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8 Maggio 2026

Da Einaudi “La notte nel cuore” di Nathacha Appanah

Sono tre le donne a emergere dal buio della violenza di cui Nathacha Appanah scrive nel romanzo La notte nel cuore (tradotto da Cinzia Poli per Einaudi, 2026), candidato al Premio Strega Europeo 2026.

A legarle l’una all’altra è il loro essere vittime della crudeltà degli uomini. Che siano mariti o compagni o amanti fa poca differenza. Sono donne legate da quel sottile sentimento che è la vergogna che, a un certo punto della loro vita, le ha fatte tacere. E sottrarsi dal chiedere aiuto o fuggire.

Queste tre donne rimangono invischiate in un mondo di minacce. In un mondo di soprusi silenziosi all’interno delle mura domestiche. E finiscono per soccombere. Una viene investita da un’auto, l’altra fu colpita a una gamba prima di essere bruciata viva. La terza riesce a scappare e a sopravvivere. Gli assassini, neanche a dirlo, sono gli uomini che dicevano di amarle. I nomi delle donne sono Emma e Chahinez Daoud e Nathacha, l’autrice del romanzo.

Raccontare diventa per Appanah – nata e residente in Francia da genitori provenienti da Mauritius − l’unico modo per riappropriarsi della propria vita. E mostrare prima di tutti a se stessa (e poi agli altri) quale sarebbe stata la sua fine se non fosse riuscita a fuggire dall’uomo – un poeta – di nome HC.

Senza alcuna esitazione l’autrice ripercorre i sei anni con HC, che ha conosciuto quando aveva solo 17 anni (lui di anni ne aveva 50). Dicendole che l’amava non solo l’ha allontanata dalla sua famiglia, ma l’ha legata a sé tramite una dipendenza psicologica alla quale la diciassettenne non ha saputo ribellarsi.

Gli uomini di queste storie si dimostrano sempre premurosi e gentili; ma qualche tempo dopo si mostrano preda di una gelosia cronica, del bisogno di possesso e animati da un cieco bisogno di sopraffazione.
Questo porta le donne lentamente, e in nome dell’amore, a ritrovarsi in un vortice fatto di abusi psicologici e violenze fisiche che presto − e dolorosamente − diventano quotidianità.

La gelosia morbosa, la paura, il controllo ossessivo della vita da parte di un uomo a cui si deve rendere conto, la perdita di autostima, i ripetuti stupri, i sensi di colpa e la vergogna onnipresente diventano la normalità.

La scrittura, allora, diventa l’unico mezzo per denunciare. Forse per capire l’oscurità che lega le donne agli uomini abusatori. E la loro impossibilità di essere ‘persone’. Le prime perché finiscono per piegarsi e anche quando riescono a trovare la propria strada, magari allontanandosene, rimangono legate nel profondo ai propri aguzzini. Gli uomini perché capaci solo di considerare le donne delle proprietà.

«La paura che le donne provano per gli uomini. Paura del padre, del marito, del fratello, dello zio, del cugino, dell’uomo che incontrano per strada. Essere ridotte a nulla, al silenzio, nonostante tutta la loro istruzione, i loro studi, le loro parole e la loro ambizione di emancipazione. Diventare preda» sono gli anelli che formano le catene che lega molte – troppe − donne.

Appresa la notizia dell’omicidio di Chahinez Daoud, Nathacha Appanah sente che non può evitare di interessarsi al caso. Raccontare la storia di Chahinez Daoud, una donna algerina, diventa una necessità. Soprattutto perché questa ragazza sembrava invincibile, eterna e soprattutto libera.

Ricostruire, come solo può fare una scrittrice − e una donna −, quello che è accaduto è un compito che serve a lei, come ex vittima, ma anche a tante altre donne che si troveranno a leggere il libro. E sapranno che, no, non sono sole. Non sono sbagliate. Il racconto che ne fa Appanah è anche un monito: non lasciatevi, donne libere, risucchiare in questi vortici di violenza.

Nathacha Appanah − la donna, la scrittrice e la vittima che è ancora nella parte recondita del suo animo – non ricostruisce i fatti. I fatti non bastano. E forse non servono. Per quello non solo ci sono gli investigatori. Ma riporta alla luce quello che Chahinez ha pensato o provato. Così entra nel mondo della ragazza algerina. Entrare nel suo sguardo e cercare non tanto di immedesimarsi, quanto sciogliere i nodi che un’inchiesta, anche se ben eseguita, non riuscirà mai a definire. In una parola negozia con l’ombra di una vittima.

L’altra storia che entra nella mente e nella scrittura di Nathacha è quella di Emma, ​​la cugina di suo padre originaria di Réunion. Una storia che l’avvicina alle sue origini. La storia di Emma sarebbe potuta benissimo essere la sua, se i suoi genitori non fossero emigrati in Francia. Anche lei come Emma non si sarebbe potuta sottrarre in un mondo dove il patriarcato esiste ancora e al quale poche donne di Mauritius riescono o posso sottrarsi.

Nathacha racconta le crepe impercettibile ‘agli altri’, questo perché la casa in cui avvengono le violenze diventa ‘un mondo a parte’, e chi non la vive non può immaginare l’aspirale di buio e di bugie che si raccontano a se stesse e agli altri per apparire normali.

La notte nel cuore mostra anche come la stampa sensazionalizzi gli eventi, incolpi e a volte persino diffami e le disonori le donne. L’autrice mostra anche come nelle indagini di Emma e di Chahinez ci siano lacune, errori e i fallimenti nelle procedure che suonano come condanne, rafforzando il senso di impunità degli uomini colpevoli.

Emma muore tre volte: prima sotto le ruote dell’auto del marito; poi a causa della sua cancellazione durante il processo, dove il marito assassino diventa la vittima; e infine il giorno del suo funerale, quando ottiene il permesso di lasciare la custodia e di assistere, in manette, alla rimozione del corpo di Emma.

La notte nel cuore di Nathacha Appanah ha vinto il Prix Renaudot des Lycéens e il Prix Femina 2025, ed è stato finalista al Prix Goncourt.

Claudio Cherin

Nathacha Appanah
La notte nel cuore
Traduzione di Cinzia Poli
Einaudi
Collana Supercoralli
2026, 232 pagine
19,50 €

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