Ebbene sì, ho visto anch’io il film di cui tutti parlano: Odissea di Christopher Nolan (2026). Devo aggiungere, però, che non mi ha convinto del tutto. Naturalmente il mio è solo un modesto parere personale di qualcuno che capisce un po’ di cinema, ma non troppo. Non so se in futuro avrei avuto modo di parlare di Nolan, perché gli stessi dubbi che provo verso Odissea li ho provati anche per altri suoi lavori.
Per una volta farò diversamente dal solito. Invece di raccogliere notizie sul film e sul regista, dirò quelle che sono le mie perplessità e le qualità che la pellicola presenta, per poi chiudere con quanto altri hanno detto. Il mio primo pensiero, una volta terminato il film, è stato: perché così corto? Sarebbe bastata qualche altra ora e sarebbe diventata una delle serie che vanno tanto sulle piattaforme (e magari ci hanno già pensato).
Aggiungo un particolare. La RAI, quando ancora riusciva a essere un servizio pubblico, nel 1968, mandò in onda uno sceneggiato (allora si chiamavano così) che – rivisto oggi – non ha nulla da invidiare e in molte occasioni è decisamente superiore al lavoro di Nolan. L’Odissea di Franco Rossi è sempre disponibile su RaiPlay.
E a proposito del testo, non solo per il mio lavoro passato, mi è accaduto di leggere l’Odissea di Omero (se poi è veramente esistito). La ritengo, anche in italiano, un’opera notevole e che procede quasi fosse un thriller, con suspense e con continue sorprese: una delle qualità che, secondo me, nella versione americana, vengono a mancare. La sceneggiatura, molto libera, o tralascia parti della storia o ne inventa altre: immagino accada per far scorrere più velocemente la vicenda, ma le scelte continuano a lasciarmi perplesso.

Ad esempio, i personaggi femminili (che sono una parte fondamentale) vengono ridotti; manca anche tutta la sensualità che le donne, dee o semidee sapevano mostrare a Ulisse. [Devo tacere di Circe, affascinante mangiatrice di uomini, ridotta a una vecchietta con cui – giustamente, nel film – Odisseo non giace.]
Non capisco proprio perché Nolan abbia cassato in toto l’episodio del pacifico popolo dei Feaci, presso il quale l’eroe di Itaca si trova a raccontare tutte le peripezie subite, inventando al suo posto lo stratagemma di Calipso che cerca, con il loto, di far dimenticare il passato a Ulisse.
E come questo avrei altri esempi che non mi hanno convinto: il soldato lasciato a guardia del Cavallo, la strana evoluzione della Telemachia, il riconoscimento tra padre e figlio e altri.
E, per chiudere con la trama, ho trovato insopportabile (leggi: americanata) l’uccisione dei proci, pardon, dei pretendenti: sembrava, per la durata e per le riprese, un classico scazzottamento da western o da film d’azione, targato USA.
Al contrario, mi sono piaciute alcune scene girate nel mare. Sopra tutte, ho apprezzato l’isola delle sirene, avvolta dalle nebbie: non sono un gran conoscitore di arte, ma mi portava alla mente quadri del Settecento e dell’Ottocento svizzeri e tedeschi.
Mi ha favorevolmente sorpreso come viene rappresentato Agamennone, tacito, enorme, e anche Penelope: donna affascinante, nonostante il passare degli anni.
Però, perché “questa” Odissea?
Una mia idea è che l’industria del cinema, dopo aver saccheggiato i miti dei fumetti, dei supereroi, dopo aver tradotto in immagini storie fantasy (Il signore degli Anelli etc…), stia cercando un nuovo filone. Se penso a come, negli ultimi anni è stato presentato la meravigliosa epica greca (Troy, 300 e similari), allora il lavoro di Nolan assurge a livelli altissimi. Ma, se considero la ricchezza del mondo greco, trovo anche questa Odissea piuttosto misera.
Come premesso, lascio la parola agli altri.
In primo luogo, i critici, cinematografici e no: sono letteralmente spaccati tra chi giudica questo film un capolavoro e chi lo giudica un’opera incompleta.
Nel complesso, comunque, tutti o quasi esaltano la fotografia (Hoyte van Hoytema), la musica (Ludwig Göransson), gli effetti speciali (Andrew Jackson, Scott R. Fisher) e l’abilità tecnica del regista. Su questi aspetti concordo anch’io.
Tuttavia, considerando che Christpher Nolan firma anche la sceneggiatura, viene da chiedersi cosa abbia voluto dirci partendo dal poema omerico. I critici favorevoli dicono che alla base della pellicola ci sono il ripudio della violenza e della guerra e, in particolare, la figura di Ulisse.
Tutti hanno notato come Odisseo non sia il classico eroe vincente, ma un uomo tormentato da sensi di colpa, che deve fare i conti con i propri fallimenti. Secondo Nolan, Ulisse per tutto il film cerca di capire gli errori commessi, sempre a causa dell’uso sbagliato della sua intelligenza.
Anche se Itaca rappresenta la meta desiderata, raggiungerla non elimina il peso delle azioni commesse lungo il percorso. In questo modo si spiega anche il nuovo finale che il film propone rispetto al racconto omerico: Odisseo non resta tranquillamente a regnare su Itaca, ma parte in compagnia di Penelope, dopo aver compreso il prezzo delle sue imprese e il peso della violenza che ha contribuito a generare.
Prima di chiudere, devo aggiungere un’ultima notazione: la continua minaccia dei “popoli del mare”. Se ho ben capito, il regista americano con questa citazione vuole farci capire che siamo alla fine di una civiltà (quella degli eroi omerici), che verrà soppiantata da un’altra.
Dal momento che la fine della civiltà potrebbe essere applicata anche alla nostra, per non dimenticare, è fondamentale che la memoria sia coltivata grazie al canto (o al cinema).
Note e osservazioni
Non ho parlato di Christpher Nolan. Dico solo che Sir Nolan è nato nel 1970 a Londra e poi è stato naturalizzato americano. Dei suoi film, ricordo con piacere la trilogia del Cavaliere Oscuro (2005-2012) e poi – ma con meno piacere – Inception (2010), Interstellar (2014), Dunkirk (2017) e Oppenheimer (2023).
Tra i meriti che io ascrivo al film di Nolan c’è l’uscita nelle sale nel periodo estivo. Di solito in questo periodo non arrivano nei cinema prime visioni, perché si pensa che non sia una stagione che tira: l’esempio dell’Odissea dimostra proprio il contrario.
La studiosa autrice della traduzione dell’Odissea a cui Nolan dice di essersi ispirato è Emily Wilson. Nella sua recensione, in un primo tempo ringrazia Nolan per averle fatto vendere moltissime copie, ma poi stronca senza appello il film.
Un’osservazione divertente è la stroncatura della pellicola da parte di Elon Musk: il magnate sostiene che questa Odissea è un piano woke per distruggere la civiltà occidentale.
Per tornare alle cose serie, vorrei chiudere con un articolo che mi è stato mandato da amici. L’articolo è di Nicola Gardini e, per chi volesse leggero, è stato pubblicato sul mensile Finzioni. Sintetizzandolo, Gardini sostiene che questo Ulisse, mentre nel poema cerca di allontanarsi il più possibile da Troia, nel film invece non guarda avanti, ma indietro: non trionfa, ma rimpiange.
L S D
Odissea
- Regia: Christopher Nolan
- Soggetto: dall’Odissea di Omero
- Sceneggiatura: Christopher Nolan
- Interpreti: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Samantha Morton, Zendaya