Confesso di non aver mai sentito parlare di Lenz Fondazione fino all’inizio di quest’anno. E prima di avere la possibilità di conoscere dal vivo questa realtà e le persone che se ne prendono cura, c’è stata la mediazione di un’intervista a Maria Federica Maestri dedicata al Macbeth, pubblicata su ALIBI Online lo scorso marzo. Poi, alla fine di giugno, è venuta finalmente l’occasione per vedere in azione i protagonisti del progetto. Ed è stato un week-end particolarmente intenso, articolato come un trittico.
Il Furioso al Tempio per la Cremazione
Il primo pannello del trittico è costituito dallo spettacolo Il Furioso, tratto dal poema cavalleresco di Ludovico Ariosto. Per la precisione dalla seconda parte, ovvero Il Furioso (2), che si articola attorno agli episodi 5 – 8, intitolati rispettivamente l’Illusione, la Follia, la Morte e la Luna.
Mentre la prima parte è stata ambientata al Museo Guatelli e all’ex Padiglione Rasori dell’Ospedale di Parma, la seconda è stata rappresentata al Tempio per la Cremazione di Valera (Parma). Essendoci arrivato, con un gruppo di colleghi, qualche ora prima dello spettacolo, ho avuto la possibilità di osservare come il Tempio si mimetizzi nella pianura parmigiana e allo stesso tempo se ne distingua come corpo alieno (e dall’effetto alienante). Al “prima” e “fuori” del tardo pomeriggio si sono contrapposti il “dopo” e “dentro” una volta calato il sole. Due mondi. Non è Il Furioso il poema dei due mondi, del resto?
Dello spettacolo Francesco Pititto ha curato la drammaturgia, l’imagoturgia e le scene filmiche, mentre Maria Federica Maestri si è occupata dell’installazione, degli elementi plastici e soprattutto della regia. La musica è a cura di Andrea Azzali.
Hanno dato vita ai personaggi gli attori Walter Bastiani, Frank Berzieri, Marco Cavellini, Massimiliano Cavezzi, Carlo Destro, Paolo Maccini, Delfina Rivieri, Carlotta Spaggiari e Barbara Voghera.
Che dire? Non posso nascondere al lettore il senso di disorientamento (misto a una vaga inquietudine) provato durante e al termine della rappresentazione. Dovuto non tanto all’originale sede (ho visto spettacoli in luoghi più strani”, come il Cimitero Militare Germanico al Passo della Futa), quanto piuttosto al mescolamento di vari elementi, di cui la sede era soltanto il primo. Vanno aggiunti gli insistiti giochi di luci e la recitazione degli attori “sensibili”.
E cito da un testo dello stesso Pititto per definire meglio l’aggettivo:
Iniziamo con la scelta di una denominazione sufficientemente rappresentativa: attore sensibile. Non che gli attori normalmente dotati siano insensibili ma questi quattro anni di esperienza, a contatto con questi nuovi attori, mi fanno propendere per una definizione che sottolinea la loro caratteristica fondamentale: la maggiore sensibilità verso ogni aspetto della vita.
I temi dell’amore e della follia sono affrontati in una scenografia che moltiplica, attraverso i giochi di luci, le figure (ricordate la risposta dell’indemoniato di Gerasa nel Vangelo di Marco? “Il mio nome è Legione, perché siamo in molti”). “Vedo la tua ombra” dice Bradamante a Ruggero…
Mentre assistevo alla performance mi si affollavano nella mente tanti ricordi e tentavo di “mettere a fuoco” attraverso il confronto con esperienze passate. Ho pensato alla proiezione del film “Cesare non deve morire” dei fratelli Taviani al Carcere di massima sicurezza di Opera: in quell’occasione mi aveva colpito la separazione tra carcerati ed “esterni” compiuta attraverso una semplice disposizione delle sedie.
Ho provato qui lo stesso senso di separazione, molto più intenso della separazione che impone un palcoscenico tradizionale (che, anzi, dovrebbe dissolversi allo spegnimento delle luci).
Una tavola rotonda senza la tavola
Domenica 26 giugno nel pomeriggio si è svolto negli spazi di Lenz Teatro a Parma un incontro, o meglio una “conversazione sulle nuove frontiere della ricerca teatrale contemporanea”, intitolata “La Lingua della Sensibilità”.
Non essendo un critico teatrale ma un semplice appassionato di teatro, ho preso il mio posto nel cerchio di sedie con l’intenzione di ascoltare e imparare. E così è stato. Coordinati da Daniele Rizzo di Persinsala, i partecipanti hanno espresso considerazioni, punti di vista e spunti d’analisi, chi leggendo un testo chi parlando a braccio.
“Sfuggire al linguaggio affermativo è il tentativo che deve compiere chi si trova a dover comunicare ciò che fa Lenz Fondazione”, è stato detto all’inizio dell’incontro, ma non sono convinto che il tentativo sia andato sempre a buon fine e del resto non sono mancate punte polemiche e qualche incrocio di frecciate.
