
Trascorrere la serata di San Valentino a teatro è un’esperienza piuttosto comune. Se poi lo spettacolo a cui si assiste è l’Antonio e Cleopatra di Shakespeare, è inevitabile che si affollino nella mente dello spettatore pensieri e associazioni di idee che hanno per tema l’amore e la morte (“e cos’altro rimane fuori?”, viene peraltro legittimo domandarsi…). Il dramma scespiriano è in cartellone al Teatro Carcano di Milano fino al prossimo 23 febbraio, nell’adattamento – basato su una nuova traduzione di Gianni Garrera – di Luca De Fusco che ne cura anche la regia.
Per ottenere uno spettacolo più vicino alle attuali esigenze del pubblico, insofferente nei confronti di rappresentazioni considerate ormai troppo lunghe, De Fusco ha approntato dei tagli al testo “originale” (per quel che vale l’aggettivo nel contesto della produzione scespiriana, che prendendo a prestito un termine oggi molto in voga si potrebbe definire “liquida”). Non ha però sacrificato nulla del pathos della vicenda che ruota attorno alla storia d’amore tra il generale romano e la regina d’Egitto. Anzi, ha lavorato per metterne in evidenza i saliscendi, i dubbi, le speranze accese in un momento e soffocate appena un attimo dopo. Protagoniste sono la parola e la luce. Le parole sono quelle, magiche, di Shakespeare, sommo indagatore dei meandri del cuore in tutte le sue stagioni. Le luci, invece, sono quelle disegnate da Gigi Saccomandi. I forti chiaroscuri imprimono alle scene (a cura di Maurizio Balò) atmosfere d’oltretomba in evidente opposizione all’abbacinante sole egiziano.
L’idea della morte incombe fin dall’inizio, annunciata dalla muraglia di teschi le cui orbite vuote fissano gli spettatori in sala. Ma tra noi e gli attori c’è un velo, una “pellicola” che sembra sottolineare la distanza, non tanto temporale, quanto di natura. I protagonisti infatti sono semidei in lotta tra loro per la spartizione del mondo. Avete presente i maestosi cammei romani, come il Gran Cammeo di Francia, le cui raffigurazioni sono organizzate su più registri? Allo stesso modo i personaggi si muovono su vari livelli, a diversi metri d’altezza sul palcoscenico, e si dispongono a formare veri e propri gruppi scultorei, anche grazie ai costumi disegnati da Zaira de Vincentiis che trasformano i personaggi in statue che si muovono, mentre la videoproiezione di primi e primissimi piani degli attori ha l’effetto di raddoppiare il pathos. L’impressione è che il regista abbia contratto un forte debito con l’arte ellenistica, soprattutto nella sua versione più barocca e scenografica (di cui per esempio è ricco il Museo Archeologico di Napoli, non a caso città natale del regista, così come al Cimitero delle Fontanelle della stessa città rimanda la muraglia di teschi…).
Gaia Aprea sa rendere alla perfezione il progressivo allargarsi della crepa che si è aperta nell’anima della seducente regina d’Egitto, mentre Luca Lazzareschi – che qualche anno fa avevamo visto nei panni di Amleto – è un Antonio succube delle proprie debolezze, la più grave delle quali è di non avere fiducia fino in fondo in se stesso: indeciso a tutto, finirà col soccombere dopo aver sacrificato quel che gli era più caro, ovvero l’onore.
Saul Stucchi
ANTONIO E CLEOPATRA
William Shakespeare
Adattamento e regia di Luca De Fusco
Interpreti: Luca Lazzareschi, Gaia Aprea, Stefano Ferraro, Serena Marziale, Paolo Cresta, Giacinto Palmarini, Alfonso Postiglione, Federica Sandrini, Gabriele Saurio, Paolo Serra, Enzo Turrin,
13-23 febbraio 2014
Teatro Carcano
Corso di Porta Romana 63
Milano
Orari: da martedì a sabato 20.30; domenica 15.30
lunedì riposo
Durata: 2 ore e 35 con intervallo
Biglietti: poltronissima 34 €; balconata 25 €
Informazioni:
Tel. 02.55181377
www.teatrocarcano.com
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