Dalla presentazione dell’attuale stagione, intitolata Il gioco del tempo, lo scorso 15 giugno sono uscito dal Teatro Grassi con un quadernetto del Piccolo Teatro sulla cui prima pagina mi sono fatto fare l’autografo da Franco Branciaroli, seduto un paio di file davanti a me in platea. Ha firmato veloce con il pennarello rosso che gli ho porto, preoccupato – mi ha detto – che altri replicassero la mia richiesta…
A distanza di quasi cinque mesi sono uscito dalla stessa sala dopo averlo visto recitare nel ruolo del conte Romeo Daddi, il protagonista del dramma Non si sa come di Luigi Pirandello che il Piccolo Teatro ha in cartellone da martedì 3 a domenica 8 novembre nell’allestimento di cui Paolo Valerio firma la regia, mentre le scene e i costumi sono di Marta Crisolini Malatesta.

Il giorno prima è scomparso il regista Tinto Brass, con cui Branciaroli ha lavorato in diverse occasioni. Forse la prima volta che l’ho visto in azione è stato in Così fan tutte del 1992, una sorta di riscrittura dell’opera mozartiana (giusto stamattina ho trattato del tema delle riscritture a proposito dell’opera lirica Romanzo criminale di Nicola Piovani…).
Da allora ho visto Branciaroli in scena in vari ruoli e in varie vesti, compresa la guêpière per una Medea (preferivo Claudia Koll, lo confesso). Mai però mi era capitato di trovarmelo davanti con un caschetto biondo alla Caterina Caselli, una scelta che spiazza e che sembra anticipare il tema della pazzia, così caro a Pirandello.
Attorno a Branciaroli e al divano Chesterfield due posti che costituisce praticamente l’unico arredo di scena ruotano qui quattro attori ben assortiti: Valentina Violo come sua moglie, Donna Bice; Alessandro Albertin nel ruolo dell’amico Giorgio Vanzi, ufficiale di marina; Ester Galazzi nei panni della moglie Ginevra e Francesco Martucci nel ruolo del Marchese Nicola Respi.

Al di là della bravura attoriale, mi hanno colpito i movimenti di scena e la gestualità che mettono in atto i vari interpreti, tanto che ho pensato che noi italiani comprenderemmo gran parte dei dialoghi anche senza ascoltare le parole. Eppure le parole sono importantissime: per quello che dicono e per quello che nascondono o fanno travisare.
Sull’ambiguità della parola si sofferma Valerio nelle note di regia pubblicate sul libretto di sala (scaricabile dal sito del teatro), da cui prendo questo brano: «Romeo Daddi è il detonatore di questo meccanismo [ovvero la discrepanza tra azione e volontà, n.d.r.]. La sua frattura interiore non resta circoscritta, ma si diffonde agli altri personaggi come una vera e propria pazzia contagiosa. Il suo smarrimento, la sua incapacità di comprendere le proprie azioni, incrinano progressivamente le certezze di tutti. La sua crisi diventa collettiva: un morbo invisibile che dissolve i legami, altera le percezioni, destabilizza ogni equilibrio».
Per quanto riguarda la parola è il caso di notare anche la “veste” che le dà l’autore: la lingua di Pirandello, infatti, è un italiano del primo Novecento (il dramma fu composto quasi un secolo fa, nel 1934) particolarmente controllato. Alle nostre orecchie contemporanee può aggiungere un senso di straniamento – lo stesso vale per il video di Alessandro Papa che fa da sfondo alla vicenda – perché ricco di termini regionali o ormai desueti, come “stolzai” (sussultai) e “muriccia” (muretto a secco).
Su quel divano a due posti che forse è una metafora del letto (elemento centrale in un dramma che ha nella gelosia il motore primo) si siede per lo più solo Daddi, mentre gli altri per la maggior parte del tempo ci girano attorno, lasciando cadere di quando in quando un elemento del proprio vestiario: la giacca, le scarpe, la cintura…
Branciaroli fa Branciaroli, in tirate e cambi di tono nella stessa frase che può solo lui, particolarmente a suo agio – sembrerebbe – in un personaggio che vive il proprio sdoppiamento come scoperta ancora fresca e interrogante, un po’ stupito che gli altri invece non si siano resi conto della realtà “reale”.
I dialoghi sono duelli che spostano sulla scacchiera pezzi come follia e accecamento, volontà e incoscienza, sogno e desiderio, colpa e rimorso. Esistono davvero i delitti innocenti? È possibile commetterli senza pagarne la pena? Non ci sono risposte…
Saul Stucchi
Foto di Filippo Manzini
Non si sa come
di Luigi Pirandellocon Franco Branciaroli
e con Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi, Francesco Martucci
regia Paolo Valerio
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
movimenti di scena Monica Codena
video Alessandro Papa
coproduzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Biondo Palermo
Informazioni sullo spettacolo
Dove
Piccolo Teatro GrassiVia Rovello 2, Milano
Quando
Dal 3 all’8 novembre 2026Orari e prezzi
Orari: martedì, giovedì e sabato 19.30mercoledì e venerdì 20.30
domenica 16.00
Durata: 1 ora e 40 minuti senza intervallo
Biglietti: Platea intero 35 €, ridotto 22 €
Balconata intero 28 €, ridotto 19 €