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Voi siete qui: Biblioteca » “La guerra non ha un volto di donna” di Svetlana Aleksievič

13 Settembre 2026

“La guerra non ha un volto di donna” di Svetlana Aleksievič

Pubblicato per la prima volta nel 1985, La guerra non ha un volto di donna di Svetlana Aleksievič (Opere. Guerre: Ragazzi di zinco – La guerra non ha un volto di donna – Gli ultimi testimoni a cura di Sergio Rapetti, traduzione Paolo Maria Bonora, Nadia Cicognini per Bompiani, 2022) è il resoconto sulla Seconda guerra mondiale attraverso gli occhi di centinaia di donne. Dando così la possibilità di parola alle di soldatesse, infermiere, operaie delle fabbriche di munizioni o di donne rimaste a casa, figure escluse dalle narrazioni storiche ufficiali dell’URSS.

Ciò che impressiona è il coraggio e la dedizione delle giovani donne che sono state pronte, a sedici-diciotto anni, ad andare in guerra da volontarie e a sacrificarsi per realizzare il progetto sovietico.

I racconti, spesso raccolti per tema, riguardano la vita quotidiana, lo stupore di fronte alla morte delle ragazze o sulla solitudine. I ‘piccoli dettagli’, il calore e la vivacità della vita − come una ciocca di capelli rimasta sulla fronte dopo il taglio della treccia o un abito da sposa fatto di bende, il cioccolato lasciato sotto il cuscino di un tenente o le pentole fumanti di zuppa, che nessuno mangia perché destinate a persone morte in battaglia – raccontano la speranza, la paura o i desideri di coloro che si sono trovate a prendere delle scelte dolorose, che le avrebbero segnate per sempre.

Per far emergere questi sentimenti inconfessabili Aleksievič mette queste donne a loro agio. Cosa che si capisce quando l’autrice trascrive frammenti di conversazione, quando non ricostruisce gli eventi a cui le donne si riferiscono. O lasciando che facciano digressioni. Nelle loro discrepanze e nelle loro piccole mancanze si coglie l’intento del libro: raccontare per restituire un’umanità che la narrazione storica ha volutamente relegato nell’oblio.

Mostrando anche paure effimere o vane o lasciando parlare le intervistate affiorano storie minime ma al tempo stesso di grande efficacia. Come accade quando una di loro descrive un’anziana donna che si esercitava a lanciare mestoli di acqua bollente dalla finestra, con l’intento di allenarsi per colpire i nazisti, quando questi avrebbero raggiunto le sue finestre.

L’empatia che si delinea tra la scrittrice e le donne che raccontano non solo è la caratteristica peculiare del testo, ma anche il modo per far raccontare il quotidiano e quanto queste donne non avrebbero raccontato se non a una persona amica o di fiducia. Come il desiderio di essere carine nonostante gli scarponi e le divise sporche di guerra, la paura di essere fatte a brandelli da una mina. Sono i ricordi apparentemente insignificanti a rendere questo libro della scrittrice bielorussa interessante. Ma anche le paure.

Al coraggio, infatti, si affianca la paura di cadere in mano ai nazisti e finire uccise o in qualche campo di concentramento. E l’atteggiamento ostile degli uomini, perché le sottovalutano. E in alcuni momenti le mortificano o le disprezzano. Così si capisce che alcune cose non cambiano anche in tempo di guerra. A rimanere in momenti di difficoltà è il pregiudizio nei confronti delle donne che permea tutta la società russa anche dalla Rivoluzione fino alla Seconda guerra mondiale. E nel quale molti sono cresciuti.

Svetlana Aleksievič vuole dare voce alle donne, descrivere il ruolo delle donne, ma far comprendere come queste si siano distinte e abbiano fatto la loro parte. Quello che però la scrittrice bielorussa non riesce a far esporre è come queste donne siano riuscite a ricostruire dopo la guerra le loro vite sentimentali. Forse perché è più difficile parlare dell’amore che della morte. A essere raccontato o menzionato è solo l’amore per Stalin.

Claudio Cherin

Svetlana Aleksievič
Opere. Guerre
A cura di Sergio Rapetti
Traduzione di Paolo Maria Bonora e Nadia Cicognini
Bompiani
Collana Overlook
2022, 1040 pagine
35 €

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