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11 Aprile 2021

“Niente vacanze per l’ispettore Morse” di Colin Dexter

“L’ALIBI della domenica” è dedicato questa settimana alla quarta indagine dell’Ispettore Morse.

Prosegue la serie di articoli dedicati ai romanzi gialli di Colin Dexter che hanno come protagonista l’Ispettore Morse. Come già detto nelle tre precedenti puntate, l’intero ciclo è edito da Sellerio nella collana “La memoria”, con traduzione di Luisa Nera. Oggi parlerò della quarta indagine, datata 1979 e pubblicata da Sellerio nel 2012 con il titolo di “Niente vacanze per l’ispettore Morse”, mentre l’edizione Mondadori è intitolata “Delitti nella cattedrale” (la versione originale è “Service Of All The Dead”).

Colin Dexter, Niente vacanze per l'ispettore Morse, Sellerio

Tutti e tre i titoli anticipano qualche indizio della storia. Mentre quello originale rimane volutamente sul vago, pur essendo indubbiamente il più evocativo, le versioni italiane si concentrano su due fatti fondamentali attorno ai quali ruota l’intricata vicenda (anche se, a rigore, la preposizione del titolo mondadoriano non è del tutto corretta…).

A differenza di altri gialli di Dexter, qui c’è un’unica citazione, messa in esergo. È presa dal Salmo 84 (versetto 10) e recita: “Io preferirei stare sulla soglia della casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi”.

Particolare è la struttura del libro che si suddivide in quattro parti, ciascuna delle quali ha un titolo biblico, rispettivamente: Il Primo Libro delle Cronache, Il Secondo Libro delle Cronache, Il Libro di Ruth e Il Libro della Rivelazione.

Originale anche l’ambientazione che per una volta non è legata all’universo scolastico oxoniense. Scena del crimine, infatti, è la cattedrale di Saint Frideswide, ovvero Santa Fridesvida, patrona della città, dell’università e della diocesi di Oxford. Consiglio di leggerne la storia sulla pagina del sito Santi e beati a lei dedicata: una vita davvero romanzesca!

Una fitta rete di riferimenti

Ma torniamo a “Niente vacanze per l’ispettore Morse”. Pur avendo 15 giorni di ferie, Morse rinuncia al viaggio in Grecia (dove non è ancora mai stato!). Preferisce ficcare il naso in una vicenda che non gli compete, ma che finirà per essergli affidata. Io invece ho trascorso le vacanze pasquali rileggendo proprio questo giallo che avevo letto per la prima volta nell’estate del 2018 (anno della decima edizione Sellerio).

Aperitivo con l'ispettore Morse

Il romanzo è ricco di riferimenti alla cultura classica: da Lucrezio, ai libri Sibillini e a Giasone. Considerata l’ambientazione, non stupisce la fitta trama di rimandi alla religione cristiana, da Osea (“un testo meraviglioso e indimenticabile!”) ai due Sant’Agostino, passando per San Paolo. Conoscete la distinzione tra Chiesa Alta e Chiesa Bassa? Avendo scarse se non nulle conoscenze sulla chiesa anglicana, ho dovuto cercare in rete.

Si sovrappongono poi – e s’intrecciano con le summenzionate – altre due reti di riferimenti. La prima riguarda la letteratura (menzioniamo almeno Baudelaire, di cui ricorre quest’anno il bicentenario della nascita, che si merita una citazione da “I fiori del male”). La seconda, invece, pertiene alla musica. Qui ricordiamo Richard Strauss, Giovanni Pierluigi da Palestrina (mentre scrivo queste note sto ascoltando il suo “Iste confessor”. Morse annuirebbe con convinzione), ma soprattutto il “Requiem” di Fauré, tanto amato da Morse e da Dexter!

