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Voi siete qui: Biblioteca » Da Feltrinelli “Almanacco dei viventi” di Maurizio Maggiani

16 Settembre 2026

Da Feltrinelli “Almanacco dei viventi” di Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani narra (e celebra) la fatica di ogni giorno, ciò che rimane della vita e di chi l’ha vissuta. Per farlo lo scrittore in Almanacco dei viventi (Feltrinelli, 2026) ha radunato prose e scatti raccolti in una vita.

Le immagini ritraggono sconosciuti e oggetti abbandonati, poggiati da qualcuno che poi non ha avuto il tempo di riprenderli. Per sbadataggine o per vaghezza. Negli oggetti fotografati permane la storia di chi li ha posseduti e poi abbandonati: su un tavolo, su una panchina, su un muricciolo. L’ombra umana rimane e permane nelle immagini per rivelare la quotidianità, la stanchezza dopo una giornata di lavoro, abbozzi di vita che andrebbero perduti.

Le immagini in bianco e nero si legano a quelle a colori e a quelle catturate dagli smartphone per raccontare momenti imperfetti: una smorfia, un gesto, un sorriso di cui nessuno si accorge. A un certo punto immagini e parole sembrano sostenersi. Vivere l’una insieme all’altra in equilibrio. Complice anche l’uso di una lingua e di una scrittura che evita gli eccessi.

All’autore – che ha vinto diversi premi, tra cui lo Strega nel 2005 – non interessa dimostrare la propria bravura. Né fare di questo libro composito un esercizio di stile. Semmai l’intento è quello di inseguire e raccontare il volto umano. E dare voce a tutti coloro la cui vita sembra, agli occhi dei più, scontata.

Quando non medita – perché Almanacco dei viventi è un libro di meditazioni più che di storie inventate o epiche − Maggiani ricostruisce le azioni, gli atti mancati, le emozioni sottili di quegli uomini e di quelle donne che ha ritratto. Dà forma alla vita, secondo un’idea di pura filologia quotidiana del possibile. Ovvero riscrivere ciò che è accaduto o è potuto accadere senza inventare troppo. Maggiani scrive di atti che si ripetono nel tempo. Che di epico e inventato hanno molto poco.

In modo diretto, quasi evangelico, l’autore porta al centro della sua riflessione − tramite un volto tra la folla, durante i funerali di Berlinguer − il valore che ha avuto l’essere iscritti al sindacato o esserne parte attiva. Lo scrittore constata come nel gesto manuale sia insita una dignità che dava alle vite delle famiglie di pochi decenni fa. Ruolo che gli agricoltori, i meccanici e i muratori continuano ad avere anche in una società globale e perciò liquida nella quale si è immersi.

Dai frammenti di vita − che siano uno sguardo, una smorfia o un sorriso abbozzato, non ha importanza – emerge anche la malinconia che viene a un certo punto, quando si prende coscienza che bisogna convivere con il tempo e il dolore.

Non c’è consolazione nelle parole dell’autore, semmai una serena rassegnazione. Quella stessa che percorre tutti i racconti contenuti ne I sillabari di Goffredo Parise.

Insito in quest’opera è anche il bisogno di raccontare lo scorrere del tempo, cosa che compare un po’ in tutti i testi raccolti in questo libro.

Claudio Cherin

Maurizio Maggiani
Almanacco dei viventi
Feltrinelli
Collana I Narratori
2026, 176 pagine
25 €

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