La vecchiaia esiste e Tove Jansson ne La città del sole (traduzione di Alessandra Scali per Iperborea, 2026) ne fa un ritratto ironico, divertente quanto triste e con un sottile e immancabile rimpianto.
Il romanzo non è ambientato in Scandinavia ma a St Petersburg, in Florida, dove gli ospiti della pensione Butler Arms trascorrono gli ultimi anni di vita.
Anche nella quarta età le persone mantengono i segreti − c’è chi ha perso il coraggio di suonare pur essendo stato un pianista celebre – i rancori − chi scrive al figlio lunghe lettere che non spedisce – i silenzi − come le due sorelle che vivono appartate nel loro silenzio e nel loro mondo – le proprie virtù − chi invia denaro per filantropia − le ossessioni − chi tiene la contabilità ed è sempre irrequieta e di corsa – i propri vizi − chi finge di essere sordo quando gli conviene.

Nella pensione ci sono delle regole alle quali si deve sottostare, per il benessere di tutti i residenti. Così si capisce che l’immagine della veranda non è messa a caso. La «sedia assegnata resta quella per sempre: i nuovi arrivati non conoscono l’importanza di questa regola non scritta, ma piano piano imparano a seguirla alla lettera, come tutte le altre. Solo la morte, in senso proprio e non figurato, ha il potere di cambiare l’assegnazione delle sedie a dondolo a St Petersburg», si legge ad un certo punto.
È da lì che Mrs. Rubinstein, Miss Peabody, Mrs. Morris, Mr. Thompson e le sorelle Pihalga − i residenti di Butler Arms e protagonisti del romanzo − rielaborano il proprio passato seduti sulle sedie a dondolo, trasformando e arricchendo di particolari la vita che hanno vissuto. Ognuno da lì condanna o assolve gli altri. Da lì osservano il cielo cambiare, ascoltano la pioggia e annusano l’aria che sa di erba bagnata.
Altra regola non scritta della comunità è di non spaventare gli altri quando si muore e non lasciar a chi rimane alcun rimorso di coscienza. Dal momento che «ci rendiamo ridicoli da vivi, il minimo che possiamo fare è cercare di ritrovare un po’ di dignità quando tutto finisce». Forse questa è l’unica cosa «di cui preoccuparsi davvero», come sottolinea con divertito disincanto l’autrice.
I soli giovani che si muovono in questo mondo sono Linda, che lavora nella pensione, e il fidanzato, Joe, che fa la guida al Bounty, il vascello del famoso film. Entrambi aderiscono a una setta religiosa e vivono nell’attesa della parusia del Messia.
A Butler Arms non mancano le lunghe file al momento dei pasti, il cibo scadente, la noia di gesti e ritmi sempre uguali. Perché come afferma la direttrice novantenne, gli ospiti che vengono a vivere nella sua pensione «si aspettano che li proteggiamo». E la routine aiutata a non sentirsi perduti.
Anche il vivere nell’attesa di un ospite che accenda la curiosità, nell’attesa del ballo di primavera, permette ai pensionati di avere una piccola speranza che si fa conforto. Così anche la gita in pulmino al parco naturale di Silver Springs, in Florida, può diventare un evento straordinario.
Claudio Cherin
Tove Jansson
La città del sole
Traduzione di Alessandra Scali
Iperborea
Collana Gli Iperborei
2026, 304 pagine
19,50 €