È solo a pagina 129 che entra in scena il fedele sergente Lewis, anche se il lettore deve pazientare ancora un poco per ritrovarlo…

Dieci curiosità

  1. A pagina 27 uno dei personaggi si trova a ricordare dei versi imparati tanti anni prima a scuola. Eccoli: “E livido nella pioggia fitta e fine / Nella nuda via spunta inutile il giorno”.
    Nell’originale sono: “And ghastly thro’ the drizzling rain / On the bald street breaks the blank day”. Sono tratti da “Dark house, by which once more I stand”, settima parte del lungo poema “In Memoriam A.H.H.”, composto da Alfred Tennyson (pubblicato nel 1850). Le iniziali del titolo stanno per Arthur Henry Hallam, un caro amico del poeta, anch’egli poeta, morto prematuramente all’età di 22 anni.
  2. A pagina 51 la South Parade di Oxford, nel sobborgo di Summertown, viene menzionata insieme ai “Roundheads” di Cromwell. Queste “Teste Rotonde” erano i sostenitori puritani del condottiero – paladino dei Parlamentaristi – che si opponevano ai partigiani del sovrano Carlo I, detti “Cavalier”.
  3. A pagina 63 veniamo a sapere che Morse medita di trascorrere un’oretta all’Ashmolean Museum. “Gli avrebbe fatto bene rivedere ancora una volta il Tiepolo e il Giorgione”. Di che opere si tratta? La prima è il “Ritratto di giovane donna con pappagallo”, dipinto a olio su tela da Giambattista Tiepolo nel 1760. La seconda è la cosiddetta “Madonna Tallard”, ovvero “Madonna che legge con Bambino”, una tavola a olio già attribuita a Giorgione, ma ora assegnata in via ipotetica a Giovanni Cariani o a Sebastiano del Piombo. Questo almeno è quanto si legge sul sito del museo stesso.
  4. Siamo arrivati a pagina 89. “In camera sua (non riveliamo di chi, ndr) Morse aveva trovato una brochure che riportava la poesia di Robert Southey «Come le acque calano a Lodore», ma gli aveva suscitato solo il pensiero che raramente un poeta letterato si era abbassato a scrivere banalità del genere”. Il poema “The Cataract of Lodore” inizia così: “«How does the water / Come down at Lodore?» / My little boy asked me / Thus, once on a time; / And moreover he tasked me / To tell him in rhyme”.
    Le cascate di Lodore (cascatelle, diciamo) si trovano nella parte settentrionale dell’Inghilterra, nel Lake District National Park, pochi chilometri prima del lago Derwntwater. Southey nacque a Bristol nel 1774 e morì a Keswick, proprio nei pressi di quel lago, nel 1843. Fu “poeta laureato” dal 1813 all’anno della morte, ovvero per trent’anni.
  5. A pagina 126 leggiamo: “A Morse, che da ragazzino aveva ascoltato i commenti sportivi frenetici ed eccitanti di un Raymond Glendenning, il tono dell’annunciatore parve incredibilmente piatto, come un battitore d’asta di Sotheby’s che venda un Cézanne”. Glendenning fu un celebre commentatore sportivo della BBC, scomparso nel 1974, dunque una manciata di anni prima della pubblicazione del libro. Una sorta di Nicolò Carosio britannico, diciamo.
  6. Facciamo un salto di poche pagine per approdare alla 131. Qui le aree di rigore del Manor Ground (fino al 2001 lo stadio della squadra di Oxford, ovvero l’Oxford United) vengono paragonate alle trincee di Passchendaele. Questa località delle Fiandre (Belgio) fu teatro di una lunga battaglia nella seconda metà del 1917, tra Britannici e alleati, da una parte, e Tedeschi dall’altra. Causò almeno 145 mila morti, di cui più di 60 mila tra i Britannici che alla fine riuscirono a raggiungere l’obiettivo tattico, pur fallendo in quello strategico.
