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19 Settembre 2026

“Racconti dello Zodiaco” di Hermann Broch

Spaesamento, epifanie improvvise, un’inquietudine sottesa, un mondo che si rivela misterioso, oltre alla fine di un’epoca e con essa di un mondo sono questi i temi che legano i Racconti dello Zodiaco (traduzione di Nino Muzzi per Castelvecchi, 2025) del mitteleuropeo Hermann Broch.

I racconti – in tutto cinque, di media lunghezza e tutti in terza persona – hanno come protagonisti donne e uomini che si trovano di fronte a un mondo che all’improvviso gli appare diverso da come gli è apparso per mesi o anni.

Come accade ad Andreas, protagonista del primo racconto intitolato Un leggera delusione. Andreas, passeggiando, scorge un palazzo che prima di allora non ha mai notato. L’inaspettato spaesamento che lo prende lo porta a ripensare alla città e ai quartieri che considerava «familiare» come arcani. Così si spinge a cercare di capire meglio.

Dopo aver vagato ed essere arrivato ai piani alti del complesso, il giovane incontra Melitta, una giovane donna che fa lavori umili per mantenersi. E da lei si fa dare delle informazioni, sbuca in un negozio di pelletteria nel quale l’invadente proprietario cerca di convincerlo a comprare le cose che vende. Uscito dal negozio la città gli appare di nuovo familiare.

In una nuvola che passa lo spaesamento è quello di una giovane donna che sta andando alla funzione. La strada che molte volte ha percorso e il mondo le appaiono all’improvviso un luogo da cui guardarsi. Le persone che incontra − un uomo del popolo che non la guarda nemmeno e una coppia di turisti che si stanno facendo fotografare – la spaventano e il suo corpo è preso da un’inquietudine sottesa. Complice anche la strada che a quell’ora della mattina è deserta e le appare come una possibile fonte di pericolo. Un pericolo che prima di allora non ha mai provato. Si convince che il motivo di ciò sia il crollo dell’Impero Austro-ungarico. E che il mondo non sia più un luogo sicuro, ma soggetto al caos.

In Una sera paura l’immaginazione fervida di un giovane uomo lo porta ad ascoltare una conversazione che ha per tema il bisogno di un’ingente quantità di soldi e di un suicidio combinato di due amanti, seduti al tavolo vicino al suo. Quanto è solo un sogno della ragione? Quanto reale? Che il protagonista del racconto sia stato preso da una improvvisa paura tale da lasciarlo assistere al suicidio della sua amante? Hermann Broch non dà molte spiegazioni. Si fa maestro dell’ambiguità e riesce a confondere il lettore.

Nel racconto Il ritorno a casa il protagonista − un olandese, commerciante di pietre preziose – cerca una camera da affittare. Anche lui, come gli altri protagonisti, vaga in un mondo silenzioso e lucente ma immerso nel mistero che gli trasmette una certa inquietudine. Solo quando raggiunge un chiosco e chiede informazioni la tensione viene meno.

Nella seconda parte del testo l’olandese entra nella casa di una baronessa che per difficoltà economiche è costretta ad affittare le camere del suo appartamento, illudendosi, per quanto possibile, di vivere la vita che faceva prima della morte del marito. Qui il motivo di spaesamento non è solo legato a un mondo che appare ostile, ma anche da un legame profondo ma anche vincolante tra la baronessa e la giovane figlia. A cui sembra preclusa ogni possibilità di riscatto o di affermazione, finché la madre sarà in vita.

Nell’ultimo racconto che si intitola Lo specchio del mare ci si rivolge verso il passato. Verso un momento importante della cultura tedesca: il Romanticismo. Hermann Broch fa del protagonista un epigono del viandante. E lo spaesamento che si trova ne Lo specchio del mare si trasforma in un viaggio verso l’ignoto che molto ricorda i viandanti raccontati nella letteratura romantica e nei dipinti di Caspar David Friedrich.

L’uomo che non ha un nome è animato dal desiderio di contemplare il Sublime. «Quanto è vicino l’infinito al finito, l’incommensurabile al commensurabile nell’attimo del presente», dice a un certo punto il viandante che, pur avendo trovato una famiglia che gli offre un alloggio, sente il bisogno di riprendere il suo cammino in una terra densa di pericoli e non fermarsi.

Hermann Broch sembra riuscire, in questi cinque racconti, a descrivere le ansie di un tempo, la fine di un mondo e della sua ricchezza e la paura di nuove regole che non solo gestiranno l’ordine sociale ma faranno perdere privilegi e valori che sono stati tramandati a coloro che dovranno abituarsi a una nuova vita.

Claudio Cherin

Hermann Broch
Racconti dello zodiaco
Traduzione di Nino Muzzi
Castelvecchi
Collana Vele
2025, 112 pagine
16,50 €

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