La luce del Sistema di Maria Grazia Calandrone (Solferino, 2026) affronta diversi temi: l’emigrazione, la tratta e la mercificazione del corpo delle donne, il dolore di una madre, un sistema giudiziario, quello italiano, che non contempla il legame con la cultura d’origine.
Ivie è una ragazza quando giunge in Italia, è partita da Benin City, in Nigeria. Il viaggio in Italia è stato l’extrema ratio di una vita messa al limite dalla sorte: la morte del padre e una famiglia fatta di minorenni da sostenere. Ivie sa fare le treccine, parla con le clienti, ma non ha altro che le permetta di vivere e di mantenere se stessa e i suoi fratelli. Un’amica le racconta che in Europa si trova lavoro e si riesce a mandare anche i soldi a casa.
Come è nella tradizione nigeriana, Ivie prima di partire partecipa a un rito woodoo per propiziare ed essere protetta dagli spiriti degli antenati.

Giunta in Italia le viene preso il passaporto dall’uomo che l’attende a Fiumicino. Da quel momento lei dovrà iniziare una nuova vita che la porterà a vivere per mesi in un angusto appartamento sulla Prenestina e prostituirsi. Sì, perché il viaggio non è per lavorare come parrucchiera, come le ha fatto credere l’amica d’infanzia, ma è per fare la prostituta.
Senza documenti, senza la conoscenza della lingua italiana, senza amici o parenti Ivie non può far altro che cedere. Il lavoro si svolge di notte, Fatima e Monday sono i suoi aguzzini, con le altre ragazze nigeriane non vuole e non può fare amicizia. Il sistema nel quale si è ritrovata prevede la solitudine e l’isolamento, solo in questo modo gli sfruttatori possono avere la sicurezza che non avranno problemi.
Ivie impara come sopravvivere, perché è questo che fa: sopravvive alla strada, scappa dai poliziotti, dagli sfruttatori che la picchiano se non porta soldi ogni sera. Le donne coinvolte devono alla ‘madam’ almeno 30.000 euro, il vitto e l’alloggio, oltre agli imprevisti (l’aborto, le multe della polizia).
Le cose cambiano quando Ivie incontra un’amica in un negozietto cinese. La donna le dà un numero. Per giorni si chiede se chiamare o meno. Poi chiama e le risponde una voce maschile. Pensa che sia uno del giro, uno legato a Fatima e Monday. Poi la voce la rassicura: è un prete, che fa parte di una organizzazione che aiuta le prostitute a ricostruire la propria vita. Per diversi anni la vita di Ivie passa così tra associazioni diverse che aiutano le donne o i migranti che non possono tornare nel proprio Paese. Qui incontra due uomini con cui avrà due figlie: Grace e Mercy.
La vita sembra finalmente avere una svolta positiva, dopo tante sofferenze. A Mercy, a venti giorni dalla nascita, viene però diagnosticata la varicella e viene ricoverata. Da quel momento in poi il Sistema italiano inizia a vessare la donna. Gli operatori sostengono che non sia collaborativa e abbia reazioni spropositate, tanto da far pensare ai sanitari che Ivie sia una donna psichicamente disturbata, incapace di prendersi cura delle sue figlie. Inizia così una storia fatta di relazioni in cui si vuole fare di tutto per togliere a questa madre sciagurata le due bambine.
Il problema che viene fuori è che la donna non è pazza o incapace di prendersi cura delle proprie figlie, ma proviene da un mondo che reagisce e vive il legame madre-figlia/o in modo diverso da quello italiano. Diversa è la storia, diverse le tradizioni e la religione. Il rito woodoo alla quale Ivie, come altre donne prima e dopo di lei, si sono sottoposte le portano a pensare che il loro corpo, quello che viene sfruttato nelle strade italiane, non sia il loro, ma una specie di avatar. Una volta ritornate in Nigeria, ritroveranno i loro veri corpi, intonsi e non malati.
Calandrone dà volto a un numero, alla parola ‘prostituta’. E racconta anche come la Nigeria sia stato il luogo da cui partivano gli schiavi, ma anche un luogo in cui le giovani donne nei primi del Novecento giungessero dalle campagne per andare in città dove prostituirsi per necessità.
Cita anche una sociologa nigeriana, Oyèróẹnkẹ Oyĕwùmí che afferma come le prostitute (chiamate ọmọde), abbiano avuto maggiore visibilità e libertà sociale rispetto alle donne che, in una società patriarcale come quella nigeriana, erano segregate in ambienti domestici. Mentre il sociologo Adelmalek Sayad denuncia come molto spesso si possa sottovalutare la sofferenza specie di persone che provengono di quelle culture che appaiono lontane.
La luce del Sistema di Maria Grazia Calandrone dà voce a un mondo sommerso, che non si conosce e che racconta di quello che è il mondo degli invisibili alle prese con la burocrazia e il mondo giudiziario.
Alla scrittrice va anche il merito di aver messo al termine di una storia, ancora aperta, una serie di saggi e anche di film (Princess di Roberto De Paolis un film estremamente interessante che fa luce su quello che non sempre si vede) per mezzo dei quali si può cercare di capire.
Claudio Cherin
Maria Grazia Calandrone
La luce del Sistema
Solferino
Collana Notti bianche
2026, 288 pagine
19,50 €