  7. Una tragedia di proporzioni molto più contenute – ma anch’essa evitabile – fu il disastro aereo di Zagabria di cui si fa cenno a pagina 156. Il 10 settembre 1976 nei cieli sopra la città dell’allora Yugoslavia avvenne una collisione tra un velivolo della British Airways e uno della compagnia slovena Inex Adria Aviopromet. L’incidente, dovuto a un cattivo coordinamento fra i controllori di volo, provocò la morte di tutti i passeggeri a bordo, in totale 176 persone. Anche nella prima indagine dell’Ispettore Morse, “L’ultima corsa per Woodstock”, c’è un riferimento a un incidente aereo.
  8. A due terzi del libro Morse naviga ancora in alto mare, pur non non essendo partito per la crociera tra le isole greche come si era sognato per le sue ferie. Siamo a pagina 237 e quando il sergente Lewis gli domanda se stiano facendo passi avanti nell’indagine, l’ispettore risponde “Bella domanda”. Poi aggiunge: “E come era solito dire un mio insegnante «dopo aver guardato il problema dritto in faccia, passiamo oltre». Mi sembra sia ora di pranzo, o sbaglio?”.
    Lo stesso aneddoto, ma in una versione più articolata, era già comparso nel romanzo “Al momento della scomparsa la ragazza indossava”. Più precisamente alla pagina 189 dell’edizione Sellerio. Anche lì Morse si trova in difficoltà. “Se solo avesse capito qual era il problema. Se l’avesse capito non si sarebbe sentito così inquieto, anche se gli fosse stato impossibile risolverlo. Il problema! Gli venne in mente il suo vecchio insegnate di latino. Mmm! Ogni volta che lui si trovava ad affrontare una difficoltà insormontabile – un passaggio incomprensibile in un testo, un brano con una sintassi complessa fino all’assurdo – si girava verso la classe con un’espressione seria e diceva: «Signori, dopo aver guardato dritto in faccia questo problema, penso che ora dovremo passare oltre». Il ricordo lo fece sorridere”.
  9. Non poteva mancare almeno un riferimento a Sherlock Holmes. Lo troviamo a pagina 257 e rimanda a uno dei casi più celebri dell’investigatore. Morse ha addirittura mandato a memoria un dialogo tra Holmes e il dottor Watson e ora lo recita a favore del suo fido Lewis. Il brano citato è preso dal racconto “Barbaglio d’Argento” (“Silver Blaze”, nell’originale), pubblicato da Conan Doyle nel 1892.
  10. Siamo ormai arrivati in prossimità della fine del romanzo. Precisamente siamo a pagina 356. C’è ancora spazio per una citazione dalla sterminata “Storia della decadenza e caduta dell’impero romano” di Edward Gibbon. Non una citazione qualunque, ma la preferita di Morse. Nel testo originale leggiamo: “His favourite Gibbon quotation flashed across his mind, the one concerning the fifteenth-century Pope John XXIII, which had so impressed him as a boy and which he had committed to memory those many years ago: «The most scandalous charges were suppressed; the vicar of Christ was only accused of piracy, murder, rape, sodomy, and incest»”.
    La citazione è presa dal libro III, capitolo LXX.
    Si tratta dell’antipapa Giovanni XXIII, al secolo Baldassarre Cossa, sepolto nel Battistero di Firenze, in un monumento realizzato da Donatello e Michelozzo. Per saperne di più rimando alla guida “Il Battistero di San Giovanni a Firenze” di Annamaria Giusti, pubblicata da Mandragora.
    Qui osservo soltanto che, mentre la tomba di questo antipapa è giunta integra fino ai nostri giorni, il sacrario di Santa Fridesvida è stato distrutto nel XVI secolo dagli iconoclasti puritani.

Il prossimo appuntamento sarà con la quinta indagine ovvero “L’ispettore Morse e le morti di Jericho”. Buona lettura!

Saul Stucchi

Colin Dexter
Niente vacanze per l’ispettore Morse
Traduzione di Luisa Nera
Sellerio
Collana La memoria
2012, 384 pagine
14 €

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