8 giugno 2015. Dopo un intenso viaggio nel Cap Corse, il “dito” della Corsica, avendo per base Bastia, decido di passare un paio di giorni ad Ajaccio per visitare una mostra fotografica su Sant’Elena al Museo della Casa Bonaparte e il Museo di Belle Arti nel Palazzo Fesch.
Sul petto e sul braccio sinistro mi bruciano ancora le ustioni provocatemi da una medusa nelle acque cristalline davanti al deserto delle Agriate.

Due città, due mondi
Approfitto con piacere del passaggio che mi offre una persona conosciuta durante il soggiorno nel nord dell’isola: deve tornare a casa e m’invita a condividere il viaggio in auto. Sarà un intenso coast-to-coast che ci porterà dal versante orientale a quello occidentale, lungo 150 chilometri che dividono due mondi e due modi di essere Còrsi.
Accanto a me, al volante, siede un uomo dalla vaga somiglianza con l’attore Philip Seymour Hoffman. Dunque, d’ora in poi, per rispettare la sua privacy mi riferirò a lui con il soprannome di “Philip” (sperando non gli dispiaccia troppo!).
Tra una portata e l’altra dei luculliani pranzi e cene che abbiamo condiviso nei giorni precedenti, andando su e giù per il Cap Corse, ho scoperto la sua passione per il cinema italiano, quello di Fellini e Antonioni, di Marcello Mastroianni e Massimo Girotti, di Silvana Mangano e Anna Magnani.
Questa passione s’intreccia a quella per la musica francese. Appena saliti in macchina, lui accende l’autoradio e dà avvio a una compilation di grandi classici della canzone transalpina, a me quasi completamente ignota.
La playlist del viaggio
Durante il viaggio mi segnerò su un quadernetto le frasi che riuscirò a comprendere con la mia scarsa conoscenza del francese per poi cercare autore e interprete dei vari brani una volta arrivato nell’hotel Palazzu U Domu (senza connessione internet non posso infatti utilizzare Shazam per il riconoscimento!).
Ne ho così tratto una playlist, a cui ho aggiunto qualche altra canzone ascoltata in Corsica. La condivido su Spotify: si chiama “Corsica15”.
Siamo partiti da poco quando le note di Anima mia mi trafiggono la memoria. No, non sono così âgé! Il ricordo va alla trasmissione di Fabio Fazio e Claudio Baglioni del 1997. Ma la versione che sto ascoltando è in francese e la canta Dalida:
Anima mia
Fille au coeur sauvage on t’aimait bien
On ne t’a pas toujours comprise
Anima mia
Reviens au village
Rien n’a changé de ta maison jusqu’à ton lit
La segue Sylvie Vartan con “Arrête de rire” ovvero “Smettila di ridere”. Un verso dice “Dans la fumée d’une étrange cigarette…”, ma le sigarette che una dopo l’altra la mia guida si fumerà durante il viaggio sono assolutamente normali!
Lungo la RN193
Una bandiera còrsa sventola sul ponte rotto di Ponte Novu, dove fu combattuta l’ultima battaglia tra gli indipendentisti guidati da Pasquale Paoli (con il padre di Napoleone, Carlo Buonaparte) e l’esercito francese di Luigi XV. Era il maggio del 1769. “Lì siamo diventati Francesi”, mi dice “Philip”. Con i suoi 90 chilometri di percorso il fiume Golo risulta il più lungo dell’isola.
Proseguiamo sulla Route Nationale 193 (RN193) e a Ponte Leccia vediamo attorno a noi i monti più alti della Corsica: sembrano Dolomiti! Julien Clerc canta “Assez assez” mentre ammiriamo la vetta del Monte Cintu (oltre 2.700 metri sul livello del mare). Siamo nel cuore dell’isola.
Parallelo alla strada corre il binario unico della ferrovia, ma non incontriamo mai il treno: ce ne sono soltanto pochi al giorno che coprono la tratta, mi spiega “Philip” mentre fuma la terza sigaretta, ascoltando “Au parc” cantata da Chiara Mastroianni e poi “L’Au Delà” di Vanessa Paradis. In effetti là fuori, nei dintorni di Caporalino, la natura è un paradiso.
Canta Julien Clerc
Dai finestrini aperti esce il fumo delle sigarette per far posto ai profumi intensi della macchia mediterranea. Una nuvola a forma di toro rampante sovrasta il massiccio montuoso alla nostra destra. Torna Julien Clerc con un’altra canzone, mentre noto gli spruzzi di neve sulle cime più alte.
