Estate 2025: facendo tappa – come ormai da tradizione – al canale di Corinto che, come una profondissima ferita taglia in due l’istmo di collegamento tra Peloponneso e Grecia centrale, sono entrato nell’ufficio turistico richiamato dalle splendide foto che decantano le bellezze dell’Ellade.
Pensavo di riconoscerle tutte, ma una mi ha colpito per la bellezza del sito a cui non sapevo abbinare un nome. Significava una cosa sola: ancora non c’ero stato! Chiedendo lumi all’impiegata ho saputo trattarsi dell’Heraion di Perachora, ovvero il tempio della dea Era (la moglie di Zeus) nell’omonima penisola che spunta in quella che un tempo era la regione della Megaride.

Un anno dopo eccomi a colmare la lacuna – imperdonabile per uno che gira da decenni la Grecia in lungo e in largo, isole comprese – visitando il sito archeologico di Perachora.
Prima sorpresa: l’accesso all’area è libero e gratuito. Seconda sorpresa: si può fare tranquillamente il bagno nella splendida baietta proprio sotto i resti del tempio di Era Akraia (che significa appunto “del promontorio”) e della stoà (portico) ellenistica.
Poco più sopra ci sono una cisterna sacra, a doppio abside; frammenti di mura; un’area destinata ai banchetti pubblici. Uscendo dall’area archeologica e salendo ancora più in alto, si arriva al piccolo faro, da cui si gode una vista magnifica, non soltanto del sito archeologico, ma anche del golfo di Corinto.

Se all’andata sono passato dal ponte mobile nei pressi del diolco, la strada che nell’antichità serviva per effettuare il trasferimento delle merci da una parte all’altra dell’istmo, prima del taglio dello stretto (lì ho dovuto attendere una ventina di minuti perché avevano la luce verde le imbarcazioni ed era ritirato il ponte per le automobili), al ritorno ho attraversato proprio il ponte che supera il canale di Corinto per rientrare nel Peloponneso dove sto trascorrendo i primi giorni di queste vacanze estive.
Saul Stucchi