Premio Strega 2026 – Libro 10 di 12
L’invenzione del colore, di Christian Raimo
Il Premio Strega 2026 è ormai stato archiviato, il vincitore proclamato – non senza polemiche – e l’attenzione è già rivolta alla prossima edizione. Io invece proseguo nella mia personale “Missione Premio Strega 2026”, giunta alle ultime battute.
Siamo ormai arrivati alla doppia cifra per letture e recensioni con L’invenzione del colore di Christian Raimo, pubblicato nel 2026 da La nave di Teseo, casa editrice che quest’anno ha raggiunto la dozzina con due opere, senza però riuscire a conquistare la finale. E questo nonostante Raimo, nelle prime fasi del concorso letterario, fosse indicato tra i principali favoriti per la corsa alla vittoria.
Christian, ormai cinquantenne, inizia a sognare il padre Raffaele, morto una decina d’anni prima per una malattia probabilmente legata al suo lavoro. Raffaele Raimo era stato dipendente e poi dirigente della Technicolor, azienda che ha avuto un ruolo chiave nell’invenzione dell’ENR, un processo che ha trasformato il trattamento del colore nel mondo del cinema a livello mondiale.
«“È una storia su tuo padre quindi?”
“Sì. No. Poi lui certo mi appare in sogno.”»

I frequenti sogni legati alla figura paterna, assente ma pur sempre presente, portano l’autore a iniziare un’indagine sulla vita personale e professionale del padre. Ripercorre, così, quelle che sono state le tappe più importanti della vita di Raffaele Raimo, cogliendo l’occasione per fare, parallelamente, un’indagine su di sé, sulla propria vita e sul mondo. (A tal proposito, una coincidenza: Christian Raimo cita Carlo Giuliani a pagina 311, parlando con un dipendente il cui colloquio di assunzione si svolse il 20 luglio 2001, giorno in cui Giuliani fu ucciso a Genova. Io quella pagina l’ho letta proprio il 20 luglio: il caso).
L’idea di partenza del romanzo – complice forse anche la casa editrice di pubblicazione e la mole del romanzo – mi ha subito richiamato alla mente La traversata notturna di Andrea Canobbio, finalista al Premio Strega 2023. Anche il libro di Canobbio ruota attorno alla figura del padre, ingegnere e da sempre affetto da depressione, e si muove all’interno della città di Torino, grande protagonista della sua indagine narrativa. Raimo, invece, usa il cinema e il colore come strumento chiave per condurre la sua ricerca, muovendosi nella Roma delle grandi industrie e all’interno di diverse realtà, che riguardano non solo la sua famiglia, ma anche altre persone e, più in generale, la società contemporanea.
Il tema del rapporto con la figura genitoriale, più o meno conflittuale, è del resto ricorrente in numerosi romanzi recenti: basti pensare al vincitore della scorsa edizione, L’anniversario di Andrea Bajani (Feltrinelli, 2025), che ricerca le ragioni dell’allontanamento di un figlio dalla propria famiglia, o a La casa del mago di Emanuele Trevi (Ponte alle Grazie, 2023), che ricostruisce un ritratto del padre e del suo studio-appartamento, luogo di ricerca e di riscoperta per l’autore stesso.
Detto questo, a lettura terminata, il romanzo di Raimo si presenta ben diverso rispetto a quello dei colleghi che hanno esplorato il tema del rapporto genitore-figlio.
Luciana Castellina, nella motivazione a supporto della sua candidatura al Premio Strega, definisce L’invenzione del colore come un romanzo «che parla di amore, di malattia, di lotte, di lavoro, di famiglia, di cinema, di scuola, di Dio […]».
Christian Raimo, in effetti, attraversa numerose tematiche nel suo libro, tanto da renderne difficile la sua classificazione entro un genere preciso: storia familiare, autobiografia, saggio sulla tecnica ENR e sui suoi effetti nel cinema, romanzo di autofiction. L’autore si muove su diversi piani, intrecciando sfera privata e sociale, relazioni familiari e sentimentali, rapporti con la scuola e i suoi studenti, il ricordo del padre e della Technicolor, senza tralasciare frequenti cenni letterari, filosofici e cinematografici, che elevano la qualità del suo testo.
Questo intreccio di storie, di trame e di memorie genera una narrazione dinamica, talvolta dispersiva. Raffaele, Paolo, Gadda, Veronica sono figure che si muovono come pedine tra le pagine, proprio come l’autore e voce narrante si muove nella sua vita, facendosi trascinare dagli avvenimenti e dal flusso dei ricordi.
E in questo movimento, in questo scavo del passato, emergono anche le pagine buie della carriera lavorativa del padre, che viaggiano di pari passo con la metamorfosi delle realtà industriali, la fine di un grande sogno legato allo sviluppo della tecnologia, il deterioramento di vite e rapporti umani.
Christian Raimo non tralascia nulla, è sincero, mantenendo al contempo un registro linguistico elevato e un tono ironico. Confessa tutto ai suoi lettori, senza censure. Non solo: racconta della sua carriera da professore, della relazione con Gadda e della loro separazione, parla della sorella Veronica, scrittrice e traduttrice in attività, autrice del romanzo Niente di vero, vincitore del Premio Strega Giovani 2022, in cui narra in chiave ironica della propria famiglia di origine, compreso il fratello maggiore Christian.
L’invenzione del colore è un romanzo che parla d’amore e di dolore, di sogni e di grandi delusioni, di bellezza e di fallimenti. È un libro denso, non particolarmente lungo, ma comunque impegnativo: non nego che alcuni capitoli e passaggi abbiano messo a dura prova la mia attenzione e la mia curiosità.
Il testo vuole dire tanto, e credo che a me sia arrivato solo in parte. Non per demerito dell’autore, che ancora una volta dimostra la sua abilità narrativa, ma per aspettative diverse, che alla fine non si sono realizzate come immaginavo.
Insomma: dozzina sicuramente meritata, lettura consigliata, ma leggete prima i testi finalisti.
Ilaria Cattaneo
Christian Raimo
L’invenzione del colore
La nave di Teseo
Collana Oceani
2026, 384 pagine
20 €