Può sembrare strano per l’età che ho – oggi spegnerei cinquantacinque candeline se ci fosse una torta abbastanza spaziosa per ospitarne tante – ma non ho mai posseduto un giradischi.
Per fortuna però ho trascorso un lungo periodo, tra l’adolescenza e l’università, durante il quale ho potuto utilizzare quello di mio fratello maggiore. Da tempo il suo impianto hi-fi giace scollegato dagli altoparlanti nel mio box auto.

Non ci ho mai prestato attenzione (tanta è la roba accumulata, tra ritagli di giornale, libri, documenti e quant’altro) ma ultimamente quando ci poso gli occhi sopra il senso di colpa bussa al mio cuore e lo strizza.
Così ho deciso di rimediare, in qualche modo. Procederò per gradi perché le risorse di tempo e di denaro sono quelle che sono in questo periodo. Ma l’obiettivo è chiaro nella mia mente: riportare all’antico splendore l’insieme di dispositivi allocati in un mobiletto protetto da un’anta di vetro.
Giusto in questi giorni Facebook ha avuto premura di ricordarmi la mia tappa al pronto soccorso nel 2020, agli esordi del coronavirus, per fortuna in codice verde. Motivo: mi ero fatto cadere sullo stinco della gamba destra il mobiletto dell’impianto hi-fi.
Mi è rimasta la cicatrice: a memento. Un Ulisse alle prese con la sua personale odissea di ricordi, rimpianti, rimorsi e rimozioni. Ne scrissi qui su ALIBI, in quello che ritengo uno dei miei articoli più belli (o, almeno, a me più cari): s’intitolava Io, Saul Stucchi, ho letto “I Fratelli Karamazov” al PS.
Oggi ho ricevuto come regalo di compleanno un giradischi: il mio primo giradischi. Niente di trascendentale: l’album in vinile che vedete nella foto – acquistato in un momento di inconsulta euforia qualche settimana fa – mi è costato appena 20 euro in meno… Sapevo al momento di installarlo che non mi avrebbe garantito la stessa qualità audio di quello semi-professionale di mio fratello, ma tant’è: lo considero un primo passo.

Così ho trascorso buona parte della giornata di oggi a mettere dischi sul piatto, sentendomi una via di mezzo tra Hans Castorp al sanatorio Berghof (se non avete mai letto La montagna incantata – o magica che dir si voglia – di Thomas Mann, è giunto il momento per rimediare!) e l’ispettore Morse nel suo piccolo appartamento di Oxford, alle prese con l’amato Wagner.
Io ho iniziato il mio personale viaggio a ritroso nei ricordi ascoltando alcuni dischi – LP a 33 giri, ma anche qualche 45 giri – degli Smiths. E di colpo mi sono ritrovato seduto al tavolo del salotto, con il piano ingombro di libri e quaderni del liceo (e l’immancabile Smemo…) che non riuscivo ad aprire, preferendo di gran lunga concentrarmi su quello che ascoltavo nelle cuffie, peraltro molto più comode di quello che indosso in questo momento, che però sono wireless.
Dovrei spiegare al figliolo ventenne che non ha mai maneggiato un lettore Mp3, né tantomeno un lettore di CD, come si posiziona un vinile sul piatto e poi si fa calare dolcemente la puntina?
Di questo passo temo che finirò con il riattivare la linea fissa per comprare un telefono a disco. Ma non sono così vecchio! Il nostro primo apparecchio aveva già i tasti…
Saul Stucchi