Leggendo un po’ casualmente negli stessi giorni due libri può capitare che vi si cerchino rapporti: urti o consonanze poco importa, conta che la lettura induca una sorta di entanglement da cui derivare possibili suggestioni – probabilmente arbitrarie.
Tant’è: nello specifico, si tratta di Intelligenza artificiale e pensiero umano. Filosofia per un tempo nuovo, raccolta di saggi che vanno dal 1996 al 2006 di John R. Searle, lavorata dall’editore Castelvecchi, e di Il sex appeal dell’inorganico, storico saggio einaudiano di Mario Perniola ora riproposto da Mimesis. Sono due libri che sembrano procedere dal futuro al presente.
La distanza apparente tra i due è totale. Da una parte il filosofo analitico americano, tutto deduzione e chiarezza argomentativa; dall’altra il teorico italiano della sensibilità postmoderna, incline alla torsione aforistica, e alla deriva estetica.
Searle stabilisce un confine fra ciò che pensa e ciò che simula il pensiero. La celebre “stanza cinese” — ormai diventata quasi un apologo pop della filosofia della mente — è un argomento classico contro l’IA forte. Un uomo chiuso in una stanza manipola simboli cinesi seguendo regole sintattiche, senza tuttavia comprenderne il significato – così funzionano gli LLM che oggi ingannano molti (non solo ragazzini ahimè) in virtù della loro coerenza testuale, statistica, linguistica.

Ma capire non è eseguire, non basta produrre risposte corrette perché emerga intenzionalità o esperienza soggettiva. Il trattamento dell’informazione non implica un pensiero: non coincidono, semplicemente perché pensiero non è. Resta da fare i conti con un residuo incarnato, biologico, una specie di umidità irriducibile della mente: la coscienza, capacità non formalizzabile, non è software e non è computazione.
In questo senso Searle appartiene ancora all’ultima generazione di filosofi che difendono una specificità dell’umano senza cedere né al misticismo né al tecnofeticismo. Molte critiche contemporanee all’IA generativa gli danno implicitamente ragione epperò la sua è una frontiera assediata da un capitalismo tecnologico che procede feroce verso un oltre inquietante nel quale non importa più se la macchina “capisce”. Importa che funzioni, che seduca e risponda.
La questione ontologica viene sostituita da una questione performativa. Per questo il lavoro di Searle appare ancora necessario: ribadire a chiare lettere che la macchina, signore e signori, “non pensa” (almeno per ora).
E qui entra in scena Perniola. Ne Il sex appeal dell’inorganico l’idea fondamentale è che la sensibilità contemporanea non desideri più l’organico, ma il neutro, l’artificiale o minerale che sia, il corpo trattato come cosa, col che Perniola intercetta prima di altri una mutazione erotica che precede internet ma che internet avrebbe poi radicalizzato fino all’ossessione.

L’inorganico, nel suo lessico, è una forma di esperienza depersonalizzata, in cui “l’alleanza fra i sensi e le cose consente l’accesso a una sessualità neutra”: piacere senza interiorità.
Potrebbe apparire una reificazione, e forse lo è, ma il bordeggiare verso oggetti e merci, simulacri e immagini, corpi artificiali, tecnologici, macchine che modificano il modo di sentire e desiderare nel discorso di Perniola sottrae al termine reificazione l’alone negativo storicamente proprio al codice filosofico. Una sensualità che rinuncia al calore romantico per aderire alla superficie, gli appare una liberazione.
Dove Searle vede il dramma dell’assenza di coscienza, Perniola intravede invece una nuova economia dell’esperienza: la possibilità che il soggetto desideri proprio ciò che non sente. Forzando la questione, se Searle oppone una qualche resistenza — difendendo la differenza tra simulare e pensare — Perniola descrive il momento successivo, quello in cui la distinzione perde rilevanza affettiva.
Il soggetto contemporaneo potrebbe non avere più bisogno che qualcosa pensi davvero, in questo orizzonte l’interno e l’esterno si scambiano continuamente.
La differenza stilistica tra i due autori amplifica ulteriormente questa distanza teorica. Searle scrive per smontare un dispositivo concettuale pezzo per pezzo. La sua prosa è tanto rigorosa quanto dimostrativa. Anche quando affronta questioni vertiginose, mantiene una chiarezza da laboratorio.
Perniola invece scrive come chi attraversi una galleria di specchi nella quale l’inorganico è osservato come destino storico di cui non aver timore ma da accogliere, bordeggiando fra le cose. Qualcuno all’epoca aveva intravisto nel libro di Perniola qualcosa di funebre, come se l’Occidente avesse progressivamente trasferito il desiderio dalla carne alla superficie tecnica, una specie di necrosi glamour della sensibilità, quando invece il filosofo mirava a un esito più sofisticato: “emanciparsi da una concezione strumentale dell’eccitazione sessuale che la considera naturalmente indirizzata verso il raggiungimento dell’orgasmo”.
Leggerlo dopo anni di social network, avatar, chatbot affettivi e pornografia algoritmica produce quasi un effetto di vertigine retroattiva. Senza dimenticare che il sentire impersonale di cui parla avvolge qualsiasi cosa, la musica per esempio: una volta liberati “dalla concezione sentimentale della musica, espressione di un’interiorità emozionale, o da quella vitalistica del grido animale” ciò che conta è il suono, da Pitagora a Schelling, alla migliore musica contemporanea.
Forse si può dire che sia Searle che Perniola percepiscono che il problema della tecnica è antropologico più che tecnico. L’intelligenza artificiale appare a Searle come un gigantesco equivoco epistemologico. Perniola capisce che gli umani stanno già diventando un po’ macchine — nel senso emotivo di una progressiva neutralizzazione dell’interiorità. Il privilegio umanistico della profondità pare comunque a rischio.
Michele Lupo
- John Rogers Searle
Intelligenza artificiale e pensiero umano
Filosofia per un tempo nuovo
Traduzione e cura di Angela Condello
Castelvecchi
Collana Frangenti
2026, 208 pagine
22 € - Mario Perniola
Il sex appeal dell’inorganico
Prefazione di Timothy Morton
Introduzione di Enea Bianchi
Mimesis
Collana Filosofie
2026, 210 pagine
20 €