Dopo aver assistito al concerto di Massimo Zamboni e Angela Baraldi a Bologna, era inevitabile per me cedere alla tentazione di paragonare la loro performance con quella di Giovanni Lindo Ferretti, reduce e redivivo sul palco di Villa Arconati a Bollate.
La curiosità era tanta e l’aspettativa ancora maggiore e sicuramente le condividevo con il folto pubblico venuto ad ascoltarlo, se non a “ritrovarlo”. Diciamolo subito: Giovanni Lindo ha tenuto un profilo basso, dando vita a un’esibizione contenuta e più ancora – forse – trattenuta.
Gilet nero su camicia grigia scura e pantalone marrone da oratorio, il “cantore” (per usare il termine che lui stesso preferisce per “cantante”) ha mantenuto le mani in tasca per tutta la durata del concerto, togliendole soltanto per afferrare la bottiglietta dell’acqua. In questa posizione, l’unico movimento che si concedeva era un lento e cadenzato dondolio da monaco penitente.

Il concerto ha avuto inizio – pur in ritardo sul programma – con parte del pubblico che ancora cercava il proprio posto a sedere (chi l’avrebbe detto, vent’anni fa, che saremmo finiti ad ascoltare Ferretti seduti?!). Lui è rimasto in ombra, un leggero sorriso a ricambiare gli applausi dei fans.
“No, non ora, non qui” e l’incipit di Depressione caspica è sembrato l’allusione più adatta a registrare quella sensazione di reciproco disagio che si respirava nella splendida cornice dei giardini di Villa Arconati. Al terzo o quarto brano Giovanni Lindo ha inforcato gli occhiali da vista ed è stato probabilmente il segnale convenuto con i fotografi che hanno abbandonato lo spazio di fronte al palco.
La distanza col pubblico più che fisica era però d’atmosfera. “Tutto va, ma non va, non va, non va”. Parole sante. Ma soprattutto mi ha folgorato l’avvertimento: “Non fare di me un idolo, mi brucerò; trasformami in megafono, m’incepperò”. Ecco: l’avevamo trasformato in megafono del nostro disagio esistenziale e lui si è inceppato.
A ciascuno il proprio viaggio e la fatica di percorrerlo; a ciascuno la responsabilità di cercarsi compagni ed eventualmente guide, ma lui in quel ruolo non ci voleva stare e non ci è stato.

L’aspetto che funziona meno dello spettacolo sta nella scelta di utilizzare basi registrate, sparate a volume da discoteca della Bassa, ottenendo un effetto deprimente da Emilia paranoica.
Sul palco Ezio Bonicelli al violino e Luca A. Rossi (entrambi ex Üstmamò) alla chitarra elettrica si sono spesi con energia, almeno al confronto col buon Ferretti, tanto che viene da domandarsi se quel “A cuor contento” scelto come titolo del concerto non sia più sarcastico che ironico.
Tre ragazzi napoletani seduti nella fila dietro di me non si capacitavano dell’ostentata riservatezza del cantante e commentavano “neanche buonasera e grazie dice!”. Hanno dovuto attendere fino alla fine dell’esibizione per ascoltare l’unico ringraziamento della serata. Per fortuna prima si sono potuti gustare qualche vecchia e gloriosa perla delle ere CCCP e CSI. Del resto, veniva da concludere, “m’importa una sega (ma fatta bene, che non si sa mai!)”.
Saul Stucchi
La prima foto è di Angelo Redaelli (many thanks to), la seconda di Saul Stucchi
A CUOR CONTENTO
GIOVANNI LINDO FERRETTI IN CONCERTO
7 luglio 2011 ore 21.30
con:
Giovanni Lindo Ferretti – voce
Ezio Bonicelli – violino, chitarra elettrica
Luca A. Rossi – basso, chitarra elettrica, batteria elettronica
Festival Villa Arconati
Via Fametta
Castellazzo di Bollate (MI)
INFO: Ufficio Cultura 02 35005520 – Numero Verde 800 47 47 47
www.festivalarconati.it