Con la rappresentazione pomeridiana di oggi, domenica 7 maggio, si chiuderà la prima milanese dello spettacolo Notti della compagnia SlowMachine, in scena al Teatro Menotti. È e insieme non è un adattamento de Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij.
Diretto da Rajeev Badhan che ne cura anche le luci, i video e le musiche, mentre la drammaturgia è firmata da Elena Strada, ruota attorno alla domanda (che viene esplicitamente formulata): “come può essere rappresentata oggi una passione incontaminata?”. Ovvero, potremmo dire, è possibile – e come fare, nel caso – portare in scena un testo ottocentesco che tratta dell’amore e farlo comprendere a un pubblico in gran parte formato (e deformato, ma questo è solo un mio commento da boomer) dai social e dai talent show?

Che i giovani siano gli spettatori a cui principalmente guardano – e a cui un pochino strizzano l’occhio – il regista e la compagnia lo rivela il mix di tecnologie e linguaggi che vediamo in opera. Tra microfoni, videocamere e smartphone tre giovani, ma non più giovanissimi, s’incontrano a cena per parlare della messa in scena del celebre racconto di Dostoevskij. Ma “questo testo è impossibile da rappresentare!”, dice uno di loro, dando voce a un dubbio più che legittimo, ma che sappiamo smentito dalla lunga tradizione di rappresentazioni. Vengono in mente a chi scrive gli allestimenti di Corrado d’Elia e di Alberto Oliva.
In scena ci sono Elena Strada (che oltre alla drammaturgia ha curato anche le scene con Badhan, realizzate da Matteo Menegaz), Ruggero Franceschini e Alberto Baraghini. Nell’appartamento della coppia impersonata da Strada e Baraghini, intenta a preparare la cena, arriva l’amico (Franceschini). Si riforma dunque il triangolo della parte finale del racconto, ma qui l’iniziale convivialità lascia presto il posto prima al disagio, poi agli attriti prodotti dalla gelosia.

L’illuminazione ha un ruolo fondamentale nello spettacolo, così come il lucore delle notti pietroburghesi lo è nel racconto dostoevskijano. I due piani temporali vengono continuamente mescolati e la scelta di mantenere il “voi” nei dialoghi dell’opera originale conserva una patina d’antichità che allarga ancora più la distanza – percepita – tra il qui / ora e il là / allora. Si aggiunga che gli interpreti recitano la parte di personaggi che sono anche attori. Ma chi non lo è al giorno d’oggi? Infatti lei, a un certo punto, dice “è normale creare spot di sé stessi”.
Il “consumismo emozionale” dei giovani odierni viene provocato dalla proposta di confronto con il romanticismo degli innamorati di metà Ottocento (sia detto tra parentesi: i monologhi di Dostoevskij vincono facile, tanto che la loro recitazione da parte degli interpreti è tra le parti più intense dello spettacolo).
Confesso di aver nutrito qualche dubbio nella prima parte della messa in scena, ma via via che Notti si articolava sul palcoscenico, ne apprezzavo l’intento di dialogare con l’originale dello scrittore russo e insieme lo sforzo di “offrirlo” al pubblico più giovane. Ma mi sono anche ritrovato a pensare, ascoltando le loro risposte all’intervista sull’amore, che non sarà la bellezza a salvare il mondo, bensì l’intelligenza artificiale.
Saul Stucchi
Notti
da Fëdor DostoevskijRegia, luci, video, musiche: Rajeev Badhan
Drammaturgia: Elena Strada
Con: Elena Strada, Ruggero Franceschini, Alberto Baraghini
Assistente alla produzione: Alex Paniz
Scene: Rajeev Badhan/Elena Strada realizzate da Matteo Menegaz
Direttore della fotografia: Federico Boni
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Teatro MenottiVia Ciro Menotti 11, Milano
Quando
Dal 3 al 7 maggio 2023Orari e prezzi
Orari: da martedì a sabato 20.00Domenica 16.30
Durata: 75 minuti senza intervallo
Biglietti: intero 32 € + 2 € prevendita
Ridotto 16 € + 1.50 € prevendita