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Voi siete qui: Biblioteca » Recensione di “La Bosnia profuma di pane” di Ivica Đikić

12 Ottobre 2026

Recensione di “La Bosnia profuma di pane” di Ivica Đikić

I protagonisti de La Bosnia profuma di pane di Ivica Đikić (traduzione di Marijana Puljić per Bottega Errante, 2026) sono un uomo e una donna, che dopo anni tornano nella cittadina di Duvno.
Josip Ljubas, detto Džop, ha lasciato la sua città negli anni Novanta, durante la guerra, dopo essersi attirato l’ira della sua famiglia e dell’intera comunità. Josip è colpevole della morte del fratello, che è andato in guerra al posto suo. Ed è morto.

Il senso di colpa, l’astio di suo padre e della comunità è diventato così insopportabile che Džop se ne è andato. Prima ha vissuto per circa trent’anni in Germania, rubando, rapinando e scontando pene detentive. Stanco di questo tipo di vita, a cinquant’anni, ha deciso di tornare nella sua città natale e aprire un panificio, perché diventare un fornaio gli sembra il solo modo per espiare le proprie colpe.

Anche Jelena Kolak arriva a Duvno negli stessi giorni; è tornata dalla Germania, dove suo padre Šimun è stato ucciso alla fine degli anni Ottanta. Gli abitanti di Duvno non sono contenti di nessuno dei due ‘nuovi cittadini’. Džop è ancora persona non gradita, mentre la presenza di Jelena fa sentire tutti colpevoli. Suo padre Šimun è stato un personaggio non amato nella piccola comunità e la sua morte, attraverso la presenza della figlia, fa sentire a disagio tutti.

La cittadina sta attraversando un momento critico, l’atmosfera è tesa, le tensioni palpabili perché non c’è il benessere tanto sperato. Il sindaco Jozo Barbarić, detto Jozan, e i suoi collaboratori − tra cui il più importante è Padre Ante − hanno portato in città ricchi investitori che pagheranno una cospicua concessione per l’utilizzo dei grandi impianti eolici vicini alla cittadina.

Sfortunatamente, accade qualcosa di mai visto a Duvno: non si alza un filo di vento per giorni. E gli investitori si sentono ingannati e non vogliono pagare il dovuto. La situazione peggiora sempre di più e il sindaco è sempre più preoccupato perché sente che la sua carriera politica e il suo benessere economico stanno per finire.

Con le sconfitte, con i dubbi e i traumi dei personaggi e della cittadina, Đikić riesce a rappresentare la mentalità (spesso) ristretta della piccola borghesia, rafforzata da una visione patriottica e religiosa, che mostra come le idee della piccola borghesia porti a una sconfitta.

La Bosnia profuma di pane è un romanzo in cui non ci sono personaggi felici, e la ragione è in gran parte da attribuire all’ambiente in cui sono cresciuti o, nel caso di Jelena, in cui si sono ritrovati. Anche la relazione amorosa tra i due è determinata da ciò che li lega a Duvno e ​​dalla mentalità chiusa che caratterizza la città.

La maggior parte dei cittadini contesta che tutti i lavori di costruzione dei parchi eolici di Duvno siano stati affidati a un’impresa edile di proprietà del nipote di Padre Ante. Ci sarà anche chi non protesterà perché è disincantato e rassegnato per come vanno le cose. Sembra che la storia non possa che ripetersi. E che la concordia non sia altro che un’idea.

Tutto quello che accade ai protagonisti è spesso la conseguenza non della loro volontà e dei loro desideri, ma dei drammatici eventi che si sono susseguiti, nonché della mentalità patriarcale e nazionalista che si è consolidata nel tempo. Gli anni Ottanta hanno portato alle scelte sbagliate degli anni Venti, sembra dire Ivica Đikić.

Lo scrittore usa un narratore onnisciente in terza persona e la prima persona con cui si esprimono Josip, Nada e Jelena. È grazie ai loro ricordi che si chiariscono tutti i legami che li uniscono. I personaggi sono molto realistici; i dialoghi efficaci; l’idillio ‘alla maniera di Ivo Andrić’ si insinua in alcuni passi del romanzo con successo.

Il finale del romanzo forte e di grande impatto è intriso di sarcasmo e di elementi grotteschi. Padre Ante celebra la Santa Messa per poi vedere, il giorno dopo quella messa, abbattersi una tempesta di una violenza inaudita. Così il Dio tanto evocato si fa giudice. E finisce per restituire un ordine che nella realtà non sempre c’è.

Claudio Cherin

Ivica Đikić
La Bosnia profuma di pane
Traduzione di Marijana Puljić
Bottega Errante Edizioni
Collana Estensioni
2026, 232 pagine
19 €

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