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Voi siete qui: Biblioteca » “Una bellezza terribile” di Edurne Portela e José Ovejero

10 Ottobre 2026

“Una bellezza terribile” di Edurne Portela e José Ovejero

Una bellezza terribile è un dettagliatissimo e scrupoloso romanzo storico, scritto a quattro mani da Edurne Portela e José Ovejero (traduzione di Bruno Arpaia per Voland, 2026). Romanzo nel quale si raccontano i sogni, le speranze di coloro che volevano un mondo diverso, più equo, e non volevano vedere bambini «girare scalzi in un febbraio ghiacciato, con padri assenti» costretti a non conoscere altro che la miseria e l’oppressione.

La narrazione abbraccia due continenti − l’Europa e l’America Meridionale − e un secolo di storia, quello che va dagli anni dopo la Prima guerra mondiale, passa per la dittatura di Franco, attraversa l’avvento del Nazismo e finisce negli anni Ottanta con il Peronismo in Argentina.

Il protagonista è Raymond Molinier, nato in una famiglia modesta, che presto ha compreso che serve un mondo più equo e più giusto per tutti. Le generazioni che l’hanno preceduto sono state incapaci di creare un mondo migliore e ormai sono composte da persone vecchie «per cambiare qualcosa», afferma a un certo punto il giovane. In lui c’è la rabbia di chi ha visto e subito prepotenze.

Fin da giovanissimo vuole un mondo migliore. Per questo si lega al mondo dei rivoluzionari. Raymond Molinier diventa in poco tempo un rivoluzionario convinto, obbligato a vivere e a crearsi nuove vite quando braccato e costretto a tradire coloro che ama in nome di un ideale si ritroverà a vivere in altri paesi, dove dovrà ricominciare da capo e reinventarsi la sua vita.

A un certo punto Raymond incontra Lev Trockij. Non solo vivrà con lui ma lo aiuterà a lasciare un’isola nel mar di Marmara per giungere in Francia. L’attività di Raymond sarà anche quella di scrivere volantini, fare proseliti, occuparsi delle ingerenze materiali di Trockij e della sua seconda moglie Natal’ja Sedova.

Poi, una volta che il politologo russo lo caccerà dal partito e dai preparativi della Quarta Internazionale, il giovane uomo parteciperà a uno sciopero nella Spagna franchista, sarà perseguitato e costretto alla fuga in America Latina, quando il Nazismo imperverserà in tutta l’Europa. Una volta raggiunto il nuovo mondo continuerà a diffondere le idee dell’ideologo russo in parte dell’America Latina. Però la dittatura argentina di Peron non sarà facile da aggirare.

La vita di Trockij che viene raccontata è una piccola parte: dagli anni Venti e agli anni Quaranta del Novecento. E lo si fa attraverso i ricordi di Raymond Molinier, Jeanne Martin des Pallières, Vera Lanis o Elisabeth Käsemann. Coloro che hanno condiviso la clandestinità del politologo russo.

Trockij è una figura dolente, perché è costretto a fuggire dalla Russia, ha visto mistificare le proprie idee, cancellare quanto fatto durante la Rivoluzione di Ottobre in Russia; ha visto disperdere la propria famiglia; non ha potuto piangere la morte di Zina, una delle sue figlie, braccata dalla Gestapo. Destinato a vivere in una fuga perenne fino a quando, approdato in Messico, sarà trucidato dai sicari mandati da Stalin.

In un mondo di idealisti e rivoluzionari il peso della vita quotidiana è sulle spalle delle donne: di Jeanne − una ragazza che proviene da una famiglia borghese, che si lega sentimentalmente a Raymond Molinier e finirà fortunatamente per trovare con Lëva, il figlio di Trockij, l’amore che le spetta – di Vera Lanis − una ballerina di rivista, avrà la sorte di legarsi a Raymond Molinier, da lui avrà un figlio e come Jeanne sarà lasciata per un’altra – o Aleksandra Sokolovskaja prima moglie di Trockij, e colei che l’ha introdotto al marxismo, che scomparirà nei gulag per volere di Stalin. Questo perché gli uomini non solo pensano a loro stessi e come dice, a un certo punto, Vera Lanis ma sono «sono abili a erigere statue a sé stessi».

Raymond Molinier, Jeanne Martin des Pallières, Vera Lanis o Elisabeth Käsemann non sono personaggi inventati, ma persone che hanno dedicato la loro vita alla rivoluzione. Di loro sono rimaste testimonianze, cartoline, foto, memorie. Molto si è perso, così gli autori si interrogano su quanto sia permesso alla scrittura di ricreare, di attribuire modi di pensare, rancori, speranze. Sempre però nell’ottica di non cadere nei cliché o «accettare una narrazione che trasuda maschilismo».

Portela e Ovejero sono alla ricerca di modi di pensare, di agire e di parlare che siano vicino agli uomini e alle donne rivoluzionarie di questo romanzo. A loro non interessa il verosimile ma il probabile. Ovvero il modo di pensare e di agire che possa essere più vicino al personaggio di cui scrivono.

Scrivere è disseppellire dalla bruma della Storia la vita così come poteva essere. E non l’impressione che si ha guardando una fotografia sbiadita. Riportare un’impressione sarebbe per i due scrittori semplicemente un’interpretazione, cosa che a loro non interessa. Alcune cose sfuggono, come il viaggio di Raymond del 1940 che Portela e Ovejero non esitano a definire «strampalato», perché parte da Londra giunge a Bruxelles, passa per Amsterdam e arriva in Francia e da qui riparte per Lisbona, infine, rientra a Londra.

È anche vero che narrare una storia, persino la nostra, è pur sempre un falsificare, «per farlo bisogna renderla intellegibile e dunque interpretare. In ogni persona c’è un’opacità che non si lascia mostrare».

Il paradosso della letteratura è quello di far scorgere, non mostrare. Questo perché riportare il passato in vita significa prendere una parte, staccandola dal contesto. Guardare verso il basso, non guardare dall’alto. Abbandonarsi alla finzione non sembra bastare a Portela e Ovejero, vogliono esser più vicini agli uomini e alle donne di questa storia.

Claudio Cherin

Edurne Portela, José Ovejero
Una bellezza terribile
Traduzione di Bruno Arpaia
Voland
Collana Intrecci
2026, 352 pagine
19 €

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