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10 Giugno 2026

Strega 2026: “Occhi di bambina” di Marco Vichi

Premio Strega 2026 – Libro 6 di 12
Occhi di bambina, di Marco Vichi

Non solo gialli per Marco Vichi, che mette da parte il commissario Bordelli per dedicarsi a un romanzo più lontano dalle sue consuete atmosfere noir. Occhi di bambina, uscito per Guanda nel maggio 2025 e presente nella dozzina del Premio Strega, è la storia di Arianna, una bambina di sette anni, e di sua madre latitante. La storia si basa su fatti realmente accaduti e nasce dalla rielaborazione degli appunti che la stessa protagonista ha fornito all’autore.

«Quando molti anni fa, in una sera particolare, un’amica mi raccontò questa storia (la sua storia), pensai subito che prima o poi l’avrei scritta.»

Vichi scrive il romanzo in prima persona, dando voce alla bambina del titolo, che attraverso i suoi occhi di bambina – oggi adulta – racconta ciò che ha vissuto in quegli anni. Attraverso le sue domande, i suoi pensieri e le sue paure, il lettore entra nella storia, osservando il mondo con quegli occhi di bambina che danno forma all’intero romanzo.

Siamo nel 1985. Arianna ha sette anni e vive un’infanzia felice con i nonni a Firenze: ha molti giochi, può mangiare e fare ciò che vuole. Quando, però, le viene data l’opportunità di scegliere – «Vuoi andare dalla mamma o vuoi stare qui?» -, decide di raggiungere la madre a Parigi, perché non vuole lasciarla sola e sente troppo la sua mancanza. La madre di Arianna, rimasta incinta a vent’anni, è stata costretta a lasciare l’Italia per un motivo che verrà rivelato solo nella parte finale.

Questo espediente narrativo conferma la grande abilità di Marco Vichi come giallista: non svelando il mistero legato alla fuga della donna, mantiene alta la tensione e tiene il lettore incollato alle pagine, mosso dalla curiosità di scoprire la ragione dell’improvviso allontanamento e abbandono. La fuga della madre, del suo compagno e della stessa Arianna, trascinata in questa vicenda non senza rischi, durerà tre anni prima di giungere a un epilogo.

Arianna la vive con innocenza e leggerezza, senza troppo interrogarsi su ciò che sta accadendo. Lei ha scelto di stare con la madre, ma questa scelta la costringe trasferirsi, prima a Parigi e poi a Barcellona, a imparare lingue sconosciute, frequentare scuole nuove e nuove persone, stringere nuove amicizie, che dovrà lasciare poco dopo. Arianna è costretta ad affrontare continui cambiamenti e un’esistenza difficile, segnata da limiti e continue restrizioni.

«Ero piccola, in balia di “cose da grandi” che incombevano su di me e di cui non sapevo nulla, e ogni momento di piacere o di svago diventava un raggio di luce, che per contrasto appariva più caldo e più di quando ero a Firenze con i nonni e vivevo una vita piacevole e bella.»

La figura della nonna, presente sempre anche se a distanza, sarà essenziale per la bambina: nonostante le difficoltà, grazie al suo affetto, Arianna si sente amata e protetta, e può conservare la sua natura fanciullesca. Questo amore e questa protezione le permetteranno di vivere quella vita fatta di partenze, nascondigli e bugie con la semplicità e l’innocenza tipiche della sua età. Marco Vichi restituisce questa semplicità attraverso uno stile asciutto e un linguaggio delicato, che sono espressione dello sguardo puro della bambina.

Nel finale, quando viene rivelato il motivo della fuga, si assiste a un cambio di prospettiva: la percezione di pericolo avvertita da Arianna bambina si trasforma e si sposta su un altro piano. La leggerezza dell’infanzia lascia spazio al timore di ciò che sarebbe potuto accadere in quell’avventura in cui stata trascinata inconsapevolmente.

Nell’ultima parte del romanzo emerge la voce della protagonista adulta, amica dell’autore, che riflette sulle possibili evoluzioni della propria storia di bambina. Resta, però, una storia appartenente del passato, che non si può cancellare, ma può essere raccontata e ricordata nel suo risvolto migliore.

«Adesso tutta questa storia è acqua passata. […] Quando ci ripenso, mi sembra un passato lontano anni luce, quasi una vita non mia, che mi è stata raccontata da qualcuno. Ho voluto scriverla per non dimenticarla del tutto, perché riguarda comunque la mia vita.»

Marco Vichi dimostra ancora una volta la sua grande capacità narrativa: dà voce ad Arianna, ne adotta il linguaggio semplice, ma efficace, mettendo in scena la grande e unica forza espressiva dei bambini. Gli occhi di Arianna sono puri e sinceri: sanno cogliere il bello anche nelle situazioni più complesse e il suo sguardo, sempre consapevole, riesce a vedere anche ciò gli adulti non le mostrano.

Eppure Arianna si fa domande, a cui nessuno sa o vuole dare risposta. Cosa ha fatto davvero sua madre? Perché deve evitare certi luoghi? Chi la sta cercando? Domande che nascono e crescono con lei, che la turbano emotivamente, insieme alle partenze e ai cambiamenti. L’autore insiste su questo punto: i bambini vedono molto più di quanto gli adulti credano, ma non hanno ancora gli strumenti e le parole per restituire ciò che attraverso il loro sguardo.

Occhi di bambina è un romanzo che parla di passato, ricordi e dolore, ma anche di nuove opportunità. Il racconto di ciò che è stato – nella linearità e semplicità dello sguardo di una bambina, rappresenta il mezzo con cui esorcizzare le difficoltà e i traumi, affrontandoli e superandoli per poter guardare a un futuro concreto, senza altre fughe, e diretto alla libertà.

L’autore, nel romanzo e nelle interviste, ha sempre dichiarato che questa è la storia reale di un’amica, e che trasformarla in libro ha richiesto lavoro, tempo e la cura necessaria per trovare la giusta voce e il giusto sguardo per la sua protagonista.

Il romanzo si presenta così una forma di riscatto per quella bambina, oggi adulta: un modo per tradurre a parole lo sguardo di allora, le domande spezzate e le risposte all’epoca mai ricevute.

Occhi di bambina non rientra nella sestina finalista dell’ottantesima edizione del Premio Strega, annunciata il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento.

I sei titoli che accedono alla finale sono:

  1. Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi), 280 voti;
  2. Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), 242 voti;
  3. Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani), 195 voti;
  4. Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori), 184 voti;
  5. Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi), 170 voti;
  6. Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma), 163 voti.

Accedono alla seconda votazione sei libri anziché cinque secondo l’art. 7 del regolamento di votazione: «Se nella graduatoria dei primi cinque non è compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo (così definito secondo la classificazione delle associazioni di categoria e le conseguenti valutazioni del Comitato direttivo), accede alla seconda votazione quello con il punteggio maggiore, dando luogo a una finale a sei candidati».

Cinque su sei finalisti sono già stati letti e recensiti. Il tempo stringe, ma la missione Premio Strega 2026 continua.

Ilaria Cattaneo

Marco Vichi
Occhi di bambina
Guanda
Collana Narratori della Fenice
2025, 240 pagine
18 €

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