Un bilancio in estrema sintesi? È stata un’esperienza sicuramente interessante e proficua. In particolare mi hanno colpito gli interventi di Aneta Mancewicz della Kingston University di Londra (con la quale nel pomeriggio di sabato avevo chiacchierato di Shakespeare. What else?) e di Eugenia García Sottile dell’Universidad Católica di Valencia. I loro mi sono parsi sguardi molto aperti sulla realtà italiana nel contesto di quella europea: una dimensione che non dovremmo mai perdere di vista.
È stato un bene che la tavola rotonda (senza tavola, peraltro) abbia generato più domande che risposte, proprio come fa o dovrebbe fare il teatro.
Atto terzo: Macbeth
Il 2016 è l’anno di Shakespeare, certamente. Per quel che mi riguarda, si sta in realtà rivelando l’anno del Macbeth. Dopo la versione cinematografica di Justin Kurzel, il Macbeth Banquet di Luca Radaelli, l’intensa rappresentazione allestita allo Young Vic Theatre di Londra e la versione con marionette della Compagnia Carlo Colla al Piccolo di Milano e prima della tappa estiva al Cimitero Militare Germanico al passo della Futa per assistere a uno spettacolo di ArchivioZeta che si annuncia memorabile e del grande finale con Branciaroli ancora al Piccolo di Milano si colloca il Macbeth di Lenz, un progetto realizzato in collaborazione con AUSL Parma – REMS (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza).
Com’è stato? Senza dubbio originale. Lascio la parola a Lenz:
Nel Macbeth sono diversi i nodi drammaturgici sullo stato psichico / fantastico / onirico dei protagonisti. I volti dei nostri attori sensibili saranno il transfert visivo (sociale, emozionale) per gli spettatori del Macbeth e la questione della follia e delle visioni di Lady Macbeth – Sandra Soncini, attrice storica di Lenz – e del suo consorte sono diventati materia vivente, atto violento rimembrato e rielaborato, allucinazione rimessa a fuoco in un contesto drammaturgico e di rappresentazione dell’opera reinterpretata dalla nuova scrittura del compositore Andrea Azzali.
In scena la sola Soncini, mentre in video comparivano Germano Baschieri, Mattia Sivieri, Ivan Fraschini e Daniele Benvenuti. Anche in questo caso Pititto ha curato drammaturgia e imagoturgia, oltre alla traduzione dal testo scespiriano, mentre la Maestri ha curato regia e installazione.
Il caldo soffocante di quella domenica di giugno ha ulteriormente intensificato il senso di claustrofobia generato dalle immagini dei filmati. Il tema dell’ambizione mi è parso scivolare in secondo piano, messo in ombra da quello, più urgente, della responsabilità e della presa di coscienza.
Ancora la parola a Lenz:
Il dialogo a distanza, reale e virtuale, tra l’attore detenuto nel suo luogo/castello e l’attrice performante nella sua scena teatrale diventa scambio di voci e sussurri di due Piramo e Tisbe contemporanei (nel mito i due erano giovani amanti costretti a parlarsi attraverso una fessura nel muro che divideva le loro case a causa dell’opposizione dei genitori, ndr); i due amanti e complici sono distanti e in mezzo sta il muro del vivere civile e della società reale.
Ho trovato molto brava la Soncini, mentre non mi ha convinto del tutto la sutura tra la recitazione dal vivo, presente, e quella registrata, mediata. Mi è parso che il senso di straniamento venisse più da una certa “dissonanza” tra le due componenti che da volute scelte drammaturgiche.
Ma questo è solo l’inizio, spero.
Saul Stucchi
Didascalie:
- Il Furioso, Lenz Fondazione – © Francesco Pititto
- Macbeth, Lenz Fondazione – © Francesco Pititto
IL FURIOSO (2)
#5 L’ILLUSIONE #6 LA FOLLIA #7 LA MORTE #8 LA LUNA
dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
- Drammaturgia imagoturgia scene filmiche Francesco Pititto
- Installazione elementi plastici regia Maria Federica Maestri
- Musica Andrea Azzali
- Performer: Walter Bastiani, Frank Berzieri, Marco Cavellini, Massimiliano Cavezzi, Carlo Destro, Paolo Maccini, Delfina Rivieri, Carlotta Spaggiari, Barbara Voghera
- Direzione tecnica Alice Scartapacchio
MACBETH
da William Shakespeare
- Testo e imagoturgia Francesco Pititto
- Installazione, elementi plastici e regia Maria Federica Maestri
- Musica Andrea Azzali
- Consulenza scientifica Rocco Caccavari
- Performer Sandra Soncini
- Performer in video Ospiti REMS di Mezzani
- Cura Elena Sorbi