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Voi siete qui: Teatro & Cinema » Recensione di “Sedotta e abbandonata” di Germi

19 Giugno 2021

Recensione di “Sedotta e abbandonata” di Germi

Non avevo pensato di continuare così presto il discorso personale iniziato con “Taxi Driver”, ma – almeno in parte – mi sento costretto ad accennare ancora, prendendo spunto da “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi (1964), al mio passato. Se nell’altra occasione parlavo della famiglia e di quanto mi “andasse stretta”, ora devo citare la gretta limitata mentalità di un mondo paesano.

Inevitabile (per chi ha la mia età) citare “piccola città, bastardo posto, appena nato ti compresi…” di Francesco Guccini.

A segnare i miei difficili anni adolescenziali, è stato l’ambiente provinciale e chiuso di una fetta d’Italia che immaginavo (forse a torto) molto differente da quella del nord. Sto parlando di Pescara e, di Pescara negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.

Stefania Sandrelli in "Sedotta e abbandonata" di Pietro Germi

Allacciandomi a “Sedotta e abbandonata”, penso che siamo lontani mille miglia dalla Sicilia bigotta ed ipocrita descritta da Germi, pur se – con i doverosi distinguo – non credo che le persone che mi circondavano allora, fossero tanto differenti da quelle che circondavano Agnese (la protagonista del film).

Non mi dilungo su questo argomento, ma ho davvero faticato per adeguarmi (e non sono affatto sicuro di esserci riuscito) a quello che gli altri volevano per me. [Aggiungo solo, tra parentesi che, in parte, avevo accennato ad un discorso simile parlando de “Il sorpasso”.]

Storia italiana

Passo allora decisamente al film.

In primo luogo, ma l’avevo già detto riguardo al cinema neorealista, ripeto una volta di più che, per capire qualcosa della Storia passata, più di tanti manuali, basta osservare con attenzione una pellicola come questa. Partendo dalle immagini di un mondo che potrebbe anche sembrare di secoli fa (le case, i riti, i luoghi ove “mirare ed essere mirati”, e così via), per arrivare alla mentalità, ai valori che veramente hanno segnato il tempo, più di guerre o cataclismi naturali.

Rimane impressa nello spettatore l’ultima, eccezionale, immagine di “Sedotta e abbandonata”, la lapide eretta nel cimitero per il padre padrone, don Vincenzo Ascalone: “Onore e Famiglia”: se non è Storia questa…

Il team di menti alla base di “Sedotta e abbandonata” è formato da Luciano Vincenzoni e Pietro Germi (autori del soggetto), insieme con Age e Scarpelli, per la sceneggiatura. [A proposito di Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, vedi anche “L’armata Brancaleone”].

Vincenzoni, uno dei più stimati scrittori del nostro cinema (ha firmato circa 65 pellicole nel corso della sua vita); tornato a lavorare con Germi alla Paramount dopo quattro anni passati con De Laurentiis, cerca con questo film di bissare il grande successo di “Divorzio all’italiana”, del 1961.

Tuttavia, se nel lavoro del 1961, aleggiava un’atmosfera di simpatica leggerezza, in “Sedotta e abbandonata”, l’ironia lascia spesso il posto al sarcasmo e sono pochi i personaggi che escono incolumi dalla spietata analisi dei due autori.

Mi piace poi sottolineare, ancora, come il film (che pur dura 122 minuti), scivoli via leggero senza che mi accarezzi l’idea che alcune scene potrebbero essere ridimensionate oppure eliminate: un’idea che troppo spesso mi si presenta, purtroppo, riguardo alle pellicole contemporanee.

I momenti comici si succedono a momenti tragici, senza che questo possa influire minimamente sulla comprensione da parte dello spettatore, o ancor meno sul ritmo, la carta vincente di questo genere cinematografico. Chiudo, citando fra i tanti fondamentali contributi, la colonna sonora ad opera di Carlo Rustichelli e la straordinaria prova attoriale di alcuni interpreti (su tutti Saro Urzì e Stefania Sandrelli).

Pietro Germi

Nasce a Genova nel 1914 e muore a Roma nel 1974. Trasferitosi nella capitale per seguire i corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia, prima di passare dietro la macchina da presa, lavora come attore e come sceneggiatore.

Il primo lungometraggio con la sua firma è “Il testimone” del 1945. Per molti anni si dedica a film drammatici e con una forte carica sociale e politica. Approda quindi alla “commedia all’italiana”, di cui viene considerato uno dei maggiori esponenti. Oltre al già citato “Divorzio all’italiana” (“Prix de la meilleure comédie” a Cannes e Oscar per la migliore sceneggiatura), ricordo “Il ferroviere” (1956), “Serafino” (1968) e “Alfredo Alfredo” (1972).

Forse non tutti sanno che stava lavorando al progetto di “Amici miei”, allorché, per l’aggravarsi delle condizioni di salute, lascia la regia all’amico Mario Monicelli. Il film esce nel 1975: Germi era morto l’anno prima ed è a lui dedicato. Nei titoli di testa è riportato “un film di Pietro Germi”, “regia di Mario Monicelli”.

Note e osservazioni

Comincio con un’annotazione linguistica. Come è successo per molti film (per esempio “L’armata Brancaleone”), anche in questo caso il titolo della pellicola è entrato nell’uso comune come modo di dire: sedotto e abbandonato sta a significare il caso in cui qualcuno ricambia un vantaggio con un tradimento.

Gli esterni sono stati girati a Sciacca, in provincia di Agrigento ed il paese in cui è ambientato il film è lo stesso di “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore.

In margine alla storia raccontata da Germi, posso ricordare (ero già grandicello) la vicenda di Franca Viola che, nel 1965, fece parlare di sé giornali e televisioni, poiché aveva rifiutato di accettare un matrimonio riparatore e si era rivolta alla legge. L’episodio presenta tratti drammatici: la ragazza, diciassettenne, era stata rapita, violentata, malmenata e tenuta segregata per otto giorni. I genitori, d’accordo con la polizia, finsero di accettare le nozze, ma con l’intervento delle forze dell’ordine, Franca venne liberata ed il “fidanzato” arrestato.

Secondo la morale del tempo, la ragazza avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo stupratore (per salvare il suo onore e quello della sua famiglia). L’aspetto più grave della faccenda è che la legge italiana ammetteva la possibilità di estinguere il reato con un matrimonio riparatore: la violenza sessuale era considerata un oltraggio alla morale e non alla persona.

Seguirono naturalmente interpellanze parlamentari e processi, fino a che, nel 1981, verrà finalmente modificata la legge e solo nel 1996, lo stupro sarà riconosciuto reato contro la persona e non contro la morale.

Nel 2014, l’otto marzo, Franca Viola è stata insignita al Quirinale dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

L S D

Sedotta e abbandonata

Regia: Pietro Germi
Soggetto: Luciano Vincenzoni, Pietro Germi
Sceneggiatura: Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Luciano Vincenzoni, Pietro Germi
Interpreti: Stefania Sandrelli, Aldo Puglisi, Saro Urzì, Lando Buzzanca, Lola Braccini, Leopoldo Trieste

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