberto Sansone
costumi Simona Dondoni
assistente alla regia Fabrizio Kofler
produzione Teatro Franco Parenti
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro Franco ParentiVia Pier Lombardo 14, Milano
Quando
Dal 22 marzo al 10 aprile 2022Orari e prezzi
Orari: consultare il sito del teatroDurata: 1 ora e 30 minuti senza intervallo
Biglietti: I settore intero 30 €
II settore intero 22 €; ridotti 15/18 €
Galleria intero 18 €; ridotti 15 €
Tutti i prezzi sono da intendersi più prevendita