• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina
  • Luoghi
    • Italia
    • Europa
    • Mondo
    • A letto con ALIBI
  • Mostre
    • Arte
    • Fotografia
    • Storia
  • Spettacoli
    • Teatro & Cinema
    • Musica & Danza
  • Biblioteca
  • Interviste
  • Egitti

Alibi Online

Voi siete qui: Biblioteca » Recensione del reportage “I nomadi” di John Steinbeck

12 Settembre 2026

Recensione del reportage “I nomadi” di John Steinbeck

John Steinbeck nel reportage I nomadi (traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi per il Saggiatore) riflette sulle conseguenze della Grande Depressione e della Dust Bowl che colpisce l’America negli anni Trenta del Novecento.

La Grande Depressione si abbatte sul Paese dal 1929, impoverendo soprattutto gli agricoltori e le classi medio-basse; la Dust Bowl, invece, colpisce il suolo del Nebraska, dell’Oklahoma, del Kansas e del Texas. I raccolti, per la scarsità di piogge e le tempeste di sappia, si perdono. La terra diventa sterile ed è impossibile coltivarla.

Così se in un primo momento gli agricoltori piccoli e medi si adattano, ricorrono ai propri soldi messi via in tempi migliori, col prolungare di questa situazione climatica non possono far altro che iniziare a emigrare. Perché le ipoteche sulle fattorie in cui vivevano e sui terreni circostanti incombono e finiscono per non poter essere estinte. Inizia così per molti una nuova vita nei territori dove si immagina che, una volta giunti e dopo aver lavorato con dedizione, possano o ritornare a casa e continuare la propria vita o stabilirsi in pianta stabile su quelle terre.

Ma la realtà che si prospetta loro è molto diversa. L’arrivo nei territori dell’Ovest – la California, l’Oregon – per molti è un amaro risveglio, fatto di debiti che si accumulano, pregiudizi e sfruttamento.

Steinbeck racconta e dà un volto a questi uomini e queste donne che si trovano ai margini della società californiana. Visti con disprezzo e con paura dai più, ignorati dalle istituzioni sanitarie e da quelle che sostengono i più poveri, questi migranti americani si ritrovano a vivere in quartieri ghetto al di fuori delle cittadine californiane, vicino ai corsi d’acqua e in case fatte di cartone o in tende. Da lì si spostano giornalmente per andare nei campi agricoli per raccogliere quanto prodotto dalle grandi fattorie. Rimangono un periodo ridotto, per poi migrare altrove e trovare nuovi lavori sempre nel settore agricolo.

John Steinbeck osserva e si muove in questa umanità apparentemente dolente e ne racconta le storie, i volti, le mani callose e il dolore di aver perso la dignità, di aver perso tutto quello che avevano e quello di essere considerati come un problema.

Per anni ognuno di quegli uomini e quelle donne hanno lavorato la propria terra senza risparmiarsi mai. Non hanno mai avuto debiti, hanno pagato in contanti quello che dovevano. Poi d’un tratto sono diventati dei miserabili e accattoni non solo perché in difficoltà economica, ma anche perché non avendo la residenza, non hanno il diritto di voto, di assistenza sanitaria e il diritto di accedere ai sussidi.

Le persone nei luoghi in cui sono arrivati hanno iniziato a disprezzarli perché con il loro arrivo le tasse si alzano e ritengono che vivendo in capanne o tende costruite ‘alla meglio’ e in luoghi non sempre salubri, siano anche portatori di epidemie.

Così da ‘americani’ si sono trovati a essere degli invisibili. Pagati poco, costretti alla fame e a vedere i propri figli morire di malnutrizione o per parassiti che proliferavano sulle sponde dei fiumi dove i bambini finivano per giocare.

La migrazione e il desiderio di guadagnarsi una vita migliore gli si è ritorto contro. Perché le grandi fattorie che impiegano braccianti a tempo determinato applicano una politica che porta i migranti americani a indebitarsi, e diventare manodopera a basso costo. Non importa a coloro che li assumono che siano persone formate e che abbiano passato decenni nei campi e ne sappiano magari più di loro. L’economia vince su ogni cosa.

Altro aspetto che Steinbeck mette in luce è l’impossibilità di riunirsi in un sindacato o l’avanzare dei diritti. Tutti coloro che vogliono o cercano di far rispettare i propri diritti vengono allontanati e non trovano più lavoro. L’iscrizione o la formazione di un sindacato viene osteggiata in tutti i modi con la violenza diretta e con la perdita del lavoro.

Steinbeck accenna ma non descrive la violenza e i soprusi, le angherie e le ripicche dei vigilanti che si trovano nelle grandi tenute. Cosa che se avesse raccontato avrebbe reso giustizia a tutti coloro che così sono rimasti muti e nell’ombra.

Nell’ultimo articolo – perché i testi che compongono I nomadi sono articoli richiesti nel 1936 allo scrittore da San Francisco News – si ripercorrono anche le fasi della migrazione agricola nella California fatta all’inizio dai cinesi, poi dai giapponesi e, infine, dai messicani. Migranti, questi, che hanno causato una crisi sociale perché chiedevano salari molto bassi avevano portato i braccianti locali alla miseria. Per questo negli anni Trenta si è ripiegato sulla migrazione interna degli americani delle pianure centrali.

I nomadi di Steinbeck è un reportage che non delude, anche perché corredato dalle fotografie di Dorothea Lange e di fotografi sconosciuti dell’epoca.

Claudio Cherin

John Steinbeck
I nomadi
il Saggiatore
Collana La cultura
Traduzione di Francesca Cosi e Alessandra Repossi
2026, 112 pagine
16 €

Tweet
Share
0 Condivisioni

Archiviato in:Biblioteca

Barra laterale primaria

Articoli recenti

  • Recensione del reportage “I nomadi” di John Steinbeck
  • “Un Viaggiatore Sovrappeso in Anatolia e Iraq”
  • “La grammatica del bianco” di Angelo Carotenuto
  • Da La nave di Teseo “Lei è Ales” di Jon Fosse
  • Recensione dello spettacolo “Palomar” di Piccoli Idilli

Footer

INFORMAZIONI

  • Chi siamo
  • Contatti
  • Informativa privacy & Cookie

La rivista online

ALIBI Online è una rivista digitale di turismo culturale, diretta dal giornalista Saul Stucchi. Si occupa di mostre d'arte, storia e archeologia, di cinema e teatro, di libri di narrativa e di saggistica, di viaggi in Italia e in Europa (con particolare attenzione alle capitali come Parigi, Madrid e Londra). Propone approfondimenti sulla cultura e la società attraverso interviste a scrittori, giornalisti, artisti e curatori di esposizioni.

Copyright © 2026 · ALIBI Online - Testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano; reg. n° 213 8 maggio 2009
Direttore Responsabile Saul Stucchi