Mambo di Alejandra Moffat (traduzione di Federica Niola, per La Nuova Frontiera, 2025) narra la storia di Ana, una ragazzina che è costretta a crescere nascosta, con la sua famiglia, in una foresta per la situazione politica cilena negli anni Ottanta.
Nel romanzo non si parla mai apertamente di cosa succeda in città. Né di quanto la dittatura abbia gravato sul popolo cileno e sugli oppositori.
Questa presenza oscura porta le ragazzine a crescere in una sorta di silenzio che, inconsapevolmente, le rende infelici. Questo dovuto anche al fatto che le azioni della madre e del padre sono enigmatiche e, ai loro occhi, misteriose. Questo perché il padre e la madre cercano al contempo di mantenere la propria vita – per quanto possibile – segreta alle figlie e tenerle lontano dai loro timori, dallo sconforto, dalla paura con i quali devono convivere.

In un periodo segnato dal timore e da scontri violenti, i genitori di Ana e Julia usano ogni mezzo a loro disposizione per proteggere l’innocenza delle figlie. Perché sono consapevoli che l’infanzia è una fase cruciale e che l’innocenza è al tempo stesso un tesoro e una protezione. Stabiliscono così regole di comunicazione, come cambiare i propri nomi, e non parlare con gli sconosciuti, per creare un mondo più vivibile in cui il peso del pericolo sia latente e in qualche modo attenuato.
Ana e sua sorella Julia sanno di dover stare attente a non incrociare mai la strada di estranei o di soldati che potrebbero minare la fragile tranquillità delle loro vite. I giochi, i disegni, codici segreti e il vivere a contatto con la natura e con gli animali fanno scoprire ad Ana quanto la tenerezza possa essere un rifugio, ma anche un modo per contrastare la paura. Perché, nel bosco, non vivono solo le lucciole ma anche il temuto puma, che, anche se non lo hanno mai visto, le spaventa ed è il simbolo della dittatura che domina sul Cile.
La famiglia della protagonista è sempre in allerta e pronta alla fuga, cosa che a un certo punto avviene. La ragazzina descrive anche le passeggiate notturne della madre o gli strani disegni del padre, il tutto è sempre permeato, però, da un’opprimente atmosfera di ordine e controllo di cui lei e i suoi sono testimoni.
A lungo andare, i folletti che infestano la loro casa nella foresta si trasformano in soldati guidati da Pinochet che, nell’immaginario delle due ragazzine, ha la forma di una terribile Aquila, che incombe sempre sulle loro vite.
Con l’avvicinarsi della fine della dittatura, le due sorelle si ritrovano a vivere sempre più vicine alla città e hanno a disposizione un numero crescente di persone con cui parlare, sebbene la tutela della propria identità, e soprattutto dei sentimenti e delle emozioni che essa racchiude, rimanga prioritaria fino alla fine del romanzo.
Man mano che le due ragazzine prendono coscienza della situazione che le circonda sembra che la vitalità dei loro genitori si affievolisca. Questo perché sono stremati dal continuo esser vigili e vivere nell’incertezza. L’entusiasmo, con cui proponevano i giochi che insegnavano alle figlie a nascondere le proprie vite, diminuisce, mentre l’angoscia, la disperazione e la paranoia sembrano intensificarsi.
Dopo la dittatura e la clandestinità, finisce una parte della sua vita. Ana capisce cosa significhi la perdita e il dolore che ne deriva. Cose queste che Ana impara ad accettare e con cui finisce per convivere.
Claudio Cherin
Alejandra Moffat
Mambo
Traduttore Federica Niola
La Nuova Frontiera
Collana Liberamente
2025, 192 pagine
17 €