Viaggi in America (curato e tradotto da Enrico Benella per Giuntina, 2026) di Israel Joshua Singer è il racconto di un viaggio negli States.
Nel 1932 lo scrittore, che in patria ha già una certa fama, visita per la prima volta New York e trova che la metropoli sia un gigantesco laboratorio. L’East Side ebraico, in particolare, è un groviglio di memorie europee e il paesaggio urbano dove si accumulano lingue, tradizioni e commerci. Ci sono insegne yiddish accanto a slogan inglesi, botteghe tradizionali accanto a negozi moderni.
Singer non disdegna di frequentare locali di Harlem dove i neri suonano il jazz; mangia a Chinatown in ristoranti cinesi, con lo stesso interesse con cui guarda sia i quartieri operai, i grandi magazzini, i bassifondi brulicanti di senzatetto sia le arterie della Manhattan ricca.
New York non cancella le identità, semmai le rimescola, e l’East Side non ha nulla a che vedere con un ghetto europeo. È semmai un organismo nuovo in cui Varsavia, Berlino, Vienna e Parigi si sovrappongono, creando un crogiuolo inedito di identità.

I.J. Singer registra le folle di immigrati, la povertà e l’opulenza degli isolati, ma anche l’energia Yankee, capace di passare dai giochi più puerili alle discussioni sofisticate su economia o politica. New York gli appare come una città in cui essere ebreo non è un problema. Anche se il benessere americano si rivela fragile e la vita è solitaria. Cosa che si evince dal ritratto del giocatore d’azzardo che consuma le serate tra arrugginite slot machine, o le vacanze grottesche di un modesto operaio a Coney Island, trasformate in una sorta di incubo balneare dai figli capricciosi e dalla moglie iraconda.
Nel 1934 I.J. Singer torna a New York e descrive un raduno nazista a Madison Square Garden. Gli americani lì radunati sembrano interessati a quanto Hitler sta attuando in Germania. La simpatia verso il Nazismo non ha, secondo lo scrittore, un motivo razziale o di altro genere, quanto la paura che gli ebrei diffondano il Comunismo negli Usa.
Sempre nello stesso anno racconta l’arrivo dei primi profughi tedeschi, che hanno «poca voglia di raccontare le umiliazioni e i soprusi a cui sono stati sottoposti». Vivono circondati dall’indifferenza dei cristiani del quartiere in cui hanno trovato un alloggio.
Lo scrittore, poi, si avventura in California, nel 1940 e nel 1941. Di Los Angeles, oltre a essere una città soleggiata, fatta di strade larghe, villette a schiera e lindi giardini, è un set cinematografico. Los Angeles e Hollywood si sovrappongono: negli studios che visita con curiosità, negli ebrei emigrati che lavorano come produttori e attori, ma anche nei ristoranti tappezzati di fotografie di star, nei locali. Poi ci sono i paesini sperduti, San Fransisco e la natura dei parchi di Yellowstone e delle sequoie giganti.
I.J. Singer prende appunti come un antropologo e con l’occhio dello scrittore si avventura alla scoperta di un mondo dinamico e in continuo mutamento di cui in Polonia si sa poco, per trasformare l’osservazione minuta in racconto.
Claudio Cherin
Israel Joshua Singer
Viaggi in America
Traduzione di Enrico Benella
Giuntina
2026, 386 pagine
19 €