Ieri sera, giovedì 11 giugno, si è tenuto all’Auditorium di Milano il secondo appuntamento della rassegna Schubertiade, il cuore del trittico dedicato al compositore scomparso prematuramente quasi due secoli fa: nel 2028 ricorrerà il bicentenario dalla morte. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Società del Quartetto di Milano e l’Orchestra Sinfonica di Milano.
Ad aprirlo è stata alla Sala Verdi del Conservatorio l’esibizione solistica di Gabriele Strata al pianoforte, martedì 9, mentre a chiuderla sarà – domenica 14 giugno alle 16.00, sempre al Conservatorio, il concerto dell’Orchestra Sinfonica di Milano sotto la bacchetta di Emmanuel Tjeknavorian, ancora con Strata al pianoforte.

Ieri invece il Maestro Tjeknavorian ha mostrato le sue doti di violinista, in tre delle quattro composizioni che hanno costituito il programma:
- Sonatensatz per pianoforte in Si bemolle maggiore D 28
- Sonata per violoncello e pianoforte in La minore “Arpeggione” D 821
- Sonata per violino e pianoforte n. 3 in Sol minore op. 137 D 408
- Trio per pianoforte, violino e violoncello n. 1 in Si bemolle maggiore op. 99 D 898
Se Strata può essere considerato il trait d’union dei tre concerti, partecipando all’intero ciclo, in qualche modo il beniamino di ieri sera è stato Jeremias Fliedl al violoncello. Essendo nato a ottobre, è di pochi mesi più giovane di Strata che giusto martedì ha festeggiato i suoi 27 anni. Il Maestro Tjeknavorian è del 1995: il che vuole dire che insieme i tre musicisti sul palco non facevano un secolo!

Lo scambio di sguardi e di sorrisi – oltre ovviamente alla musica che usciva dai rispettivi strumenti – diceva l’affiatamento, sia in trio che in duo. Il più scanzonato era proprio il più giovane, ma tutti e tre erano visibilmente contenti di suonare insieme e noi spettatori non abbiamo potuto che ringraziarli con calorosi applausi (peccato che non abbiano concesso nemmeno un bis!).
Sul «piacere sottile del musizieren, del fare musica insieme» dedica alcune considerazioni Guido Barbieri nella presentazione della Schubertiade sul programma di sala: «Franz era senza dubbio – a quanto dicono le scarne cronache – il divus della compagnia: cantava i lieder che aveva scritto il giorno prima (ne sono nati seicento in un pugno di anni…), suonava in trio o in quartetto insieme ai suoi amici, regalava i suoi Impromptus e i suoi Moments musicaux: generoso, instancabile, anche quando la salute non lo assisteva».
Piccola nota polemica: se la fantomatica “città dei 15 minuti” non fosse soltanto una chimera, ieri sarei riuscito ad assistere a un altro concerto dedicato a Schubert (ma non collegato alla Schubertiade). Mi riferisco all’evento inserito nel ciclo di concerti Cortili Sonori che prevedeva l’esecuzione, da parte di allieve e allievi del Conservatorio Giuseppe Verdi, del Quartetto per archi in re minore D 810, Der Tod und das Mädchen (La Morte e la Fanciulla) nel complesso di case del Comune gestite da MM in via Saint Bon.
Di 15 minuti, invece, è stata giusto l’attesa per la circolare 91 che dalla fermata di Romolo mi ha portato in zona Auditorium. Coi mezzi avrei impiegato quasi un’ora per coprire i sette chilometri che separano il quartiere Sella Nuova da Largo Mahler. Attese escluse. Ho dovuto rinunciare.
Saul Stucchi
Società del Quartetto di Milano
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Orchestra Sinfonica di Milano
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