Eccoci a Corte. Dalla strada vediamo la cittadella e l’Università, quest’ultima naturalmente intitolata a Pasquale Paoli. Sul ponte che attraversa il fiume (non so dire se il Tavignano o il Restonica che qui confluiscono) “Philip” accende la quarta sigaretta. “Demu ci l’avvene!” (ovvero qualcosa come “Inauguriamo il futuro”) è il motto dell’Università.
Mancano più di 80 chilometri ad Ajaccio e mi ritrovo a pensare che non ho ancora sentito canzoni di Charlotte Gainsbourg e di Carla Bruni, le uniche cantanti di cui conosca qualche brano. “Philip” mi parla invece di un formaggio dal sapore molto forte e “dall’odore della morte”. Ci fermiamo a un semaforo rosso e il mio compagno di viaggio ne approfitta per accendersi la quinta sigaretta, mentre Julien Clerc (ancora lui) canta “Les aventures à l’eau”.
Il Ponte Eiffel
Siamo a San Pietro di Venaco (Santu Petru di Venacu). Michel Delpech e Roberto Alagna duettano in “Les aveux” (“Le confessioni”). Mentre scolliniamo è una corsa tra i due cantanti: al Ponte Eiffel (costruito dal papà della celebre Torre tra il 1890 e il 1892) finisce in gloria e in applausi scroscianti, proprio quando noi incrociamo il binario della ferrovia.
Una scritta su un muricciolo recita “1905 SIDA”, associando l’anno di fondazione della squadra di calcio del Bastia all’Aids, segno evidente che la zona d’influenza della tifoseria del Bastia si è esaurita. Siamo in un altro mondo ormai.
Siamo a Vivaio e France Gall canta “Babacar”, mentre il mio amico accende la sesta sigaretta. Si sale ancora, le curve si fanno di nuovo strette, ma “Philip” le affronta con piglio sicuro e deciso. “Lasciamo il nord ed entriamo nel sud”, mi dice.
Benjamin Biolay canta “La ballade du mois de Juin”, mentre attraversiamo la foresta di Vizzavona. A riascoltare la playlist nelle settimane successive stabilirò che è questa la canzone del viaggio coast-to-coast in Corsica e probabilmente dell’intero soggiorno sull’isola:
Quand j’ai foncé vers la mer en voiture…
Per consentire la posa dell’asfalto un altro semaforo interrompe la nostra cavalcata verso Ajaccio. È l’occasione per la settima sigaretta. Riprendiamo la discesa, ma un camion rallenta lo slancio. Per fortuna la vista è spettacolare. Il sole va e viene tra le nuvole e la strada per un tratto si allarga. Mancano 41 chilometri ad Ajaccio.
Verso Ajaccio
Sul viadotto di Fondali, a un’altezza di 270 metri sulla vallata sottostante, Vanessa Paradis canta “Be my baby”, ispirando a “Philip” l’ottava sigaretta. Scendiamo mentre il sole sale. Le curve si allargano e affrontiamo, addirittura, qualche breve rettilineo. Davanti a noi c’è ancora il camion che trasporta l’acqua “linda di i nosci muntagni”, l’acqua pura delle nostre montagne.
A 20 chilometri dalla destinazione torna Dalida per interpretare “Besame mucho”. Anche questa versione non la conoscevo. Mentre superiamo la città delle Tartarughe “Philip” accende la nona sigaretta. La strada si fa piana e il traffico diventa più intenso a causa dei mezzi pesanti. Sono le undici e Ginette Réno canta “Big Spender”, occasione per la decima sigaretta.
La prima menzione di Napoleone è l’indicazione per l’aeroporto, a lui intitolato. Alla nostra destra corre il binario, ancora vuoto. Abbiamo superato il treno del mattino senza mai vederlo.
Dopo l’aeroporto, per la prima volta, si rivede il mare. Noto che Ajaccio è più “aperta” di Bastia perché ha più spazio alle sue spalle. Un’aiuola all’ingresso della città ricorda che stiamo entrando nella Ville Imperiale.
Per l’ultima volta torna Julien Clerc con la canzone “Blonde et en colère” (chi sarà stata la bionda arrabbiata?). Faccio in tempo a leggere, su un muro, un insulto contro la squadra del Bastia. In pochi minuti “Philip” accende l’undicesima sigaretta e, proprio sul porto, la dodicesima.
Io sono arrivato. Grazie mille per il passaggio! Avvèdeci, mon ami!
Saul Stucchi