L’ultima volta che sono stato al Museo Archeologico di Padova o Museo Eremitani – sul finire del 2024 – vi ho scoperto, per caso, la mostra Elio Armano Terrestre. Antologia di terracotta curata da Stefano Annibaletto e Francesca Veronese.
Dagli stessi curatori è allestita ora – inaugurata lo scorso primo maggio, si potrà visitare fino al 25 ottobre – la mostra Sandra Marconato. Oracoli: per me un’altra graditissima sorpresa.
Pur riconoscendomi una certa rigidità di giudizio in fatto di utilizzo dei musei storici e archeologici come cornice espositiva per opere di arte moderna e contemporanea, il più delle volte rimango positivamente colpito dal dialogo che si crea tra due mondi distinti ma poi non così distanti.

È proprio il caso dei lavori della padovana Sandra Marconato, scomparsa dieci anni fa, di cui l’anno prossimo ricorrerà il centenario della nascita.
Il pannello di sala che presenta la sua figura ai visitatori ne riassume così il portato: «La sua è stata una presenza discreta ma incisiva, fatta più di lavoro che di dichiarazioni, più di sostanza che di racconto, e proprio per questo capace di lasciare un segno profondo e duraturo».
Nelle prime sale del percorso museale sono esposte alcune sue opere. Figura antropomorfa del 1979, in lana, lino, canapa e paglia, è appesa sopra un pavimento in opus tassellatum rinvenuto in via Cesare Battisti nel 1955. Osservandola sembra di vederla muoversi, messa a confronto con la solida stabilità dei monumenti funerari romani (ma una teca custodisce uno dei pezzi più preziosi e delicati dell’intera collezione archeologica, ovvero la bottiglia pseudo-diatretum trovata nella cosiddetta tomba 3 della Clinica Pediatrica scavata nel 1997).

Dieci elementi mobili del 1976 – in lana, lino e paglia – campeggiano su un altro pavimento in opus tassellatum, questa volta rinvenuto in via Santa Lucia, quasi un secolo fa (nel 1928). E poi Nicchie del 1979 e Involuzione del 1973, “in dialogo” con altri pezzi della raccolta archeologica.
Dal testo di sala cito un altro brano che spiega meglio di queste mie righe la tensione tra i due mondi, distinti ma, appunto, non distanti: «Qui, nelle sale del Museo Archeologico, gli arazzi sembrano sottrarsi alla gravità. Scendono dall’alto o forse risalgono dal basso, come se un moto lento li attraversasse, e si dispongono sopra i mosaici romani senza mai toccarli, in una distanza carica di tensione. È uno spazio sospeso, in cui il tempo non si sovrappone ma si stratifica: sotto, la trama minuta delle tessere, percorsa da riverberi; sopra, le fibre leggere, quasi respiranti».
È un piacere per la mente e per il cuore visitare un museo di antichità attento a conservare il filo che lega tra loro i secoli (e intanto mi risuona nelle orecchie, come un mantra, il verso «Succedono le età, meravigliose…» della canzone Esco dei C.S.I., ascoltata a Villafranca di Verona nel tour In viaggio).
Saul Stucchi
Sandra Marconato. Oracoli
Informazioni sulla mostraDove
Museo EremitaniPiazza Eremitani 8, Padova
Quando
Dal 1° maggio al 25 ottobre 2026Orari e prezzi
Orari: da lunedì a domenica 9.00 – 19.00Biglietti: intero (senza Cappella degli Scrovegni) 11 €; ridotti 9/5 €