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Voi siete qui: Musica & Danza » A Bologna “Olympia” di Nicola Campogrande

23 Maggio 2026

A Bologna “Olympia” di Nicola Campogrande

Singolarità dei tempi e degli impegni ha voluto che martedì 19 maggio abbia assistito al Teatro Comunale Nouveau di Bologna alla terza rappresentazione di Olympia, la nuova opera di Nicola Campogrande, messa in scena in prima mondiale (ha debuttato venerdì 15). Commissionatagli dallo stesso Teatro Comunale di Bologna, ha avuto un’ottima risposta da parte del pubblico che ha riempito la platea nelle tre date in calendario.

Posso dire che si è avverata la speranza che avevo formulato in chiusura della recensione al concerto del Maestro Luigi Piovano con l’Orchestra del Mozarteum di Salisburgo all’Auditorium Manzoni, a cui ero stato il giorno precedente: incontrare il compositore per chiedergli l’autografo (così che non mi era riuscita in occasione del suo incontro con Stefano Mancuso all’Auditorium di Milano).

Avendo ascoltato la breve presentazione tenuta dal giornalista Luca Baccolini nel foyer del Nouveau, in dialogo con lo stesso Campogrande, ho colto l’occasione al volo per farmi firmare il libretto (due cose di passaggio: molto bella l’illustrazione di Riccardo Guasco in copertina e sui manifesti in giro per la città; altrettanto magnetico il campione realizzato dallo scenografo Giovanni Carluccio per il pavimento dell’Attila di Verdi del 2016, esposto – insieme ad altri – nel foyer: ma di questo tornerò forse a parlare più avanti…).

Per quanto riguarda la “giustificazione” di una nuova opera in questi tempi nostri, così la presenta lo stesso compositore nel libretto:

La mia impressione […] è che oggi ci sia un bisogno maledetto di opere liriche capaci di raccontare il presente, di parlare della nostra vita, di interrogarci, stuzzicarci, farci provare brividi, sorprese, paura, piacere usando il linguaggio della musica. Abbiamo bisogno di uno specchio che nasca dall’intuizione, dal gioco degli artisti, dall’imprevisto; e ci servono voci e melodie che scavino nel cuore, dribblino la quotidianità, aprano a sogni, a pazzie, a fughe in avanti”.

Agile, chiara e scattante la nuova opera di Campogrande. E non poteva essere altrimenti, visto il tema: una androide – ovvero una ginoide – si trova ad affrontare un problema di identità per il quale non era stata programmata dal suo creatore e tanto le fasi del processo quanto i risultati portano a modificare la situazione di partenza, fino a un esito che non racconteremo per ovvie ragioni.

Su tutti gli intepreti a convincermi maggiormente è stata la prova di Isidora Moles nei panni – e quasi senza – della protagonista Olympia: bravissima come cantante e altrettanto come attrice in un ruolo che la vuole umana, ma non completamente o forse fin troppo. Lo scienziato che le ha dato vita – ma era vera vita, prima della consapevolezza? – è l’ingegner Spallanzani, tra l’ingenuo e il mozartiano, interpretato da Stefan Astakhov.

Attorno a loro due ruotano la professoressa Hope (nomen omen) Silvia Beltrami – l’unica voce femminile nel mondo maschilista della scienza, evidentemente anche del prossimo futuro immaginato da Campogrande – con quel marpione del marito, Francesco Castoro, e l’imprenditore apolide Zoltan, Eugenio Di Lieto.

Firma la regia Tommaso Franchin, mentre sul podio a dirigere l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna c’era Riccardo Frizza (Maestro del Coro Giovanni Farina).

Belle le scene di Fabio Carpene: mi hanno fatto pensare alla Mosca degli anni Venti, almeno per come l’ho vista nella rappresentazione teatrale di Stefano Massini dall’opera di Bulgakov Cuore di cane. Il futuro messo in scena a Bologna ha molti punti di contatto con il passato e, naturalmente, pesca a piene mani nell’immaginario collettivo, alimentato da film (la frangetta di Olympia è un omaggio a quella della Plis di Blade Runner?), fumetti e libri.

Olympia è la storia di un’ossessione – in primis quella dello scienziato per la propria creatura, anche se il tema viene declinato anche in altre forme – ma il dilemma che fa da motore è quello dell’identità («Zoltan, chi sono io?»), peraltro un grande classico del teatro, di prosa e lirico.

Scanzonato il libretto di Bodrato, collabotore di lunga data di Campogrande, che gioca con Mozart e con rime un poco telefonate (Monza / pazienza; acca / cacca; lagno / bagno).

Il momento drammaticamente – e musicalmente – più intenso è quello del reset, crisi che porterà a un nuovo inizio, almeno per Olympia.

Seduto in platea mi veniva da riflettere sulla similitudine (dunque metafora?) che accosta il ruolo di scienziato/creatore a quello di compositore e intanto ripensavo alla pagina – letta quel giorno stesso – de Le città invisibili di Calvino dedicata a Sofronia, città smontata e rimontata, come avviene con gli allestimenti delle opere. Singolarità delle similitudini. Davvero singolarità.

Saul Stucchi
Foto di Andrea Ranzi

Olympia

di Nicola Campogrande
Libretto di Piero Bodrato
Maestro concertatore e Direttore Riccardo Frizza
Regia Tommaso Franchin
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Maestro del Coro Giovanni Farina
Scene Fabio Carpene
Costumi Giovanna Fiorentini
Luci Manuel Garzetta
Assistente alla regia Luisa Bertoli
Interpreti Isidora Moles, Francesco Castoro, Silvia Beltrami, Stefan Astakhov, Eugenio Di Lieto

Informazioni sullo spettacolo

Dove

Teatro Comunale Nouveau
Piazza della Costituzione 4, Bologna

Quando

15, 17 e 19 maggio 2026

Orari e prezzi

Orari: 15 maggio 20.00
17 maggio 16.00
19 maggio 20.00
Durata: 2 ore con intervallo

Biglietti: informazioni sul sito ufficiale

Maggiori informazioni

Sito web ufficiale:

www.tcbo.it

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