Oltre a essere interessante e toccante, offre molti spunti di riflessione lo spettacolo itinerante “Medea per strada” con Elena Cotugno che ne ha curato la drammaturgia con la collaborazione di Fabrizio Sinisi (mentre l’ideazione e la regia sono di Gianpiero Borgia).
Per le strade di Milano
Spettacolo “itinerante” nel vero senso della parola: l’attrice ha infatti recitato all’interno di un furgone che, partito dal Teatro Franco Parenti, ha percorso per circa un’ora le strade congestionate di Milano (e delle altre città italiane in cui lo spettacolo è stato in cartellone).
La prima considerazione venuta alla mente riguarda la vivacità del teatro fuori dal teatro, dai suoi luoghi deputati e canonici, con riferimento in particolare – per ragioni cronologiche – alle performance di Alex Cecchetti sul Louvre e all’inno a Shakespeare di Serena Sinigaglia nel Cortile delle Armi del Castello Sforzesco (ma il pensiero va anche alle sempre emozionanti rappresentazioni di Archivio Zeta al Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa).
In secondo luogo a chi scrive – e forse anche agli altri compagni di viaggio – è venuto da chiedersi cosa pensassero gli automobilisti e i passanti incrociati ai semafori di corso Buenos Aires, di viale Regina Margherita (la Rotonda della Besana!), del quartiere Maggiolina, di viale Fulvio Testi…
Buttando un occhio all’interno del furgone bianco, tra le tendine dei finestrini, potevano vedere una scena perlomeno inconsueta: una bella ragazza seduta su una poltrona, di spalle rispetto all’uomo che era alla guida (il regista Borgia) e di fronte invece ad altri passeggeri sistemati sui sedili del furgone.
Il viaggio di Medea
Concentrando l’attenzione per la durata di un semaforo rosso avrebbero visto la ragazza gesticolare con le braccia e spostarsi spesso una ciocca di capelli (forse si sarebbero accorti che indossava una parrucca). Degli altri passeggeri avrebbero colto gli sguardi tra il sorpreso e il basito, soprattutto in quelli che tenevano tra le mani la bustina di un preservativo… Ma cosa stava succedendo lì dentro?! Che fosse il caso di chiamare i vigili urbani o addirittura la polizia?
È però il caso di dare qualche informazione in più ai lettori. “Medea per strada” racconta il viaggio di una ragazza rumena che lascia il paese per cercare lavoro e fortuna in Italia. Che le cose andranno diversamente lei lo comprende ancora prima di sbarcare in Puglia. Ci penseranno alcuni uomini a farglielo capire. Non che sia ingenua, la ragazza. Sa che deve pagare per lo spazio che occupa nel paese in cui si trova e salda il debito nell’unico modo che può.
In Italia si innamora del suo “Giasone”, un barese dalla pelle bianca come porcellana e dai capelli rossi. Vive in una casettina e sembra poter coronare il suo sogno: avere una famiglia. Ma Medea fa la prostituta e le traversie sopportate durante il viaggio (che la puzza dello scarico del furgone in qualche modo contribuisce a rendere ancora più realistiche) sono tutt’altro che finite.
La catena del mito
Così, tra una strofa dell’inno rumeno e una di quello italiano, tra un semaforo e un centro massaggi orientale là fuori (il metateatro anche fuori dal teatro!) si dipana il racconto di Medea, straniera, donna di strada e madre.
E nella mente dello spettatore si affollano pensieri, ricordi di altri spettacoli sul tema della prostituzione (“Malamore” e “Temporaneamente tua”) e reminiscenze classiche (da Euripide ad Apollonio Rodio), mentre gli occhi si spostano dalle lunghe gambe dell’attrice ai volti degli altri passeggeri per tentare di scoprirne le reazioni (e magari notare differenze tra uomini e donne…) e le orecchie si concentrano sulle parole sempre più taglienti che fanno a pezzi compromessi, illusioni e speranze, in un crescendo che mette in luce la forza magnetica del mito che impone la ripetizione ciclica delle medesime vicende.
Rimane un dubbio, diciamo antropologico: quando le donne hanno smesso di seguire l’esempio civilizzatore di Inanna Ishtar? La selezione della specie si fa a letto…
Saul Stucchi
Dal 22 al 25 giugno 2017
Medea per strada
- con Elena Cotugno
- drammaturgia di Elena Cotugno
- con la collaborazione di Fabrizio Sinisi
- ideazione e regia Gianpiero Borgia
- Realizzazione scena Filippo Sarcinelli
- Luci Pasquale Doronzo
Spettacolo itinerante a bordo di un furgone per 7 persone
Biglietto: 25 €
Teatro Franco Parenti
via Pier Lombardo 14
Milano
Informazioni:
Tel. 02.59995206