Tra le parole di Ela, protagonista del romanzo di Daniela Dröscher Bugie su mia madre (traduzione di Flavia Pantanella per L’orma editore, 2025), si intravede il villaggio della Germania Ovest in cui la bambina vive negli anni Ottanta (in cui compaiono le voci di Helmut Kohl appena diventato Cancelliere, dei Verdi che accedono nel Bundestag e di Boris Becker che, nel 1985, vince Wimbledon).
Alla basa di questa narrazione è lo sguardo e i pensieri di Ela che racconta la sua vita e quella della sua famiglia. Un problema sembra gravare sulla vita quotidiana e familiare: il peso corporeo della madre della bambina. La donna è bella, testarda ma anche imprevedibile. Il corpo della donna sembra essere raccontato dalla figlia come quello di una persona estremamente soprappeso. A un certo punto ci si domanda se la donna sia veramente troppo grassa, come viene raccontata. È solo il riportare quello che sente dire da suo padre? O lo sguardo deformante di una bambina di sei anni?

Ogni giorno Ela assiste alle accuse che suo padre rivolge a sua madre. La incolpa di ostacolare (addirittura!) la sua carriera con il suo aspetto, perché è troppo vistosa. Da quel momento in poi, le diete entrano nella vita della famiglia e iniziano a limitare la donna.
Dröscher ha pensato il romanzo come la ricostruzione dello sguardo di una bambina di sei anni. Cercando di raccontare come questa vede le cose, come guarda il mondo, come la deforma. La scrittrice non si limita a fare della bambina il punto di vista. Rispetto ad altri romanzi con bambini come protagonisti, l’autrice vuole rappresentare come un bambino trasforma, con la sua immaginazione, le cose che vede e sente. Questo è il bello di questo romanzo.
Ancora: lo sguardo della bambina si sovrappone con quello della bambina divenuta donna, che ripensa al passato e si sa dare risposte. Così i due sguardi si sovrappongono per capire e ri-scoprire e verificare i ricordi. Ma si sa che la memoria è fallace. E l’infanzia mistifica il ricordo, perché ci sono molto spesso cose che solo un adulto può vedere.
Ciò che rimane nell’Ela adulta è l’intelligenza e il grande senso dell’umorismo.
I bambini sbagliano e si lasciano influenzare. Nonostante ami sua madre, Ela un giorno d’estate in piscina prova vergogna per il corpo della madre. E la guarda con malizia, quella con la quale gli abitanti del villaggio guardano la donna.
Quello che emerge è anche la figura del padre. Un uomo che si è fatto da sé, un uomo tipico degli anni Ottanta. Il suo è un comportamento meschino nei confronti della madre, che riflette la società di quel tempo.
Il romanzo si conclude nel 1986; il matrimonio dei genitori di Elia, no. I due restano insieme per qualche anno. Poi sua madre, quando le due figlie raggiungono la maggiore età, si separa dal padre e riesce a vivere la propria vita. Fuori dalla costrizione delle diete e dei continui rimbrotti del marito.
Claudio Cherin
Daniela Dröscher
Bugie su mia madre
Traduzione di Flavia Pantanella
L’orma editore
2025, 384 pagine
24 €